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| 19 feb 2020 | 05:01

In Veneto piano di emergenza per gli incendi nelle zone degli schianti di Vaia. Bottacin: ''Cambiata la modalità di lotta alle fiamme''

In Trentino il responsabile della protezione civile Cesarini Sforza non si mostra preoccupato mentre la Regione Veneto ha approvato misure straordinarie per fronteggiare eventuali incendi. Un documento dà delle linee di azione anche per gli effetti delle pullulazioni di bostrico sul pericolo di incendi boschivi

In Veneto piano di emergenza per gli incendi nelle zone degli schianti di Vaia

TRENTO. ''Entro fine anno contiamo di aver rimosso tutti gli alberi schiantati dalla tempesta Vaia. Ora la nostra principale preoccupazione è il bostrico''. Insomma il ''sistema trentino'' sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare i boschi delle vallate e delle montagne provinciali che nell'ottobre del 2018 sono stati sconvolti dalle fortissime raffiche di vento e dalle piogge torrenziali che, tra Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia avevano provocato il crollo di circa 16 milioni di alberi, con 41 mila ettari di boschi rasi al suolo

 

In Alto Adige, nel luglio scorso, erano già stati recuperati circa il 50% degli alberi schiantanti e in Trentino a fine 2019 si è raggiunto circa il 40%, come ha spiegato a ilDolomiti il responsabile del dipartimento protezione civile della Provincia di Trento Gianfranco Cesarini Sforza che ha proseguito aggiungendo che ''anche se veniamo da un gennaio molto secco la neve che ancora c'è in quota ci permette di non essere particolarmente allarmati rispetto al pericolo incendi. La stagione umida in Trentino comincia intorno a metà marzo quindi speriamo che le tempistiche della natura vengano rispettate e che tra un mese la situazione si riequilibri''.

 

La domanda era d'obbligo visto che, invece, dall'altra parte del confine, in Veneto il tema è tra i più dibattuti. Poche settimane fa è stato portato in consiglio regionale uno studio molto dettagliato intitolato ''Il pericolo di incendi boschivi nelle aree soggette a schianti a seguito della tempesta Vaia'' dove si esplicita che ''nelle aree soggette a schianti, la vegetazione combustibile disponibile e le condizioni ambientali per la propagazione degli incendi boschivi sono variate rispetto alla situazione del bosco antecedente gli schianti, e quindi il comportamento degli incendi, e più in generale il pericolo di incendi, può essere diverso da quanto previsto dalle nuove mappe del rischio incendi boschivi della Regione del Veneto''. E l'assessore alla protezione civile Bottacin ha confermato che il rischio è elevatissimo e che ''dopo Vaia - così scrive su Facebook - è cambiata la modalità di lotta agli incendi boschivi''. 

 

Le condizioni climatiche delle ultime settimane (il gennaio più secco degli ultimi 40 anni, il Föhn e il vento forte in quota, il legname schiantato al suolo con rami e tronchi morti) sono considerate ''mix esplosivo'' dalla regione Veneto. Addirittura nel documento presentato in consiglio regionale e votato con una delibera ad hoc, si specifica come un incendio che si sviluppi in una zona soggetta a schianti seguirà dinamiche differenti: ''Tronchi caduti possono continuare a bruciare per più giorni o in certi casi settimane al loro interno e quindi lo spegnimento con acqua risulta inefficace. Una volta che il tronco è sufficientemente consumato dalle fiamme ci può essere il rilascio di faville che posso essere trasportate dal vento o di tizzoni che possono rotolare su pendii ripidi. Si possono quindi avere delle ripartenze a diversi giorni di distanza dallo spegnimento dell’incendio''.

 

E la presenza del bostrico, che allarma anche in Trentino, (il Corpo forestale ha già previsto che quest'anno si formeranno i primi focolai di bostrico, con un conseguente rischio di infestazione e gli operai forestali saranno chiamati a intervenire in tempi rapidi con i verricelli, sulla base delle segnalazioni dei custodi e del personale del corpo forestale) potrebbe acuire i problemi legati agli incendi: ''L’effetto delle pullulazioni di bostrico sul pericolo di incendi boschivi - si legge nel documento approdato in consiglio regionale in Veneto - non è ancora definito chiaramente, nonostante negli Stati Uniti ed in Canada siano stati effettuati vari studi sull’argomento. Si possono solo dare alcune indicazioni di massima''.

 

''Si possono distinguere - prosegue l'analisi - le fasi della pullulazione come: rossa fin che le piante hanno ancora gli aghi (per i primi 1-2 anni); grigia quando hanno già perso gli aghi (3-10 anni) e vecchie pullulazioni quando sta già crescendo la rinnovazione (>10 anni) Nella fase rossa ci sono poche variazioni nel pericolo di incendi. A causa della ridotta densità delle chiome aumenta l’irraggiamento solare al suolo e la velocità del vento al suolo, quindi diminuisce l’umidità dei combustibili morti e si può avere una maggiore intensità e una maggiore velocità di avanzamento degli incendi radenti (Simard 2011). Il passaggio del fuoco in chioma sarà facilitato dalla maggiore velocità del vento e dalla disidratazione delle chiome (Shoenaggel 2012), quindi aumentano le possibilità di fuoco di chioma passivo, però la bassa densità delle chiome diminuirà la possibilità di propagazione del fuoco da chioma a chioma (Simard 2011) e quindi diminuiscono le possibilità di fuoco di chioma attivo. Nella fase grigia - si prosegue - la presenza di quantità elevata di combustibile morto di grosse dimensioni fa aumentare l’intensità dell’incendio e la permanenza delle fiamme dopo il passaggio del fronte. La bassa copertura delle piante rimaste limita le possibilità di incendio di chioma attivo (Shoenaggel 2012). Gli effetti degli attacchi di bostrico sul pericolo di incendi si hanno soprattutto in condizioni intermedie di vento o di umidità dei combustibili ad inizio primavera (Simard 2011). Nelle situazioni estreme di vento o di umidità non ci sono differenze significative rispetto al bosco sano (Shoenaggel 2012)''.

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