Montagna e interventi d'emergenza: “La speranza è che i numeri dei soccorsi si stabilizzino dopo il boom che ha seguito la pandemia”. I consigli del Soccorso alpino
Il Soccorso alpino del Trentino rilancia un appello alla prudenza per chi si approccia all'ambiente montano: “Valutare itinerari, preparazione, materiale tecnico e bollettini meteo”. Lo scorso anno gli interventi complessivi in quota sono stati 1.549

TRENTO. “La priorità per chi vuole organizzare uscite in montagna deve sempre essere la prudenza: è necessario valutare con estrema attenzione gli itinerari scelti, il livello personale di preparazione, il materiale tecnico da utilizzare ed i bollettini meteo delle autorità”. Sono questi i punti che il presidente del Soccorso alpino e speleologico Trentino, Walter Cainelli, ribadisce a il Dolomiti nel lanciare l'ennesimo appello alla prudenza mentre, come più volte riportato, dopo la pandemia i numeri degli interventi da parte degli operatori del Soccorso alpino si sono impennati (in particolare per quanto riguarda gli incidenti legati all'utilizzo delle e-bike in quota).
Tornando indietro di un paio d'anni, nel 2022 gli interventi in ambiente montano e impervio in Trentino sono stati più di 1.300 per soccorrere ben 1.451 persone. L'anno successivo, il 2023, ha visto un ulteriore incremento con 1.549 interventi per soccorrere 1.637 persone: “Fino al 2018 – dichiarava due anni fa lo stesso Cainelli – la media si attestava intorno ai 1.000 interventi l'anno, mentre dal 2020 in poi la cifra ha superato o si è avvicinata ai 1.400 interventi”. Soglia, come anticipato, ben inferiore ai dati registrati lo scorso anno. E la speranza, dice ora il presidente del Soccorso alpino del Trentino, è che situazione possa quantomeno stabilizzarsi.
“Ogni anno ribadiamo quanto sia importante che l'approccio alla montagna sia votato alla prudenza – dice Cainelli – e in questa fase in particolare, vista la presenza di neve in quota su diversi sentieri estivi, è necessario prestare ancora più attenzione e valutare i percorsi sulla base della propria preparazione e del materiale tecnico da utilizzare. Il tutto senza dimenticare che, in situazioni di caldo intenso, è fondamentale avere a disposizione un'adeguata riserva di acqua e di cibo. Nel caso in cui si dovesse arrivare ad un punto, durante l'uscita, nel quale ci si rende conto di non avere la preparazione adeguata o l'attrezzatura necessaria bisogna fermarsi prima di finire nei guai. Per avere informazioni sullo stato dei percorsi si possono sentire anche i rifugi o le sezioni Sat di riferimento”.
Il problema principale è legato alla sottovalutazione di quelli che possono essere i rischi legati all'attività in quota: solo pochi giorni fa, per esempio, l'allerta era scattata alla Forcella Lagazuoi, a 2.480 metri di quota nella zona di Cortina d'Ampezzo, per un turista rimasto bloccato dalla neve con calzature non adatte per un'escursione. In altre parole, il 33enne statunitense indossava delle scarpe da ginnastica e non è più riuscito a proseguire a causa degli accumuli nevosi. Un episodio che ha spinto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, a sottolineare che “il nostro Soccorso alpino e gli elicotteri della sanità non sono 'taxi'. Chi approccia le cime pensando, con una chiamata, di poter tornare in breve tempo al parcheggio dell'auto scortato dai soccorritori in divisa, deve valutare le conseguenze e le responsabilità della propria incoscienza”.
“Dal 2020, dall'anno della pandemia – continua Cainelli – i numeri dei soccorsi sono cresciuti nettamente. La speranza è che per quest'estate i dati possano quantomeno stabilizzarsi, che non ci sia un ulteriore aumento. Meglio, ovviamente, sarebbe osservare un calo ma già evitare un ulteriore incremento sarebbe per noi positivo. In tutto il Soccorso alpino del Trentino può contare su circa 750 operativi su 34 stazioni (33 alpine e 1 speleologica)”. Guardando al 2024, i numeri degli interventi invernali sono stati nella media mentre, viste le abbondanti piogge che hanno accompagnato i mesi primaverili, la frequentazione della montagna nell'ultimo periodo è stata scarsa rispetto agli scorsi anni. Una tendenza destinata però a cambiare non appena le condizioni meteo saranno più favorevoli.
“Oggi in particolare – conclude il presidente del Soccorso alpino e speleologico trentino – sono le e-bike a rappresentare un problema per quanto riguarda gli interventi in quota: negli scorsi anni non avremmo mai pensato di vedere così tante biciclette in montagna, lungo itinerari peraltro spesso molto complicati”. Un tema, quest'ultimo, emerso con forza negli scorsi anni quando la direzione nazionale del Soccorso alpino e speleologico aveva riportato come, in dieci anni, l'aumento degli incidenti legati all'utilizzo di mezzi a due ruote in montagna avesse segnato un impressionante +230%.


















