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La temperatura media è salita ancora: +1,5 gradi a Trento rispetto agli anni '70: ''Il lockdown non ha influito sulle nevicate, una coincidenza. Ma evento molto energico molto autunnale''

Da Capodanno sono caduti circa 30-35 centimetri di neve nei fondovalle e tra i 60-100 centimetri in quota. Sono state estenuanti giorni di lavoro per la macchina dei soccorsi del sistema di Protezione civile. Giacomo Poletti (ingegnere ambientale e membro dell'associazione Meteo Trentino Alto Adige): "Il cambiamento climatico non si riassume solo con la frase 'fa più caldo', ma riguarda anche la circolazione globale dei venti e l’intensità dei fenomeni"

Di Luca Andreazza - 10 gennaio 2021 - 21:46

TRENTO. "Le intense nevicate tra fine 2020 e inizio 2021 sono una pura coincidenza, il lockdown primaverile e le varie restrizioni per fronteggiare l'epidemia Covid-19 non hanno influito a riguardo". Così Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e membro dell'associazione Meteo Trentino Alto Adige, un network di appassionati che coinvolge una pluralità di esperienze e competenze.

 

Da Capodanno sono caduti circa 30-35 centimetri di neve nei fondovalle e tra i 60-100 centimetri in quota. Sono state estenuanti giorni di lavoro per la macchina dei soccorsi del sistema di Protezione civile tra messa in sicurezza, sgombero delle strade e dei tetti. Una colonna di volontari si è anche portata nel cadorino per supportare i colleghi veneti. Non sono mancanti gli incidenti, così come i dissesti: una frana ha spazzato via un'intera ala di un hotel a Bolzano; numerose poi le valanghe in quota.

 

Non sarebbe corretto però associare i lockdown e le varie restrizioni, soprattutto quelle relative alla mobilità, alle ultime perturbazioni così intense. Anche se sono diventate di dominio pubblico le immagini satellitari dell'Esa e della Nasa che fotografavano il crollo dell'inquinamento

 

"Basiamoci sui dati - spiega Poletti - i gas serra, come l'anidride carbonica e il metano, sono cresciuti anche nell'ultimo anno appena concluso: un trend globale molto netto e purtroppo consolidato da decenni. I pochi mesi di blocco non hanno inciso sull'incremento. Oggi c’è più anidride carbonica rispetto a dodici mesi fa e il clima ne risente. Sono invece crollati durante il lockdown inquinanti dannosi per la salute ma che hanno una permanenza in aria più breve, come il Pm10 o il biossido di azoto, legati a traffico e riscaldamento. Certo sono un problema per la qualità dell'aria e della vita. Ma il loro calo non è da correlare alle recenti precipitazioni".

 

Una nevicata comunque da record quella del 28 dicembre: la più "veloce" degli ultimi 100 anni nel capoluogo, oltre mezzo metro sceso in poco più di dodici ore. "Il cambiamento climatico - prosegue l'esperto dell'associazione Meteo Trentino Alto Adige - è un'evidenza, pur con risvolti da comprendere: la sofferenza dei ghiacciai è un dato di fatto, non basta un inverno più nevoso per sistemare la situazione, soprattutto se si considerano le estati ormai roventi rispetto al passato. La temperatura media nel 2020 è salita ancora: ci si attesta ormai anche a Trento a +1,5 gradi rispetto agli anni '70. Il cambiamento climatico non si riassume solo con la frase 'fa più caldo', ma riguarda anche la circolazione globale dei venti e l’intensità dei fenomeni".

 

Gli eventi estremi sono diventati sempre più frequenti e scaricano più energia, questo rende difficili gli interventi per cui la prevenzione è oggi ancora più fondamentale. Solo l'anno scorso sono bastati 100 secondi di grandine per devastare oltre 300 ettari di meleti sulla Destra Adige, una produzione annuale dimezzata, e 27 ettari di vigneto, con zone di pregio compromesse; le criticità lo scorso autunno si sono spostate anche sui fiumi, Adige e Sarca in particolare con esondazioni e problemi per la tenuta di alcuni ponti. Frane e smottamenti, colate e debris flow, così come le valanghe, sono notizie all’ordine del giorno negli ultimi mesi.

 

"C’è da dire che più le temperature salgono, più l'aria può contenere umidità - continua Poletti – il risultato è che spesso precipita più intensamente. Per certi versi anche la nevicata del 28 dicembre è stata un episodio con intensità quasi senza precedenti per la velocità di accumulo a Trento”.

 

Il 4 dicembre scorso invece la neve è stata accompagnata da fulmini e tuoni. "Per la verità i fulmini in inverno non sono un inedito in Trentino. In caso si va delineando un possibile aumento della loro frequenza, dovuto alle temperature più miti. Nel dicembre scorso, poi, sono stati superati tutti i record storici per le quantità di precipitazioni. Riassumendo è come se l'autunno si spingesse nel trimestre invernale. Per quanto riguarda le nevicate, non è detto scompariranno in pochi anni, ma c'è un un trend di diminuzione a Trento. Sempre più spesso in valle piove invece che nevicare, mentre oltre una certa quota, dove le temperature in inverno sono comunque molto basse, non c’è un andamento evidente sulla nevosità della stagione fredda che resta legata a quanto precipita e non alla temperatura", conclude Poletti.

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