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La stagione in montagna parte in anticipo ma in troppi arrivano impreparati, già 250 interventi del soccorso alpino: “Serve più prudenza”

Da chi sale in funivia con le scarpe da ginnastica e poi si infortuna fino a chi si trova bloccato perché la batteria dell’e-bike si è scaricata: in Trentino nei primi mesi dell’anno si sono registrati circa 250 interventi del soccorso alpino

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 12 giugno 2022 - 06:01

TRENTO. Uomini e donne del soccorso alpino saranno sempre pronti a intervenire nei casi di necessità, in ogni situazione: dalle più banali a quelle più complesse. Ogni anno infatti, sono centinaia gli interventi sulle montagne per soccorrere alpinisti ed escursionisti in difficoltà. Negli ultimi anni però sempre più persone scelgono di frequentare questi luoghi e di conseguenza aumentano anche gli interventi.

 

Lo scorso anno erano stati quasi un migliaio gli interventi del soccorso alpino in Trentino, 1.048 quelli effettuati dai colleghi del Veneto. “In questi primi mesi dell’anno abbiamo registrato circa 250 interventi – afferma Walter Cainelli, presidente del soccorso alpino trentino – un dato in linea con quello del 2021”.

 

Complice la primavera molto secca molti rifugi hanno aperto in anticipo i battenti perché la neve si è già sciolta e le strutture sono ora raggiungibili. “Ci sono tanti rifugi che aprono già tra fine maggio e metà giugno oltre ad alcuni che sono aperti anche dieci mesi l’anno”, raccontava a Il Dolomiti la presidente dell’associazione Roberta Silva. Anche in Veneto la situazione è molto simile con i rifugi aperti le persone hanno ripreso a frequentare in massa la montagna e gli infortuni sono all’ordine del giorno.

 

“Talvolta – spiega Cainelli – può capitare che all’origine di un incidente ci sia la sottovalutazione dell’itinerario piuttosto che delle condizioni meteo che in montagna possono cambiare repentinamente. Le escursioni vanno preparate con cura”. Infatti i tecnici del soccorso alpino (che è gratuito in Trentino) sono sempre pronti a mettersi in marcia per aiutare gli escursionisti in difficoltà, ciò non toglie che un’uscita preparata male potrebbe distogliere personale e risorse da interventi più gravi e urgenti.

 

Qualora dovesse rendersi necessario l’intervento dell’elicottero però, il discorso cambia. Per il Trentino esiste una casistica precisa che prevede che una parte dei costi ricada su chi, per propria negligenza, si trova a dover richiedere un intervento del soccorso alpino. Nel dettaglio, come riportato sul sito dell’Azienda sanitaria trentina le “Prestazioni di elisoccorso” in caso di ricovero, equivale più o meno al costo del normale ticket cioè 36,15 euro. Invece, per le prestazioni chieste da persone che si trovano in grave pericolo per ambiente ostile ma incolumi (per esempio un escursionista bloccato in parete), per i quali il medico intervenuto non abbia disposto l’invio immediato a un pronto soccorso ospedaliero c’è da pagare una quota di 750 euro. Infine, per le prestazioni totalmente inappropriate sotto il profilo sanitario (procurato allarme): qualora venga individuato l’autore della richiesta, questi è tenuto a corrispondere l’intero costo dell’intervento che si calcola in base a un rapporto euro/minuto di volo che varia fra 98 e 140 euro in base all’elicottero utilizzato.

 

“Le regole base sono sempre le stesse – dice il presidente del soccorso alpino – prudenza, consapevolezza dell’itinerario e attrezzatura adeguata. Certo, poi può capitare di intervenire per persone che hanno sottovalutato l’escursione”. Tra i casi citati ci sono quelli di chi sale in montagna in funivia, e indossa calzature non adeguate (come le scarpe da ginnastica), salvo poi farsi male proprio a causa della scarsa preparazione e dell’abbigliamento inadeguato.

 

Discorso a parte per le e-bike che si stanno diffondendo molto rapidamente. “Oggi con queste bici elettriche troviamo persone dove prima non sarebbero mai potute arrivare se non con una preparazione adeguata. Ci è capitato di dover intervenire per degli escursionisti a cui si era scaricata la batteria dell’e-bike e per questo non riuscivano più a proseguire”.

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