Ancora una tragedia su una ferrata, l'analisi del soccorso alpino dopo un'estate nera in montagna: "Aumentano gli interventi per impreparazione e sottovalutazione"
Nel Bellunese è stato l'anno degli interventi sulle ferrate, mentre in Trentino non ci sono picchi rispetto alle stagioni precedenti ma si conferma un trend di aumento delle richieste di aiuto. Il punto del soccorso alpino

TRENTO. Gli strascichi della tempesta Vaia a cinque anni di distanza e l'effetto dei social sul favorire la frequentazione delle terre alte. Il tutto e subito con la pretesa di chissà quale escursione quando non si è mai stati in quota. Sottovalutazione dei rischi o escursionisti impreparati. Una preparazione superficiale dell'itinerario, un'uscita con abbigliamento sbagliato oppure senza un'attrezzatura adeguata. Aumentano anche le persone che effettuano escursioni in solitaria e poi si trovano in difficoltà. Una stagione di pressione per il soccorso alpino.
L'anno delle ferrate nel Bellunese, ma più in generale in Veneto, mentre in provincia il trend è in linea sul fronte degli interventi ma le richieste di aiuto sono in costante crescita, anche per quanto riguarda mountain bike e e-bike. E si fa i conti anche con la destagionalizzazione. La stagione inizia in anticipo e finisce più tardi con conseguente allungamento sul pianto interventistico per gli instancabili 750 operatori sparsi nelle 34 stazioni e nelle 5 aree in cui è organizzato il Trentino. Non si ferma l'impegno del soccorso alpino e degli operatori in questa coda di estate e inizio del periodo autunnale.
Nell'ultimo week end in Trentino c'è stato, purtroppo, un doppio incidente mortale sulle montagne. Due tragedie che si sono consumate nell'arco di 24 ore. Un pilota di parapendio sabato scorso ha perso la vita in Valsugana mentre domenica un alpinista è precipitato da una ferrata per circa 150 metri in Vallagarina. "Certamente il bel tempo e le giornate calde di questo ottobre ha favorito la frequentazione delle montagne", commenta a il Dolomiti Walter Cainelli, presidente del Soccorso alpino del Trentino. "Purtroppo domenica sembra essere stata un'imprudenza più che un'impreparazione nell'affrontare la via attrezzata. Nel caso degli sport estremi come lanci con la tuta alare, con parapendio e deltaplano i margini di errore sono naturalmente stretti e l'esito degli incidenti è quasi sempre nefasto".
Nel periodo da inizio giugno a fine agosto il soccorso alpino trentino aveva superato la barriera degli 850 interventi. Tra giugno, luglio e agosto ben 35 le vittime tra Trentino e Alto Adige (16 in provincia di Trento e 19 in quella di Bolzano). Oltre la metà degli interventi (56%) è stato portato avanti per soccorrere gli escursionisti, in seconda posizione (18%) ci sono invece gli incidenti in mountain bike. La montagna diventa una meta sempre più ricercata e più social, anche da chi non ha una preparazione adeguata o la capacità di completare determinati percorsi, chi affronta escursioni a oltre 2 mila metri di quota in infradito i chi nel mezzo di un'operazione di soccorso tira fuori il cellulare per pubblicare una storia su Instagram.
"Molta impreparazione - aggiunge Cainelli - ma talvolta anche le persone che sanno muoversi in quota hanno atteggiamenti incoscienti. E' sempre meglio chiamare i soccorsi se ci si trova in difficoltà ma bisogna anche rendersi contro del significato di lanciare un allarme. I nostri operatori sono molto preparati ma tutti gli interventi in montagna sono potenzialmente a rischio perché si interviene in contesti caratterizzati da crepacci, sentieri esposti o impervi, magari anche di notte. Poi se si interviene per una persona illesa, si potrebbero ritardare i soccorsi ai feriti".
Nel post Covid "la frequentazione è sicuramente cresciuta e questo aumenta anche la probabilità di richieste di soccorso". E una spinta è arrivata anche dai social network. "Gli interventi - le parole di Michela Canova, responsabile comunicazione del soccorso alpino veneto ospite del Festival Oltre le vette nell'appuntamento "Turismi di massa" inserito nell'ambito di "Un'ora per acclimatarsi", organizzato da il Dolomiti con Ci sarà un bel clima, Alto Rilievo e Protect our winters - sono aumentati in modo esponenziale, anche per la diffusione dei social e sui social delle immagini: le persone hanno scoperto le montagne e si sono riversate in quota e abbiamo registrato una presenza molto elevata di escursionisti, anche da soli. Pubblicare foto bellissime veicola anche che si può fare ciò che si vuole in modo sicuro. Ma bisognerebbe fare attenzione a quello che scriviamo, si dovrebbe avere la responsabilità delle parole. La montagna è per tutti ma va conquistata. Invece si fa vincere la parte egoreferenziale e la vanità, si crea così una falsa semplicità".
Nelle scorse settimane gli operatori trentini sono stati allertati per un parapendio precipitato a terra, soccorso un pilota di 85 anni. Invece le squadre Bellunesi sono entrati in azione per aiutare un 92enne. "L'età media è più alta - spiega Canova - ma questa dinamica è in corso da qualche anno. Forse perché siamo più longevi e si fanno anche discipline difficili".
Interventi anche per paura o perdita di orientamento. "Ma ci si porta in quota anche con il maltempo, magari senza guardare le previsioni. Quest'anno poi è stato l'anno delle ferrate con poca preparazione o nessuna attrezzatura. L'approccio non è più graduale, le persone pretendono di fare tutto quanto in tre giorni". Ci sono ancora gli effetti della tempesta Vaia, con tanti sentieri ancora compromessi con un aumento dei pericoli. "Il paesaggio è ancora stravolto e ci sono ancora alberi a terra. Spesso, per fortuna, le persone sono illese, spesso disorientate".
Si lavora anche sulla prevenzione. Dopo gli ultimi incidenti che ha coinvolto i parapendii, si valuta per esempio sul Col Rodella una regolamentazione. Non sono mancati gli appelli del soccorso alpino per chiedere ai piloti di fare attenzione e di sospendere i lanci se un intervento è in corso. "Non sempre è facile capire che c'è un'attività dei soccorritori ma è pericoloso per tutti", evidenzia Cainelli. "Valutiamo con la Protezione civile come allertare di un'operazione per bloccare i decolli".
A cadenza puntuale vengono organizzati dal soccorso alpino e dall'associazione gestori dei rifugi trentini anche degli incontri proprio per veicolare una sensibilizzazione ma poi la base è la responsabilità individuale. "I luoghi non sempre sono raggiungibili da tutti, serve la consapevolezza dei propri limiti e l’umiltà di affidarsi a chi la montagna la conosce", conclude Cainelli.














