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Ghiacciai rossastri, la Sat: ''Non è un buon segno. Avviamo una collaborazione con Milano-Bicocca per studiare alcuni campioni''

Non è l'unica iniziativa della Sat che si affida anche alla citizen science per coinvolgere amanti della montagna, simpatizzanti e satini. La richiesta è quella di inviare immagini e segnalazioni di arrossamento nivale. Il presidente del comitato glaciologico della Sat: "Tutti insieme si può contribuire allo studio della salvaguardia dei ghiacciai: la loro tutela è vitale per la montagna"

Di Luca Andreazza - 02 luglio 2020 - 06:01

TRENTO. "Non è un buon segno. E' la dimostrazione della sofferenza dei ghiacciai alpini". Così Cristian Ferrari, presidente del comitato glaciologico della Sat, che aggiunge: "E' un fenomeno naturale che accelera il processo di fusione di neve e ghiaccio, sintomo del cambiamento climatico e temperature alte anche in quota".

 

Anche la società degli alpinisti trentini monitora la situazione e sono tantissime le segnalazioni della neve che diventa rossastra. "Questo fenomeno in questo periodo sembra più marcato. La proliferazione di questa alga non è costante negli anni - dice l'esperto della Sat - ma questa stagione la fioritura sembra più estesa e intensa".

 

La società degli alpinisti tridentini si è messa inoltre a disposizione dei ricercatori dell'Università Milano-Bicocca per alcuni campionamenti. "Siamo tutti volontari e quindi le rilevazioni non possono essere continuative - aggiunge il presidente del comitato glaciologico - però l'intenzione è quella di collaborare nel limite del possibile per studiare meglio la situazione e avere qualche dato".

 

Non è l'unica iniziativa della Sat che si affida anche alla citizen science per coinvolgere amanti della montagna, simpatizzanti e satini. La richiesta è quella di inviare immagini e segnalazioni di arrossamento nivale. "Tutti insieme - prosegue Ferrari - si può contribuire allo studio della salvaguardia dei ghiacciai: la loro tutela è vitale per la montagna. E' un'operazione che permette di sensibilizzare, coinvolgere e consapevolizzare tutti sull'importanza di aiutare le nostre montagne".

Sono molti i meccanismi complessi coinvolti nella fusione del ghiaccio e, tra questi processi, c'è proprio l'oscuramento superficiale. Un processo che rientra anche nell'arrossamento della neve. E’ quanto accade e viene osservato ormai stabilmente un po' ovunque sulle Alpi italiane, un fenomeno che si può notare sul Presena e sul Gavia (Qui video), StelvioBrenta e ovunque la neve si tinge di rosso.

 

Le temperature sempre più elevate in quota rendono l'ambiente ideale per il proliferare di queste alghe. In Trentino la colorazione è dovuta principalmente al lavoro della Chlamydomonas nivalis (Qui articolo).

 

La strana colorazione è dovuta alle alghe unicellulari di diversa specie, quali CoenochlorisChloromonas Chlamydomonas, che vivono nella neve. La fioritura si sviluppa in primavera, attraverso le acque di fusione, questi organismi migrano in superficie e si moltiplicano per fotosintesi. La Commissione glaciologica della Sat concorda che il fenomeno, pur di origine naturale, non abbia un buon effetto su nevai e ghiacciai.

"In realtà - evidenzia anche Ferrari - il processo di fusione viene acuito in quanto la superficie si riscalda invece di riflettere i raggi ultravioletti, come farebbe idealmente una superficie perfettamente bianca". 

 

Una conferma, purtroppo, della sofferenza dei nostri ghiacciai. "Mediamente, come già evidenziato da altri studiosi, durante l'inverno si accumulano sui ghiacciai dai 2 ai 5 metri di neveche ha già iniziato a fondersi. Tolto qualche raro anno 'in pareggio', ormai sono alcuni decenni che osserviamo un costante arretramento di fronte e spessore. Purtroppo gli inverni, sempre più miti e poveri in precipitazioni, non riescono a compensare estati calde anche in quota. I ghiacciai sono le prime sentinelle dei cambiamenti e spesso troppo nascosti. Ma se la conformazione varia, questo poi si riflette anche sui paesaggi in fondovalle", conclude Ferrari. 

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