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Belluno
11 ottobre | 15:49

Le maschere dei carnevali della tradizione dolomitica trovano casa: nell'ex porto fluviale di Belluno volti lignei, manichini e abiti

La collezione comprende 14 manichini ad altezza naturale, 14 opere di Franco Fiabane, 8 di Claudio Nevjel, una di Olga Riva Piller e 4 di Vico Calabrò oltre ad una trentina di volti lignei; tutto materiale creato e raccolto da Gianni Secco (dei Belumat) ed esposto da fine anni ‘80 in varie città d'Europa

Le maschere dei carnevali della tradizione dolomitica trovano casa
di Redazione

BELLUNO. Sono le maschere della tradizione dolomitica, dei carnevali dei nostri luoghi, legati a riti antichi e storie quasi dimenticate. L’associazione Borgo Piave Etc aps, dopo diversi mesi di lavoro, può finalmente aprire le porte del Museo Maschere Dolomitiche di Gianluigi “Gianni” Secco all'interno del palazzo Secco di Borgo Piave. 

 

Un patrimonio legato ai riti e tradizioni dei carnevali dolomitici che negli ultimi anni non era più stato possibile apprezzare e che ora trova una nuova casa presso l’ex porto fluviale della Città di Belluno dove ha preso forma proprio parte del materiale come i manichini e le tavole di Nevjel

 

La collezione comprende 14 manichini ad altezza naturale, 14 opere di Franco Fiabane, 8 di Claudio Nevjel, una di Olga Riva Piller e 4 di Vico Calabrò oltre ad una trentina di volti lignei; tutto materiale creato e raccolto da Gianni Secco (dei Belumat) ed esposto da fine anni ‘80 in varie città d'Europa per poi tornare nel luogo dove tutto ha preso forma, Borgo Piave. 

 

L’intento dell’associazione che ha preso in carico il patrimonio è di creare degli spazi espositivi che non siano una sorta di archivio o magazzino polveroso ma qualcosa di dinamico, vivo, attuale che aiuti le persone a comprendere i valori culturali, le tradizioni, le pratiche e i modi di vivere delle popolazioni dolomitiche tramandando la conoscenza, ereditata dalle generazioni passate, alle generazioni che verranno per comprendere il presente e per modellare il futuro.

 

Tutto ciò grazie ad un lavoro svolto in questi mesi di salvaguardia, restauro e valorizzazione del patrimonio materiale e culturale del carnevale di Gianni Secco. 

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