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Il soccorso alpino: “Il problema della montagna? Troppi frequentatori improvvisati”. L’appello alla responsabilità

Nel 2020 gli interventi in montagna, nonostante il lockdown forzato, il soccorso alpino è intervenuto già molte volte per questo si è deciso di “arruolare” gli utenti per sensibilizzare i meno esperti. L’appello per i “clienti” che “chiamano perché sono stanchi, perché hanno sete, perché, senza uno straccio di cartina topografica, non sanno più dove si trovano”

Di T.G. - 25 novembre 2020 - 10:02

VERONA. “Pronto 112? Mi sono fatto male, sono caduto, stavo salendo al rifugio e sono scivolato”. È così che, molte volte, per i volontari del soccorso alpino, può cominciare un intervento. In qualsiasi ora del giorno e della notte. Trecentosessantacinque giorni all’anno.

 

Il corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), questo il nome per esteso, nasce oltre 65 anni fa e nel corso del tempo si è strutturato fino a diventare un punto di riferimento a livello nazionale. Ogni anno vengono formati e addestrati nuovi tecnici preparati al meglio per fronteggiare l’emergenza in ambienti impervi e ostili. Ma gli uomini e le donne del soccorso alpino sono prima di tutto alpinisti, in grado di mettere a disposizione di chi si trova in difficoltà le proprie conoscenze e capacità.

 

“Il nostro territorio di competenza – spiegano da una delle sezioni venete – è l’intera Provincia di Verona che quindi comprende il Monte Baldo, la Lessinia e parte del Carega. La stazione di Verona è una delle stazioni, a livello nazionale, ad avere il territorio di competenza più vasto”. E infatti gli interventi non mancano: nel 2018 sono stati 69, nel 2019 altri 66 mentre nel 2020 (al 15 novembre), con due mesi e mezzo di lockdown forzato, il soccorso alpino è intervenuto già 74 volte. “Sono numeri impegnativi – sottolineano i soccorritori – in certi periodi dell’anno gli interventi si sono succeduti con ritmo incalzante”. Soccorsi di varia natura e dalle caratteristiche più disparate ma con spesso un unico denominatore comune: l’aver sottovalutato l’ambiente che si andava a frequentare. A volte non portando con sé il vestiario adeguato, calzando scarpe non adatte, o perdendo la strada.

 

“‍Il problema sono gli innumerevoli frequentatori ‘semi-improvvisati’ che girano, in numero sempre maggiore, per le nostre montagne e colline. Sono loro i nostri ‘clienti’. Sono loro che chiamano perché sono stanchi, perché hanno sete, perché, senza uno straccio di cartina topografica, non sanno più dove si trovano”. È proprio per sensibilizzare questa tipologia di utenti che il soccorso alpino ha voluto rivolgere un appello a tutti gli amanti della montagna. “È importante promuovere una vera cultura dell’andare in montagna, una cultura che studia, analizza e comprende l’ambiente che si va a frequentare. Puoi diventare il nostro portavoce – ribadiscono i soccorritori – con parenti, amici, conoscenti. Puoi darci una mano per far capire che non si parte per una ciaspolata su pendii che possono diventare ripidi, magari ghiacciati, senza avere nello zaino i ramponi; che non ci si avventura per luoghi innevati senza l’adeguata attrezzatura e conoscenza del territorio e del manto nevoso, magari senza nemmeno aver consultato il bollettino valanghe”.

 

Fra gli altri suggerimenti, mettere sempre nello zaino una pila frontale per ogni evenienza, un telo termico (che costa poco ed è leggero), una corretta dose di liquidi e di cibo, del vestiario da utilizzare in caso di emergenza, perché il tempo in montagna cambia in fretta. È anche importante avere con sé una batteria di scorta per il cellulare, una cartina topografica cartacea della zona dell’escursione. “Potete consigliare a chi si muove, soprattutto da solo, di installare sul proprio smartphone l’applicazione GeoResq e di attivare, una volta partito dalla macchina, la funzione ‘seguimi’. Puoi indicare, a chi conosci, le calzature che dovrebbero essere usate durante le escursioni. Quelle a collo alto, che proteggono la caviglia, con una suola ben scolpita”.

 

Insomma gli utenti possono contribuire a fare prevenzione: Noi, da parte nostra – ricordano i soccorritori – continueremo a metterci la passione e la professionalità che ogni giorno ci mettiamo. ‍Continueremo a sacrificare del nostro tempo per allenarci e addestrarci. Continueremo ad avere sempre in macchina la nostra attrezzatura alpinistica personale per essere pronti in ogni momento. Daremo sempre il massimo per portare in salvo tutti. Anche chi, per imperizia o inesperienza, si è messo nei guai. È il nostro modo di essere volontari”.

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