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Grecia, al via la costruzione di un muro galleggiante per impedire gli sbarchi dei migranti

Al largo dell'isola di Lesbo è iniziata la costruzione della barriera galleggiante lunga 2,7 chilometri, tanto voluta dal governo greco, che così spera di arrestare il flusso di migranti via mare provenienti dalle coste della Turchia

Dei fotogrammi presi dal video di "The Newsmakers"
Di Lucia Brunello - 04 luglio 2020 - 19:17

ATENE. La Grecia è in fase di inizio costruzione di un "muro galleggiante" di 2.7 chilometri di lunghezza, posizionato di fronte all'isola di Lesbo, il cui scopo sarà quello di arrestare il flusso di migranti via mare dalle vicine coste della Turchia. Questo è quanto è stato annunciato martedì 30 giugno dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, promettendo una linea più dura sulle migrazioni. Questa comprenderà una nuova legge che permette di aumentare la durata della detenzione per i richiedenti asilo e di accelerare i rimpatri.

 

Lesbo, SamosChios, infatti, nei giorni scorsi c’è stato uno sciopero e alcune manifestazioni di residenti che chiedevano di trasferire i migranti (il cui numero è molto superiore alla capacità di accoglienza dei campi, in particolare a Lesbo) altrove sulla Grecia continentale.  La parete galleggiante, alta oltre un metro, sarà installata nel nord-est dell'isola, dove dal 2015 centinaia di migliaia di rifugiati hanno attraversato il Mar Egeo in piccole e "straripanti" imbarcazioni di persone per raggiungere la Grecia per poi da lì nel resto d'Europa

 

Per le soluzioni umanitarie, la soluzione sarebbe chiaramente tutt'altra, ossia di farsi carico a livello europeo del problema e delle sue criticità e non respingere donne, uomini e bambini in condizioni al limite della disperazione. Il governo non si è dimostrato essere di questo avviso, e ora ha previsto di spendere circa mezzo milione di euro (tra progettazione, installazione e manutenzione) nel muro galleggiante per cui, il 29 gennaio scorso, il era stata annunciata una gara d'appalto.

 

Questa scelta è certamente stata molto criticata, tanto che il partito dell’ex primo ministro Alexīs Tsipras, Syriza, sono degne dell'estrema destra: “Il muro galleggiante non sarà altro che un regalo alle imprese che lo costruiranno, e non una soluzione”.

 

Inoltre, questo piano solleva preoccupanti interrogativi sulla possibilità per i primi soccorritori di continuare a fornire aiuto alle persone che cercano di compiere il pericoloso viaggio via mare. Con la crisi del coronavirus, gli arrivi sulle isole al largo della Turchia sono diminuiti drasticamente. Da aprile, solo 350 persone sono sbarcate su Lesbo. Più di 33.000 richiedenti asilo vivono in cinque campi nelle isole del Mar Egeo, nonostante siano stati costruiti con una capacità di 5.400 persone e altri 70.000 in altre strutture nel continente. 

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