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“Gli angeli del Covid” assunti a contratto per 15 giorni: “Trattati solo come dei numeri, abbiamo dato molto per questo ci aspettavamo più garanzie da Apss”

Sono arrivati nel bel mezzo della pandemia, quando gli ospedali cercavano disperatamente personale, ma i loro contratti durano solo pochi mesi: “Crediamo di aver dato tanto e ci aspettavamo un trattamento diverso, ora ho deciso di guardare altrove”. Così Apss perde i professionisti della prima linea contro il Covid

Di Tiziano Grottolo - 24 ottobre 2020 - 05:01

TRENTO. “Sono arrivata in Trentino nel pieno dell’emergenza, era il 31 marzo, con il primo aprile ho iniziato a lavorare in uno dei reparti Covid del Trentino”. L’inizio di questa vicenda accomuna tanti professionisti e soprattutto professioniste dell’ambito sanitario, arrivate al servizio di Apss per far parte di quella prima linea che a inizio 2020 aveva una gran bisogno di personale. Medici, infermieri e operatori socio sanitari hanno risposto alla chiamata dell’Azienda sanitaria che ha attinto dalle graduatorie perché non c’era il tempo di bandire un concorso pubblico (peraltro l’unica modalità che consente di ottenere un contratto a tempo indeterminato). 

 

Ho ricevuto la chiamata il 27 marzo – racconta Caterina, il nome è di fantasia, 27enne oss con oltre 6 anni di esperienza selezionata in base ai titoli di studio – ho viaggiato con uno speciale lasciapassare. Dopodiché sono stata assegnata a un reparto Covid. Devo dire che ho trovato un’organizzazione molto efficiente, uno stipendio di tutto rispetto e i reparti in cui ho lavorato sono tra i migliori che abbia mai visto. I problemi sono arrivati dopo”.

 

Per diversi mesi Caterina ha fatto parte della prima linea, ha lavorato a stretto contatto con i pazienti malati di Covid: “È un contesto molto pesante, lavorare dalle 4 alle 6 ore completamente bardati all’interno di una tuta sigillata con doppia mascherina non è stato facile per nessuno”. Lombardia, Piemonte, Sicilia, Campania, Basilicata medici, infermieri e oss sono arrivati un po’ da tutta Italia per dare man forte ai colleghi stremati dai turni massacranti e, nei casi peggiori, a casa perché colpiti dal coronavirus.

 

Questo sforzo è garantito fino a fine settembre, gli “angeli del Covid” infatti hanno dovuto sottoscrivere con Apss contratti a tempo determinato per soli 6 mesi. D’altronde il Trentino, così come il resto d’Italia, è in emergenza e le risorse sono poche. Poi però si concretizza una beffa vera e propria: verso la fine di settembre scadono buona parte dei contratti, almeno quelli dei primi professionisti che sono arrivati in Trentino che a questo punto si aspettano un minimo di stabilità, anche perché chi viene da fuori si è dovuto trasferire e trovare una sistemazione. Invece Apss offre un rinnovo di appena 15 giorni che per alcuni arriva solo fino alle metà di ottobre.

 

Alcuni colleghi non hanno accettato – racconta la 27enne – se delle persone si mettono a disposizione nel bel mezzo di una pandemia poi si aspettano un minimo di riconoscimento, un rinnovo di 15 giorni è semplicemente ridicolo”. Chi accetta rimane sospeso in un limbo. Il 14 settembre, quando manca un solo giorno alla scadenza del contratto Apss propone un ulteriore rinnovo fino al 31 gennaio. Pochi mesi e zero certezze per il futuro. Già viviamo in una società in bilico ma mi ha fatto rabbia sentirmi fare queste proposte, quando comunque era chiaro a tutti che l’emergenza non sarebbe finita dall’oggi al domani. Purtroppo ci siamo resi conto che siamo percepiti solo come dei numeri”.

 

Alla seconda proposta di rinnovo altri hanno lasciato trovando occupazione nel settore privato, altri ancora tenteranno di rientrare attraverso i concorsi pubblici: “Crediamo di aver dato tanto e ci aspettavamo un trattamento diverso”. Alla fine anche Caterina cercherà lavoro altrove, “se supero il concorso almeno avrò un lavoro garantito per almeno 3 anni”. Insomma con il suo temporeggiare Apss ha perso dei professionisti preparati, che avevano già fatto parte di quella prima linea che ha arginato il coronavirus nella prima fase e che in vista della seconda ondata avrebbero sicuramente dato volentieri il loro contributo. A stretto giro è arrivata la presa di posizione ufficiale dell’Azienda sanitaria che parla di “una visione errata della situazione e delle motivazioni per le quali sono state fatte le proroghe successive al contratto a tempo determinato stipulato con la signora intervistata” (QUI il comunicato integrale).

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