''Il crollo nella galleria? Non c'erano state avvisaglie", il dirigente alle infrastrutture sulle frane, dalla Dom a quella di Folgaria: "Monitoriamo, ma il rischio zero non esiste"
Il dirigente generale del Dipartimento infrastrutture, Luciano Martorano a il Dolomiti: "Monitoraggi periodici, soprattutto sui ponti e sulle gallerie". Il Trentino e l'adattamento alla crisi climatica: "Studiamo con la Protezione civile la messa in sicurezza di corsi d'acqua e versanti ma il territorio è in continua evoluzione: una situazione oggi considerata normale, domani può diventare a rischio"

TRENTO. Torrenti esondati, frane e smottamenti, una galleria parzialmente crollata e centinaia di interventi. Le ripercussioni dell'ultima ondata di maltempo sono ancora forti. Si lavora a tempo di record per cercare di ripristinare la viabilità, almeno a senso unico alternato, lungo alcune direttrici di collegamento strategico, soprattutto con la stagione invernale alle porte (la statale 350 dell'Alpe Cimbra) oppure per spezzare il quasi isolamento della val di Ledro.
Lunghi periodi di siccità che si alternano a violente ondate di maltempo, spesso fortemente localizzate. Si pensi alla quantità di acqua e grandine che si sono scaricati su Nago-Torbole qualche mese fa. Gli eventi estremi ricorrono ormai con maggior cadenza.
E la crisi climatica richiede un cambio di approccio. Un cambiamento di lungo periodo che non può essere affrontato con interventi d'emergenza e d'urgenza, ma con una pianificazione puntuale del territorio. E come si prepara il Trentino a gestire queste situazioni sul fronte delle infrastrutture?
"L'attenzione è sempre massima, ci sono alcune situazioni note e altre criticità che possono emergere nel tempo". A dirlo Luciano Martorano, dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture della Provincia di Trento. "L'approccio è naturalmente quello di mantenere un monitoraggio costante per cercare di individuare e di prevenire possibili problemi, ma questo non è sempre possibile. Il territorio trentino è montano e quindi fragile, il rischio zero non esiste".
In Trentino la sorveglianza rimane alta soprattutto per la possibilità di fenomeni di dissesto idrogeologico. "Si studia con la Protezione civile come implementare la messa in sicurezza dei corsi d'acqua e dei versanti", aggiunge Martorano. "In quest'ultimo caso si posizionano reti paramassi con capacità di contenimento superiore, si svolge una manutenzione regolare e si monitora il territorio".
Reti, praticamente nuove, che non sono bastate a proteggere la strada statale 350 a Folgaria. Troppo grande il crollo di roccia e massi, con dimensioni in alcuni casi superiori a quelle di un'auto. E' la situazione più complessa e si prospetta un mese di lavoro per la messa in sicurezza, c'è da far brillare un diedro di circa mille metri cubi, oltre a dover rifare la strada e le barriere di protezione, letteralmente spazzate via.
"Il volume in gioco in quel caso è stato di oltre 60 tonnellate di materiale, 300 metri cubi", prosegue Martorano. "Un evento di una grande portata e le reti non hanno potuto far molto. Adesso c'è da rimuovere ancora un pezzo di roccia, che non è stabile. Ma l'intervento è delicato: si deve agire per minimizzare ulteriori danni all'infrastruttura ma anche affinché non ci siano ripercussioni sulle parti circostanti".
Con un Trentino fortemente antropizzato, si lavora a una pianificazione pluriennale ma con la consapevolezza che "il territorio è in continua evoluzione e una situazione oggi non a rischio, domani può diventare critica. Giocoforza si è quasi obbligati a valutazioni ex post per le caratteristiche morfologiche del nostro territorio. E anche i lavori devono essere portati avanti con grande attenzione per non intaccare un equilibrio che può cambiare in qualunque momento con un intervento".
La prima fase della messa in sicurezza della Gardesana Orientale in località Tempesta è terminata, quella per aprire a senso unico alternato la galleria Dom è in dirittura d'arrivo, preoccupante il crollo, seppur parziale, di una parte del tunnel che collega Riva del Garda e Ledro.
"I controlli alle infrastrutture, in particolare ai ponti e alle gallerie, sono costanti", dice il dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture. "Ci sono verifiche periodiche e interventi straordinari. Nel caso della galleria Dom analizziamo gli aspetti legati al crollo e quanto è avvenuto nel dettaglio: il grande quantitativo di acqua si è distribuito in modo asimmetrico, il tunnel non era armato e c'è stato il cedimento: un collasso per taglio".
Probabilmente l'infiltrazione lavorava e scavava da tempo, un'infrastruttura "datata", possibile che non ci siano stati campanelli d'allarme? Un evento imprevedibile? ''L'area è delicata e questo è un dato a nostra conoscenza ma la galleria non era armata. Però non ci sono stati fenomeni visibili, non ci sono stati segnali preventivi quali fratture, segni o crepe nella struttura. E' stato tutto improvviso. Controlli e monitoraggi sono costanti: se si vedono anomalie, come per esempio avvenuto con l'asfalto, si interviene puntualmente".
In questo sono migliorate anche le tecnologie, i materiali, i sensori. "Oggi anche le metodologie sono molto diverse e per questo si procede agli inserimenti di elementi in acciaio per avere un rinforzo in più. I tiranti, per esempio, consentono di verificare eventuali anomalie in modo tempestivo. Per questo caso specifico inoltre verifichiamo con il geologo dei sistemi di drenaggio per il deflusso dell'acqua affinché non si ripeta il rischio di un cedimento".
L'importo per la prima fase, la chiodatura della volta, è stimato in circa 200.000 euro. Da definire poi i costi successivi. Ma si procederà per mettere in sicurezza l'intera infrastruttura per uno sviluppo longitudinale di circa una ventina di metri, per questo sono necessari un senso unico alternato e una chiusura notturna. L'intervento assicurerà il mantenimento della sagoma della galleria, senza riduzione di sezione utile.
"C'è una decina di strade chiuse, il personale è attento e concentrato per raggiungere gli obiettivi prefissati, si lavora oltre il normale orario per completare velocemente la messa in sicurezza del territorio", conclude Martorano.













