Contenuto sponsorizzato
Trento
03 aprile | 20:58

Maltempo, "Si investono 100 euro pro capite all'anno per la prevenzione", la Protezione civile: "Eventi sempre più intensi e non tutto può essere previsto"

Sono ancora ore di lavoro per il ripristino della sicurezza in diverse zone del Trentino. Il dirigente generale della Protezione civile: "Oggi si investono mediamente 100 euro pro capite all'anno per il dissesto idrogeologici. La prevenzione e l'analisi sono fondamentali ma il rischio zero non esiste per le caratteristiche del territorio e per l'antropizzazione"

Maltempo, "Si investono 100 euro pro capite all'anno per la prevenzione"

TRENTO. Sono ore di lavoro sul territorio del Trentino per verificare le varie situazioni dopo l'ondata di maltempo. Diversi gli interventi per ripristinare la piena sicurezza del territorio, in particolare sull'Alpe Cimbra, in val del Chiese e in val Rendena, le zone colpite più duramente dall'intensa perturbazione.

Ogni evento comporta qualche strascico e qualche attività tanto che, soprattutto dopo la tempesta Vaia, i budget per le prevenzione e per le sistemazioni sono inevitabilmente aumentati.

In valle del Chiese c'è stata la piena del rio Bianco (chiamato localmente Lebràc), in località Cà Rossa, nel Comune di Storo. Una colata di detriti che ha inciso l'alveo del torrente. Il corso d'acqua è poi esondato in località Sottovillo e la carreggiata è stata invasa dal fango.

"Le opere di prevenzione hanno salvato Storo", le parole a il Dolomiti del sindaco Enrico Zontini (Qui articolo).

E proprio le azioni di mitigazione dei rischi è un investimento sempre più strategico.

"Le precipitazioni sono sempre più intense e concentrate - spiega Stefano Fait, dirigente generale del Dipartimento protezione civile, foreste e fauna della Provincia di Trento - ma le strutture di contenimento si sono rivelate fondamentali. Talvolta questi interventi vengono percepiti come 'esagerati', poi però si rivelano estremamente preziosi. Il caso in val del Chiese è un esempio in questo senso". 

La prima stima è che circa 4 mila metri cubi di detriti (il corrispettivo del materiale che può essere trasportato da 400 camion), dalle argille ai massi di dimensione superiore al metro cubo, si siano infranti contro la “briglia filtrante”, la "piazza di deposito" che il materiale si riversasse interamente sul conoide ma il rio è esondato e ha invaso la strada, un rischio considerato "residuo".

"C'è sempre una pericolosità di fondo che è caratteristica del territorio alpino", aggiunge Fait. "Il rischio zero non esiste, si possono anticipare alcune situazioni che sono monitorate e prevedibili ma altre criticità mantengono un certo grado di imprevedibilità. Non si possono azzerare fenomeni di crolli o colate, per quanto si possa mettere in sicurezza il territorio".

La crisi climatica ha accentuato alcune fragilità e ogni perturbazione lascia danni e la necessità di intervenire. A parlare di situazioni sempre più complesse è stato Giorgio Butterini, presidente della Comunità di valle delle Giudicarie. Nonostante gli investimenti, sembra sempre di inseguire le emergenze. 

"Oggi si investono mediamente 100 euro pro capite all'anno per il dissesto idrogeologico: una cifra importante, si è saliti leggermente intorno ai 150 euro per far fronte alla tempesta Vaia", evidenzia il generale del Dipartimento protezione civile, foreste e fauna della Provincia di Trento. "La strada è di proseguire in queste esperienza: pianificazione delle priorità e degli interventi, opere di prevenzione e monitoraggi, analisi del territorio e valutazione di rischi per intercettare più situazioni di pericolo possibili fermo restando che la morfologia del Trentino e il contesto urbanizzato sono caratteristiche che lasciano spazi a questi tipi di eventi".

L'impostazione provinciale prevede inoltre un'informazione il più possibile capillare. "Le attività di allerta, come quella per il week end di Pasqua, e l'attivazione dei piani di gestione evento vengono diffuse con tempestività. Poi ci sono le squadre dei vigili del fuoco, delle forze dell'ordine, dei servizi dai Bacini montani alla Gestione strada che entrano in funzione rapidamente. Questa reazione veloce e ramificata sono un valore aggiunto per limitare i pericoli", conclude Fait.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 06 agosto | 20:15
Dal Trentino al Veneto, una panoramica sulla difficile situazione idrica in quota. Abbruscato: “Il problema principale legato all'utilizzo dei [...]
Cronaca
| 06 agosto | 21:21
Sono stati i tre amici che si trovavano con lui ad allertare i soccorsi: l'elicottero Falco 1 ha raggiunto le coordinate indicate e provveduto a [...]
Cronaca
| 06 agosto | 18:22
La ragazza, a una quota di circa 2.600 metri, sotto Cima di Valbona, nel gruppo del Latemar, è scivolata lungo un pendio, precipitando da un [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato