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Dopo la laurea avevano scelto Trento ma ora devono tornare a Napoli: "Siete persone meravigliose. Un pezzo di cuore apparterrà sempre a questi luoghi"

Sara Migliaccio e Antonio Di Miccio, nove mesi fa, subito dopo la laurea, si sono trasferiti da Napoli in Trentino per lavoro."Non è facile trovarsi all'improvviso lontani - raccontano -. Ma, da subito, le persone ci hanno fatto sentire tranquilli, sereni, amati". Ora stanno tornando a casa ma hanno voluto scrivere una lettera per dire grazie al territorio che li ha accolti. Eccola

Di Arianna Viesi - 18 giugno 2020 - 19:31

TRENTO. "Un pezzetto del nostro cuore apparterrà per sempre a questi luoghi, a queste montagne, ai laghi, all'Adige, a questa città, a questa gente meravigliosa", si conclude così l'emozionante lettera (che pubblichiamo integralmente in calce all'articolo) inviata a Il Dolomiti da due ragazzi, Sara Migliaccio e Antonio di Miccio, che nove mesi fa hanno lasciato la loro città, Napoli, per trasferirsi a Trento per motivi lavorativi.

 

Laureatisi entrambi nella città partenopea, Antonio in lingue e Sara in lettere, subito dopo la discussione, hanno deciso di comune accordo di cercare lavoro proprio qui, a Trento. "Subito dopo la laurea - racconta Sara, che raggiungiamo telefonicamente mentre sta tornando a Napoli insieme al compagno - abbiamo iniziato a inviare le Mad, le messe a disposizione per l'insegnamento, proprio in Trentino e nelle province confinanti. Volevamo, insomma, stare vicini al Trentino. Molti ci avevano parlato bene del vostro territorio e volevamo fare quest'esperienza lì da voi".

 

Ad agosto 2019 Sara e Antonio inviano quindi le Mad e, poco dopo, Antonio viene contattato dalla scuola di Ronzo Chienis. "Io dovevo ancora ricevere una risposta - ricorda Sara - ma l'ho seguito subito e, fortunatamente, poco tempo dopo sono stata contattata anch'io da una scuola di Trento ed ho iniziato a lavorare anch'io".  

 

Il primo problema che i due ragazzi hanno dovuto affrontare è stato quello della casa. "All'inizio - continua - non è stato facile trovare casa ed è stato proprio lì che ci siamo resi conto della disponibilità dei Trentini. Le prime settimane abbiamo girovagato di casa vacanza in casa vacanza. Prima a Ronzo, poi a Trento dove ci siamo messi a cercare casa definitivamente. In quei giorni sono state tantissime le persone che si sono fermate ad aiutarci e se non potevano aiutarci in prima persona contattavano conoscenti e amici, abbiamo incontrato persone che dovevano andare al lavoro ma che comunque cinque minuti per noi li trovavano, persone disposte persino ad ospitarci nelle loro mansarde. Non è facile trovarsi all'improvviso lontani. Ma, da subito, le persone ci hanno fatto sentire tranquilli, sereni, amati".

 

Ad ottobre, finalmente, Sara e Antonio trovano la loro casa e le cose, come ci raccontano, iniziano a sistemarsi e ad andare bene. "Abbiamo assaggiato i prodotti tipici, abbiamo visitato i territori circostanti (Rovereto, Riva del Garda, i laghi), ci siamo immersi nei Mercatini di Natale. A gennaio, poi, mi hanno chiamata da un'altra scuola, a Villa Lagarina, e poi, a marzo, è arrivato il lockdown".

 

Non sono state settimane facili, quelle del lockdown. Non lo sono state soprattutto per chi si è trovato bloccato in un'altra regione, lontano dai propri affetti. "Lo ammetto - ricorda Sara -, inizialmente si siamo visti un po' persi. Finché si lavora, non si pensa a tante cose. All'improvviso ci siamo sentiti, forse per la prima volta, davvero lontani da tutti gli affetti, in una situazione così tragica, ci siamo spaventati".

 

Il lavoro, intanto, è continuato con la didattica a distanza. "Il lavoro è stato, per entrambi, davvero soddisfacente. Dal rapporto con gli studenti, a quello con colleghi e dirigenti. Ci siamo affezionati e loro si sono affezionati a noi. Nelle ultime settimane hanno continuato a chiederci: ci sarete anche a settembre?".

