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I ghiacciai diventano rossastri, i rifugisti: ''Buon segno'' ma l'esperto smentisce: ''Esercizio di atletismo, anche se lockdown ha abbassato livelli di quanto trasportato dal vento''

Molti i meccanismi complessi coinvolti nella fusione del ghiaccio e, tra questi processi, c'è l'oscuramento superficiale. La Sat chiede la collaborazione degli appassionati di montagna: "Inviateci le foto, la loro tutela è vitale per la montagna". In zona Malga Velo chiuse le vie ferrate per manutenzione, lavori in ritardo a causa della serrata per contenere l'epidemia Covid-19

Di Luca Andreazza - 30 giugno 2020 - 06:01

TRENTO. "La neve rossa o rosa è un fenomeno ormai normale e la colorazione oscilla anno per anno. La percezione è che questa stagione la situazione sia più contenuta". Così Erwin Filippi Gilli, dottore in scienze forestali e dal 1994 rilevatore glaciologico per la Sat, che aggiunge: "La fusione dei ghiacciai e delle calotte glaciali un simbolo del cambiamento climatico".

 

Molti i meccanismi complessi coinvolti nella fusione del ghiaccio e, tra questi processi, c'è l'oscuramento superficiale. E’ quanto accade un po' ovunque sulle Alpi italiane, un fenomeno che si può notare sul Presena e sul Gavia (Qui video), StelvioBrenta e ovunque la neve si tinge di rosso.

 

In Trentino il colore è il lavoro della Ancylonema nordenskioeldii, che in Italia non era mai stata osservata e che è emersa prepotentemente quest'anno, mentre fino a qualche anno fa era conosciuta in particolare la Chlamydomonas nivalis, presente un po' in tutto il mondo, Africa esclusa (Qui articolo).

 

Un fenomeno studiato in Groenlandia, anche da alcuni ricercatori dell'Università Milano-Bicocca che hanno pubblicato un'analisi sulla rivista Scientific report. Queste aree vengono denominate dark zone proprio perché l'oscuramente amplifica il trend di arretramento dei ghiacciai. "La fioritura - continua Filippi Gilli - certamente danneggia la superficie, questo meccanismo avviene da tantissimo tempo: diminuisce la luce riflessa e aumenta la radiazione solare assorbita, accelerando ulteriormente la fusione di neve e ghiaccio".

 

Anche l'Associazione rifugi del Trentino tramite un post su Facebook ha avvisato dell'ultima fioritura di questa alga. "Tra l'altro - commenta - è sensibile all'inquinamento, quindi se c'è è un buon segnale".

"Sembra un esercizio di atletismo e servirebbero degli studi. Sicuramente - aggiunge Filippi Gilli - l'aria in quota è migliore ma come i venti da sud molto forti possono portare la sabbia del deserto in Trentino, così trasporta anche sostanze inquinanti dal fondovalle e dalla pianura. Qualche traccia è stata trovata anche nelle acqua, seppur in valori veramente bassissimi. E' necessario prestare attenzione, anche se indubbiamente il lockdown imposto per contenere l'epidemia ha abbassato i livelli di polveri sottili e anidride carbonica".

 

La Sat intanto chiede la collaborazione degli appassionati di montagna: "Se avete fotografie o segnalazioni di arrossamento nivale inviatele. Tutti insieme possiamo contribuire allo studio di salvaguardia dei ghiacciai: la loro tutela è vitale per la montagna".

Una serrata che ha ritardato molti lavori di manutenzione e così le vie ferrate "Nico Gisella", "Velo" e "Vecia", cioè i sentieri attrezzati nell'area di Malga Velo che ricadute sul territorio di Primiero San Martino di Castrozza sono temporaneamente off limits. Un provvedimento del 26 giugno scorso. "C'è un ordinanza del sindaco in questo senso. La stagione invernale e il disgelo hanno danneggiato chiodi e corde. Purtroppo per il lockdown non si è potuti intervenire per cause di forza maggiore. Sono interventi che richiedono l'impegno di personale specializzato e preparato, quindi per qualche settimana queste vie non sono percorribili", conclude Filippi Gilli.

 

 

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