Frane in aumento e più di 26 mila persone vivono in aree a rischio in Trentino Alto Adige, il report di Ispra. I geologi: "La crisi climatica incide"
L'Istituto superiore per la protezione e la sicurezza ambientale ha pubblicato l'edizione 2024 del report "Dissesto idrogeologico in Italia". Il presidente dell'Ordine dei geologi, Giovanni Ronzani: "Il mio auspicio è che le azioni di contrasto alla crisi climatica risultino presto socialmente desiderabili, e non più materia di scontro ideologico, e quindi attuabili"

TRENTO. Il numero delle frane è in aumento in Alto Adige e in Trentino, territori che evidenziano (risapute) fragilità e pericoli classificati come alti. A livello regionale ci sono più di 26 mila persone che abitano in zone considerate a rischio. Questo quanto emerge dal report "Dissesto idrogeologico in Italia", edizione 2024, di Ispra-Istituto superiore per la protezione e la sicurezza ambientale.
Un fragilità delle Dolomiti e delle montagne evidenziate negli ultimi giorni dal grosso crollo a cima Falkner, così come le numerose (e continue) frane da Croda Marcora con ripercussioni anche sulla fruibilità di cammini, tracciati e itinerari ma anche sulla viabilità. La pianificazione del territorio, opere e interventi richiedono ancora di più un'analisi e una valutazione delle diverse aree. Gli uffici provinciali nelle varie diramazioni monitorano le zone e il quadro generale arriva da Ispra.

Il numero assoluto è di 14.826 frane in Alto Adige e di 9.417 eventi in Trentino, dati inferiori rispetto a diverse altre regioni ma che testimoniano una situazione non semplice da gestire. A Bolzano la densità appare più elevata (200 per chilometro quadrato) rispetto a Trento (152 per chilometro quadrato).
L'indice di franosità si attesta a 15,8 a Bolzano e 14,3 a Trento (il dato più alto è in Valle d'Aosta - 18,6 - Marche - 18,1 e Lombardia - 16,2). L'area di pericolosità in Trentino è più alta rispetto all'Alto Adige (20,6% contro 5,3%) e la regione si colloca tra le cinque più a rischio.

L'Alto Adige presenta una quota significativa di territorio a rischio e il maggior incremento con il +61,2% mentre il Trentino è stabile ma i numeri sono legati alla modifica delle catalogazioni ufficiali.
Il territorio è fragile: frane e smottamenti sono fenomeni naturali che ci sono sempre stati ma la frequenza è in crescita e una dinamica che sembra sempre meno prevedibile e che, soprattutto al passato, sembra distribuirsi di più nell'arco dell'anno e non solo principalmente in primavera.

"Il cambiamento climatico è sicuramente il maggior responsabile dell'incremento del numero e dell'entità dei fenomeni franosi che si verificano in Trentino e in Alto Adige", le parole a il Dolomiti di Giovanni Ronzani, presidente dell'Ordine dei geologi. "E' nella natura dei territori montani essere soggetti a eventi franosi. E' quindi difficile imputare un singolo evento ai cambiamenti climatici, l'aumento della frequenza e dell'entità di questi sono invece un chiaro segno dell'influenza dei cambiamenti climatici".
Si passa da lunghi periodi siccitosi a eventi estremi particolarmente intensi tra la primavera e l'autunno, mentre in inverno le temperature più miti, gli sbalzi termici molto forti e l'inversione termica rendono più instabili i versanti delle montagne. A incidere anche l'antropizzazione e una maggiore attenzione, legata ai social network. Oggi a quasi ogni frana, smottamento o valanga corrisponde un'immagine o un video veicolato in rete.
"I mutamenti del clima, con aumento delle temperature, con aumento dell'intensità delle precipitazioni, con scioglimento di parti significative di permafrost, portano il territorio montano a dover cercare un nuovo equilibrio, cambiando il clima anche il territorio, inteso come pendii e pareti rocciose, deve cambiare: deve necessariamente adattarsi, alla ricerca di nuove condizioni di equilibrio.
Il Trentino e l'Alto Adige sono all'avanguardia per attenzione, metodologia e interventistica. "La mitigazione del rischio frane è una attività che viene costantemente effettuata dagli uffici provinciali competenti a Trento e Bolzano, così come da diversi professionisti operanti sul territorio. Tuttavia la crisi climatica porta a un significativo incremento dei problemi. Per questo è fondamentale una mappatura della pericolosità, strumenti che sono facilmente consultabili da tutti i cittadini anche online".

Nel report di Ispra mette in luce una distribuzione diversa delle zone di pericolo e degli eventi. Più marcata e localizzata a Bolzano, più "tenue" e diffusa a Trento. Perché? "Le due Province hanno seguito approcci diversi", evidenzia Ronzani. "L'Alto Adige ha zonato le porzioni di territorio dove la presenza umana e di infrastrutture può essere significativa in quanto un evento franoso può produrre situazioni di rischio solo se impatta su aree con presenza umana e opere".
La Provincia di Trento "ha seguito un altro approccio con la divisione in zone di pericolosità su tutto il territorio provinciale e si è dotata quindi di carte più estese. A parte questa differenza, risulta comunque fondamentale avere una buona mappatura di base della pericolosità, che ha il nostro territorio nel suo complesso".

Queste mappe di pericolosità "devono continuamente essere aggiornate e modificate, in quanto il territorio è in evoluzione e questa evoluzione negli ultimi anni si è significativamente incrementata a seguito dei cambiamenti climatici, ma anche in quanto le conoscenze che abbiamo relativamente al nostro territorio sono costantemente in aumento".
Insomma, gli investimenti sulle opere di mitigazione, prevenzione e protezione sono strategici ma "in ogni caso dobbiamo essere consapevoli che le ripercussioni della crisi climatica sulla pericolosità delle frane non possono essere contrastate e arrestate da incrementi esponenziali di opere di difesa sul territorio. Il mio auspicio è che le azioni di contrasto alla crisi climatica risultino presto socialmente desiderabili, e non più materia di scontro ideologico, e quindi attuabili", conclude Ronzani.


















