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In Alto Adige il 45% degli studenti parla 4 lingue. Lo studio di Eurac: "Nelle scuole altoatesine si trovano competenze plurilingui eccellenti"

Negli scorsi 3 anni Eurac Research ha messo a punto strumenti per osservare la presenza di plurilinguismo nelle scuole, rilevando che il 45 per cento degli studenti conosce 4 lingue, il 30 per cento 3 e i restanti parlano da 5 a 6 lingue

 

Di Lucia Brunello - 22 giugno 2020 - 10:23

BOLZANO. Per tre anni i linguisti del centro di ricerca Eurac Research hanno raccolto i repertori linguistici di 240 studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado in lingua italiana, tedesca e delle valli ladine dell’Alto Adige, nella cornice dello studio RepertoirePluS. In totale, hanno incontrato 29 lingue. Il 45 per cento degli studenti coinvolti nella ricerca ha competenze in quattro lingue standard, il 30 per cento in tre. Il resto degli studenti parla da cinque a sei lingue, qualcuno persino sette o otto. Alle lingue standard si aggiungono 32 tra dialetti codificati e varianti locali.

La ricerca non si è limitata a indagare i numeri della varietà linguistica; un altro aspetto originale è

rappresentato dalle modalità di indagine del plurilinguismo individuale. Appositamente per lo studio RepertoirePlus è stato sperimentato un mix di metodi di rilevamento quantitativo e qualitativo: un questionario ampio e dettagliato, interviste in focus group e il cosiddetto “Villaggio delle lingue”.

Il “Villaggio delle lingue” nasce come strumento didattico per insegnare le lingue straniere e consiste nel simulare situazioni quotidiane nelle quali gli apprendenti possano mettere in campo, al di fuori della classe, le proprie competenze linguistiche. Nella cornice di RepertoirePlus il Villaggio delle lingue è stato usato per creare contesti multilingui, con la presenza anche di lingue non insegnate a scuola: in questo modo i ricercatori hanno potuto osservare, per la prima volta, come se la cavano gli studenti alla prova dei fatti.

“Abbiamo osservato quanto i ragazzi siano consapevoli del proprio repertorio linguistico e come si percepiscano come persone plurilingui. Sono molto autonomi nel muoversi: per esempio hanno realizzato degli origami seguendo istruzioni in olandese o rumeno pur non avendo mai studiato quelle lingue”, spiega la linguista Dana Engel, responsabile del progetto. “Gli studenti con i quali abbiamo lavorato sono molto curiosi rispetto alle lingue nuove e si rendono conto che possono essere utili per stabilire contatti con le persone. Anche solo un paio di parole potrebbero far comodo prima o poi”.

 

I linguisti di Eurac Research preparano al momento i materiali per mettere a disposizione delle scuole il metodo del Villaggio delle lingue. “Nel corpo docente c’è chi riconosce la diversità linguistica nelle proprie classi ma ha la sensazione di non poterla né rilevare né tenere davvero in considerazione durante le lezioni tradizionali”, osserva Engel, che aggiunge: “È importante e anche del tutto fattibile lavorare con i repertori linguistici individuali degli studenti. Si tratta di una risorsa personale straordinaria per il futuro dei ragazzi, e non solo se pensiamo al mercato del lavoro globale”.

 

Felix, che frequenta le scuole medie in val Gardena scrivono i ricercatori - parte con i genitori per una vacanza in Francia. All’inizio è intimidito e gli è difficile giocare con gli altri ragazzi. Ma alla fine, grazie a un mix di ladino, tedesco, italiano e anche un po’ di inventiva, si sorprende a interagire. Negli ultimi giorni di vacanza va persino a fare la spesa da solo nel negozio del paese, anche se la commessa parla solo francese. Questo è solo uno dei tanti esempi raccolti da Eurac Research e confluiti nei 240 repertori linguistici di studenti delle scuole in lingua italiana, tedesca e delle valli ladine dell’Alto Adige.

 

Il racconto di Felix mostra come i ragazzi siano consapevoli delle loro risorse plurilingui ed è proprio questo che la ricerca voleva analizzare: non tanto le competenze in una singola lingua, ma le competenze trasversali a più lingue in situazioni autentiche. 

 

Sembrerebbe che gli studenti dell’Alto Adige siano già depositari di ricche competenze plurilingui; la ricerca in ambito linguistico può sostenerli concretamente rendendo queste competenze più visibili.

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