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La Fondazione Caritro acquista e concede in comodato al Museo Diocesano un importante rilievo ligneo raffigurante il Compianto sul corpo morto di Simonino

Il recupero della scultura lignea rappresenta quindi un’acquisizione particolarmente significativa, che restituisce al patrimonio storico-artistico del Trentino un’opera che si credeva perduta. Già esposta nell’ambito della mostra "L'invenzione del colpevole. Il 'caso' di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia", l'opera in legno intagliato e dipinto viene concessa dall'istituto di via Calepina in comodato di 9 anni al museo trentino

Foto di Stefano Guerrini
Pubblicato il - 30 giugno 2020 - 17:22

TRENTO. La Fondazione Caritro ha acquistato un importante rilievo ligneo raffigurante il Compianto sul corpo morto di Simonino, un’opera del XVI attribuita alla bottega di Daniel Mauch, che arricchisce la collezione del Museo Diocesano di Trento.

 

La scultura era parte del monumentale polittico ad ante mobili situato sull’altare maggiore della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trento, edificio che per secoli custodì il corpo del presunto martire. Il rilievo uscì dalla chiesa in circostanze misteriose prima del 1882, anno in cui fu acquistato a Merano, si presume sul mercato antiquario. Il recupero della scultura lignea rappresenta quindi un’acquisizione particolarmente significativa, che restituisce al patrimonio storico-artistico del Trentino un’opera che si credeva perduta.

 

Già esposta nell’ambito della mostra "L'invenzione del colpevole. Il 'caso' di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia", l'opera in legno intagliato e dipinto viene concessa dall'istituto di via Calepina in comodato di 9 anni al museo trentino.

L'esposizione, visitabile fino al 15 settembre 2020, intende richiamare l'attenzione del pubblico su una delle pagine più oscure dell'antisemitismo, per stimolare la riflessione sui meccanismi di "costruzione del nemico" e sul potere della propaganda.

 

"L'obiettivo - commenta Mauro Bondipresidente di Fondazione Caritro - è quello di mettere a disposizione dei trentini e del pubblico questa opera davvero pregiata. In generale, la capacità del sistema locale di programmare e realizzare progetti culturali per favorire in modo diffuso la creatività e la conoscenza, la partecipazione attiva, il confronto e il dialogo. Siamo estremamente soddisfatti per questa operazione in quanto la cultura è un filone che teniamo in altissima considerazione e questa è un'azione concreta".

 

L'opera entra così a far parte della collezione di Fondazione Caritro, concessa in comodato al Museo Diocesano, per tenere un faro acceso sulla vicenda. Solo nel Novecento la rilettura critica delle fonti ha ristabilito, infatti, la verità storica per dimostrare l’infondatezza delle accuse di omicidio rituale rivolte agli ebrei, maturate in un clima di radicati pregiudizi antigiudaici.

 

Sulla base degli studi la Chiesa, negli anni del Concilio Vaticano II, ha deciso di abrogare il culto del Simonino il 28 ottobre 1965. L'esposizione è stata ideata in omaggio a monsignor Iginio Rogger (1919-2014), già direttore del Museo Diocesano e coraggioso protagonista della storica revisione del culto di Simonino a cento anni dalla sua nascita.

 

Per Domenica Primerano, direttrice del Museo, il recupero del rilievo “restituisce al territorio trentino un importante tassello della storia e del patrimonio storico artistico locale. Un’operazione complessa, condotta a quattro mani da Museo e Fondazione Caritro che da subito ha colto l’importanza di questo recupero, attivandosi generosamente. La cessione in comodato gratuito del bene ci consente di arricchire il percorso permanente che, a fine mostra, verrà rivisto allestendo una intera sezione interamente dedicata al caso di Simone da Trento”.

 

E' intervenuta anche Noemi Di Segni, Presidente Ucei - Unione delle comunità ebraiche italiane, in collegamento da Roma. Dopo aver ricordato l’importanza e l’attualità della mostra "L'invenzione del colpevole”, la presidente ha espresso vive parole di apprezzamento per l’operazione di recupero dell’opera portata a termine dalla Fondazione e dal Museo Diocesano Tridentino.

 

“È fondamentale implementare la rete di contatti e partnership, soprattutto oggi. L'acquisto dell'opera sviluppa pienamente queste logiche. L'intenzione è quella di promuovere la conoscenza per un pubblico il più ampio possibile. Siamo certi che questa operazione vivacizzi e sensibilizzi il tessuto sociale locale e contestualmente alzi il già alto valore del Museo Diocesano, tra le principali realtà museali del nostro territorio", conclude Bondi.

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