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La Val di Sole è pronta per un'estate di distanziamento "naturale": dai percorsi sonori nel bosco ai pacchetti "digital detox" per una vacanza all'insegna del relax

L'estate post-Covid si avvicina, ma la Val di Sole non si farà trovare impreparata. Tutte le novità saranno infatti accomunate da un unico filo conduttore: far dimenticare lo stress accumulato nella fase-1 e garantire sicurezza e salute attraverso i punti di forza che la montagna ha sempre avuto

Pubblicato il - 29 maggio 2020 - 11:09

VAL DI SOLE.  L'estate 2020 sarà di sicuro ricordata nell'immaginario collettivo per essere stata condizionata, ad ogni latitudine e in ogni continente, dalla gestione del post-emergenza coronavirus. E il turismo è uno dei settori che più ha dovuto fare i conti con le conseguenze di lockdown, difficoltà di spostamenti, timori di chi deve scegliere la meta per le proprie vacanze. Ma se dietro ogni crisi si cela un'opportunità, è di sicuro questo il momento per riscoprire i punti di forza dei singoli territori.

 

Ed è proprio quanto ha fatto la Val di Sole, andando a creare una serie di iniziative che poggiano sulle caratteristiche intrinseche che sempre hanno rappresentato il so territorio: ampi spazi, aria pura, corsi d'acqua cristallini. L'obiettivo dell'estate post-Covid ha infatti permesso di enfatizzare queste peculiarità, trasformandole attraverso idee innovative e mirate in strumenti per garantire la sicurezza e la salute dei propri cittadini e visitatori.

 

La Val di Sole ha colto l’occasione dell’emergenza coronavirus per fare un check della sicurezza e della compatibilità delle esperienze proposte ai visitatori con il distanziamento fisico richiesto dalla comunità scientifica e dalle autorità locali e nazionali. "Attraverso una matrice di analisi, costruita sulla base delle nuove norme di sicurezza previste per la Fase-2, abbiamo verificato quante di quelle esperienze fossero incompatibili con essa", spiega Fabio Sacco, direttore dell’Azienda per il turismo della Val di Sole, Pejo e Rabbi.

 

Tra le voci verificate, l’assenza di contatto fisico e di oggetti da condividere, l’esigenza di dispositivi di protezione, la possibilità di evitare pasti condivisi ed eventuali difficoltà di mobilità per raggiungere il luogo delle esperienze.

Il risultato è stata una ventata di ottimismo, per gli operatori e (si spera) per i turisti che certamente punteranno sulle località montane per garantirsi distanze di sicurezza, insieme a clima mite e aria pura. L’85% delle attività erano già rispondenti a tali direttive o hanno richiesto minimi adeguamenti che saranno pronti per l’inizio della stagione estiva. La conferma dei punti di forza che la montagna ha da sempre, per chi cerca relax, quiete e distanza dallo stress urbano.

Le terme di Rabbi, paradisiaca valle laterale della Val di Sole, nel Parco Nazionale dello Stelvio, in tempi non sospetti ha avviato un programma contro l'iperdigitalizzazione: una serie di attività e pacchetti “Digital detox”. Il fiore all’occhiello di questa strategia in più step sono due percorsi immersi nel bosco per praticare la “park therapy” fisica e mentale. A quello già inaugurato l’anno scorso, se ne aggiunge un secondo quest’anno: un nuovo parco sonoro, dedicato all’ascolto del silenzio e dell’Io interiore. Sette postazioni che richiamano i 7 Chakra delle filosofie orientali. E uno “zaino a sorpresa” con dentro merende biologiche e libri a sorpresa. E il cellulare? Verrà preso in custodia dal personale delle Terme durante i percorsi relax.