 

La risposta, almeno per il momento, purtroppo è no. Sara e Antonio, infatti, proprio mentre Sara ci racconta la sua storia, stanno tornando a casa. Vogliono, ovviamente, riabbracciare le proprie famiglie e, soprattutto, dovranno frequentare il Tfa sostegno (corso universitario di formazione e abilitazione alla professione di docente) all'Università di Napoli, ma Sara non ha dubbi: "Purtroppo per noi gli affetti contano. Ma se avessimo avuto tutta la famiglia su, saremmo rimasti su anche noi".

 

Il Trentino, insomma, è rimasto nel cuore di Sara e Antonio. "Torneremo sicuramente. Ci siamo innamorati dei paesaggi ma poi anche la gente ci ha stupito in modo positivo. Tutti ci dicevano: 'Noi non siamo chiusi, siamo selettivi ma poi diamo tutto'. Ed è vero, ci hanno dato l'impossibile. Per due ragazzi giovani, lontani dalle proprie famiglie, come noi, non sentirsi soli è stato importante. Non ci siamo mai sentiti persi".

 

Sono soprattutto alcuni i luoghi di cui Sara e Antonio serberanno un ricordo particolare. "Io - racconta Sara - mi sono innamorata dei laghi: il lago di Garda. quello di Caldonazzo. Noi siamo abituati al mare ma vedere il lago circondato dalle montagne è stato emozionante. Anche il centro storico di Trento ci è piaciuto tantissimo. Antonio, invece, (che sta guidando e viene interpellato da Sara, ndr) si è innamorato del percorso che da Trento porta a Ronzo attraverso il lago di Cei e passo Bordala".

 

"Anche la cucina trentina - conclude - è stata una sorpresa piacevolissima. Ci sono piaciuti tantissimo i canederli, i salumi, i formaggi. Ci è mancata soltanto la pizza anche se, devo ammetterlo, abbiamo trovato una pizzeria che fa la vera pizza napoletana anche a Trento. Buonissima! E poi il tortèl di patate, che bontà. Insomma ce ne andiamo con un misto di felicità e tristezza. Siamo contenti di tornare a casa, certo, ma non dimenticheremo mai i mesi trascorsi tra le montagne del Trentino". 

 

Un giorno di settembre del 2019 abbiamo ricevuto una chiamata, quella che aspettavamo dalla nostre lauree per fare il lavoro dei nostri sogni, anche solo per un anno. Siamo partiti dalla nostra Napoli direzione Trento, 800 km di distanza, nessuna certezza, tanta emozione, molte preoccupazioni e tanta speranza. Durante il viaggio mille dubbi, molte domande: come sarà vivere lontano? Il lavoro ci piacerà davvero? Come ci troveremo in una città nuova? Come sarà avere altre abitudini, conoscere nuovi posti? Ci accoglieranno bene? Troveremo presto casa? Poi siamo arrivati e, poco a poco, ogni domanda ha avuto la sua risposta. Trento è una città bellissima, piena di sole in ogni periodo dell'anno, il cibo è ottimo ma ciò che davvero ci ha stupiti è la disponibilità e la gentilezza del suo popolo. Parlando con la gente del posto, spesso ci chiedevano:" ah quindi per voi non siamo orsi?" si definiscono "orsi", animali freddi, un po' solitari. Beh! Per noi forse sono orsi in un altro senso, con quell'accezione di protezione che mamma orsa ha con i suoi cuccioli. Fin dal primo giorno le persone qui Ci hanno accolti con entusiasmo, ci hanno coccolati, non ci hanno mai fatti sentire persi, spaesati, ci hanno aiutati in ogni modo possibile, senza mai fermarsi di fronte a nulla e senza chiedere mai niente in cambio, ci hanno fatto sentire a casa, parte di loro, parte di questa città. Senza dubbio tutto questo ha fatto la differenza, un po' alla volta Trento è diventata la nostra seconda città, la nostra seconda casa. Vivere qui ci ha arricchiti professionalmente, ma soprattutto personalmente. Ed ora che dobbiamo salutare questi posti meravigliosi per tornare giù, ci teniamo a dire GRAZIE! Grazie a questa città per averci offerto la serenità e la bellezza della natura, grazie al popolo trentino per la sua solidarietà e disponibilità, grazie alle istituzioni dalla provincia al comune per essere sempre presenti nella vita dei cittadini, grazie di cuore perché anche nel periodo più difficile dell'emergenza Covid, anche se eravamo lontani dai nostri affetti, ci siamo sentiti al sicuro. Un pezzetto del nostro cuore apparterrà per sempre a questi luoghi, a queste montagne, ai laghi, all'Adige, a questa città, a questa gente meravigliosa. Grazie con tutto il cuore a tutti voi trentini da due "terroni".

 

 

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