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| 22 dic 2023 | 10:39

Integrazione in Alto Adige, "molte iniziative ma nessuna strategia a lungo termine", lo studio: "Necessario creare piani pluriennali e garantire maggiori risorse"

Secondo uno studio di Eurac Research molte sono le iniziative in Alto Adige per promuovere la buona convivenza tra persone con e senza background migratorio, ma mancano strategie a lungo termine per favorire l'integrazione: non a caso, in quasi due terzi dei comuni altoatesini esaminati non esiste un piano per l’integrazione

 

Integrazione in Alto Adige, "molte iniziative ma nessuna strategia a lungo termine"

BOLZANO. Una lettera di benvenuto per i nuovi cittadini, programmi per promuovere la lettura e le competenze linguistiche, libri in diverse lingue nelle biblioteche: sono molte le iniziative dei comuni altoatesini per promuovere la buona convivenza tra persone con e senza background migratorio. Ciononostante, in Alto Adige mancherebbero però strategie a lungo termine in materia di integrazione: questo, quanto dimostra uno studio di Eurac Research

 

Si tratta dello studio "Politiche di integrazione a livello locale: prospettive e opportunità", i cui risultati sono stati presentati il 18 dicembre 2023. Indagine che mostra anzitutto che in quasi due terzi dei comuni altoatesini esaminati dai ricercatori non esiste un piano per l’integrazione.

 

Lo studio è stato condotto dall’Istituto sui diritti delle minoranze di Eurac Research per conto del Servizio coordinamento per l’integrazione della Provincia e si basa su un questionario inviato ai referenti per l’integrazione di tutti i 116 comuni altoatesini al quale ha risposto il 62 per cento dei destinatari e su 19 interviste a referenti per l’integrazione e rappresentanti della politica e dell’amministrazione attivi nell’ambito dell’integrazione.

 

Molte delle persone che attualmente lavorano come responsabili dell’integrazione nei comuni dell’Alto Adige "si descrivono come combattenti solitari e mettono in luce come a volte manchi il sostegno delle loro colleghe e dei loro colleghi del consiglio comunale, perché dal punto di visto politico occuparsi di integrazione e immigrazione comporta molto lavoro, ma porta pochi voti", spiegano i referenti dello studio.

 

"Vediamo che i responsabili dell’integrazione nei comuni sono generalmente molto motivati, ma, allo stesso tempo, il livello di frustrazione è alto, perché sono spesso abbandonati a se stessi e ricevono poco apprezzamento - si aggiunge la responsabile dello studio Verena Wisthaler di Eurac Research -. Lo studio evidenzia l’urgente necessità di istituzionalizzare e di pianificare a lungo termine e in modo sostenibile l’integrazione in Alto Adige. Sono necessari comitati per sviluppare strategie, non solo a livello comunale, ma anche a livello provinciale", prosegue.

 

E sottolinea: "Abbiamo bisogno di un piano pluriennale e di maggiori risorse per il centro di coordinamento esistente: il suo ruolo è fondamentale". Questo, perché in molti luoghi il lavoro di integrazione dipende dai singoli: se la persona responsabile di un comune se ne va, si perdono anche le conoscenze, le reti, le visioni e i piani e chi viene dopo deve partire da zero. Per questo motivo l’Alto Adige ha bisogno di "abbandonare il singolo per passare a una maggiore strutturazione, in modo da mantenere e sfruttare meglio l’esperienza, i contatti e le reti - conclude l'esperta -. Oltre alla stabilità e alla continuità, il lavoro di integrazione richiede anche una maggiore collaborazione con le istituzioni

all’interno dei comuni e forti reti al di fuori dei comuni". 

 

 

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