 

Tutela e favorisce la crescita dei territori. Permette di scoprire le loro eccellenze e consente di farlo rispettando i luoghi, conoscendone davvero l’essenza, la personalità e la ricchezza di storie, cultura e tradizioni. Se c’è una cosa che l’esperienza da lockdown forzato potrebbe contribuire a diffondere è un nuovo approccio al turismo. Lento, riflessivo, rigenerante. La montagna, in questo senso, parte con una marcia in più. Pochi luoghi hanno la stessa anima ascetica e rilassante. La Val di Sole ha già da tempo avviato questa strada. Quest'anno ha poi costruito degli “esempi di giornata slow” e un elenco di itinerari da trekking revisionati proprio per assicurare di essere perfettamente in linea con le prescrizioni “anti-Covid”.

 

Una particolare attenzione verrà posta sulle infrastrutture per le due ruote. Questo si sta rivelando un ottimo asset di sviluppo per i territori turistici e in particolare per quelli montani. I dati confermano infatti che il numero dei biker e dei cicloturisti in giro per l’Italia e l’Europa è in crescita costante. E i prossimi mesi, complici i bonus governativi previsti in favore della mobilità dolce nel Decreto Rilancio, potrebbero non essere da meno.

Ma da sola, l’infrastrutturazione di un territorio, attraverso piste ciclabili, ciclovie, bike park, sentieri per mountain bike, downhill, una rete di negozi-officine e servizi di mobilità collettiva, non basta. Per garantire una vacanza piacevole ai bikers serve un’altra cosa. Meno costosa ma altrettanto cruciale: un’adeguata consapevolezza su quali siano le norme da rispettare per ridurre il rischio di incidenti, sempre dietro l’angolo soprattutto nei momenti di alta stagione.

Per questo, la Val di Sole, meta apprezzatissima dai cicloturisti, ha costruito un decalogo da destinare loro. Sia che utilizzino la pista ciclabile, sia che preferiscano le strade “normali” o gli oltre 300 km di percorsi in mountain bike della valle trentina. Poche, semplici regole che però troppo spesso sono sottovalutate. Dall’abbigliamento più adatto, al modo di pedalare, quando si è da soli, in gruppo o con bambini, all’atteggiamento da usare sul sellino.

 

Inoltre, la resistenza contro l’omologazione dei gusti provocato dalle produzioni industriali ha contagiato anche il settore caseario. Fra le montagne trentine troviamo alcune delle storie più interessanti per capire come questo approccio “alternativo” si fa sistema. Proprio questo è il concetto chiave per poter rifiutare lo strapotere delle grandissime corporation lattiero-casearie (20 aziende internazionali monopolizzano il comparto): non basta l’impegno del singolo ma occorre costruire una filiera che trasformi il suo impegno in sbocchi di mercato e sostegno al reddito.

In Val di Sole operano giovani casari che producono eccellenze gastronomiche. Come Daniele Caserotti, premiato come esempio di “resistenza casearia” dall'associazione Slow Food, per la produzione del Casolét di malga.

La Val di Pejo inoltre detiene un primato: in essa opera l'ultimo caseificio turnario del Trentino, uno dei soli quattro esistenti nell’arco alpino. Il suo ruolo è cruciale per contenere i costi e far cooperare i produttori garantendo loro di avere “pezzi” pregiati da vendere una volta che il latte è diventato formaggio: il caseificio turnario è diverso dal modello cooperativo perché i soci conferitori non vendono il latte alla cooperativa, ma ricevono un servizio per cui viene loro riconosciuto un certo quantitativo di prodotto trasformato in base al latte conferito. Un approccio che ricalca e formalizza l’usanza antica di mettere insieme il latte di più famiglie e caseificare collettivamente.

Ma casari caparbi e strutture cooperative di produzione non sono sufficienti se non si trovano adeguati canali di vendita che diano il giusto prezzo al prodotto. La Val di Sole ha quindi inventato le aste dei formaggi. Decine di produttori portano le proprie “creature” che vengono vendute al migliore offerente tra appassionati e, soprattutto, ristoratori e chef di grande fama. Risultato: i prezzi raggiungono cifre di tutto rispetto. Dai 200 ai 430 euro per ogni forma.

 

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