Oltre 12mila interventi, 33 al giorno, per il Soccorso Alpino nel 2024. I decessi sono ben 466. Un quarto delle missioni causato dalla scarsa preparazione degli escursionisti
Sono state soccorse complessivamente 11.789 persone. In Trentino 40 morti e 3 dispersi, in Alto Adige i morti sono stati 35 e 12 persone non sono mai state ritrovate, mentre in Veneto i decessi hanno toccato quota 61. "L'analisi conferma una pressione costante sul sistema di soccorso in montagna con numeri che evidenziamo quanto sia necessaria una costante attività di prevenzione, sensibilizzazione e formazione"

TRENTO. Più di dodicimila interventi (12.063, per la precisione) sul territorio nazionale, una media di 33 al giorno per soccorrere complessivamente 11.789 persone, con il coinvolgimento di 42.589 volontari.
466 sono state le persone decedute, 1.431 i feriti gravi, 299 i feriti con con compromissione delle funzioni vitali, 5.288 i feriti lievi. 118 sono, invece, le persone disperse e mai ritrovate.
Le cause d'intervento? Nel 43,2% per caduta scivolata, nel 26,5% delle situazioni per "incapacità durante l'attività svolta", seguono malore (12,7%), altre cause (9,6%), maltempo (4,1%), eventi valanghivi (0,7%) e shock anafilattico (0,4%).
Rispetto all'anno precedente si evidenzia un lieve calo, ma il numero di morti (più di uno al giorno) resta comunque eccessivo: nel 2023 gli interventi erano stati 12.365 e le persone decedute 491, mentre il "picco" di persone che avevano perso la vita nel 2022 era stato di 504 con la tragedia della Marmolada che aveva, ovviamente, reso il dato decisamente più "pesante", a fronte di 10.367 missioni.
I territori più coinvolti sono il Piemonte (15,9% degli interventi), Valle d'Aosta (14,3%), Trentino (11,7%), Alto Adige (10,9%), Lombardia (10,4%) e Veneto (9,2%). Quasi la metà degli interventi si concentra nei mesi estivi di luglio (14,4%), agosto (18%) e settembre (8,6%), in linea con le principali attività outdoor che vengono svolte soprattutto durante la stagione calda.
L'attività che si conferma come principale causa d'incidenti è l'escursionismo (44,3%), seguita da sci alpino e sci nordico (14%), mountain bike (6,8%), alpinismo (5,9%), ricerca di funghi (3,4%), attività lavorative (2,6%) e attività su ferrate e falesie (3,6%). Da segnalare anche la presenza di interventi durante attività venatorie, sport dell'arie e speleologia.
TRENTINO.
Gli interventi sono stati complessivamente 1.381 per soccorrere 1.507 persone. Rispetto al 2023 si registra un calo di 168 interventi e di 130 persone in meno coinvolte. I decessi sono stati 40, 774 le persone ferite, 686 gli illesi. Sono state realizzate 74 operazioni di ricerca, 3 delle quali mai ritrovate. Tra le principali cause d'incidente, le percentuali più alte sono da attribuire alle cadute/scivolate (44,3%), all'incapacità (13,2% con 199 persone soccorse, erano 196 nel 2023), ai malori (10,7% con 162 persone soccorse) e alla perdita d'orientamento (7,2% con 108 persone coinvolte). Come ogni anno il picco di attività è stato raggiunto nei mesi estivi con 130 interventi a giugno, 305 interventi nel mese di luglio, 357 nel mese di agosto, 165 nel mese di settembre.
I dati comprendono sia i soccorsi svolti in ambiente montano, ipogeo e impervio, che le operazioni per altre tipologie d’incidenti, per le quali la Centrale Unica di Emergenza ha ritenuto indispensabile l'intervento del Soccorso Alpino e Speleologico. Nella graduatoria delle attività svolte dalle persone per le quali è stato necessario l'intervento la più rilevante, come ogni anno, è l'escursionismo con il 53,1%, per soccorrere 800 persone (45 in meno rispetto al 2023).
Seguono la mountain bike con il 14,1% (213 persone soccorse rispetto alle 244 del 2023), l’alpinismo con il 5,6% (84 persone soccorse rispetto alle 112 del 2023), le ferrate con 4,9% (74 persone soccorse rispetto alle 59 del 2023), lo scialpinismo con il 4% (60 persone soccorse rispetto alle 51), l’arrampicata sportiva con il 2,1% (31 persone soccorse rispetto alle 29), incidenti sul lavoro con l’1,9% (28 persone soccorse rispetto alle 33), il parapendio con l’1,5% (23 persone soccorse rispetto alle 33), la ricerca di funghi con l’1,4% (21 persone soccorse rispetto alle 31).
Particolarmente significativi sono stati gli interventi riguardanti la valanga il Val Gelada, il recupero di una base jumper sul monte Brento, che ha richiesto un impegno di oltre 8 ore in parete e il supporto della stazione speleologica per la buona riuscita dell'intervento nella grotta di Bueno Fonteno, in Lombardia, durato dal 15 al 18 dicembre per il recupero della speleologa Ottavia Piana.
Nel 2024 il Soccorso Alpino e Speleologico Trentino ha potuto contare sull'esperienza e la competenza di 757 soccorritori, operativi 365 giorni all'anno, 24 ore su 24, e organizzati in 33 Stazioni di soccorso territoriali e 1 Stazione speleologica, capillarmente distribuite su tutto il territorio e guidate dai rispettivi capistazione.
ALTO ADIGE.
Gli interventi sono stati 1.291 (nel 2023 erano stati 1.309), la maggior parte dei quali per soccorrere escursionisti (519). Le altre cause derivano da attività di sci in pista (188), mountain bike (124), "altro" (62), alpinismo (61), ferrate (47), sci alpinismo (46) e lavoro (40). Sono stati impiegati 617 tra i soccorritori e le guide alpine, di madrelingua italiana, tedesca e ladina, che attualmente il corpo altoatesino, distribuiti in 21 stazioni alpine e 1 stazione speleologica.
Trentacinque sono stati i decessi, 12 le persone scomparse e non ritrovate, 29 le persone soccorse in pericolo di vita, 126 in situazioni a rischio, 617 in condizioni vitali mantenute, mentre gli indenni sono stati 375.
VENETO.
Gli interventi di soccorso sono stati complessivamente 1.081 per un totale di 1.225 persone coinvolte. I decessi hanno toccato quota 61, con aumento del 3,4% rispetto al 2023. Il 30% delle operazioni è stata causata da mancata preparazione fisica e psicofisica, la perdita dell'orientamento e l'incapacità, i ritardi dei soggetti feriti o in difficoltà: la percentuale è in leggero aumento rispetto al 2023, quando si attestava al 29,3%, così come il "malore" da addebitarsi a scarsa preparazione fisica e diverse cause, che si attesta attorno all'11,8% (+ 0,10%).
Tra le cause, “caduta” e “scivolata” raggiungono complessivamente il 33,7%, dato leggermente in calo rispetto al 2023 (-1,30%). Per quanto attiene le altre attività, l’escursionismo spicca su tutte le altre coinvolte, con il 55,70% di persone soccorse, seguono lo sci in pista (7,4%), le ferrate al (5,50%), quest’ultime in calo rispetto al 2023 (-1.90%), mentre mountain bike e e-bike si attestano su valori simili agli anni precedenti con un 4,50%, il parapendio, attività sportiva in forte sviluppo soprattutto nella fascia delle Prealpi Venete, raggiunge invece il 2,30%.
Nel 2024, a livello nazionale le ore/uomo impiegate sono state 183.846, per un totale di 314.228 giornate/uomo, con 42.589 tecnici volontari coinvolti.
"L'analisi conferma una pressione costante sul sistema di soccorso in montagna - commenta il Soccorso Alpino e Speleologico Nazionale -, con numeri che evidenziamo quanto sia necessaria una costante attività di prevenzione, sensibilizzazione e formazione per ridurre i rischi e limitare gli incidenti"













