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L'Alto Adige guarda alla Germania e cresce di 4 miliardi in più: con le stesse presenze turistiche ''guadagna'' il doppio del Trentino

Dallo studio il Pentagono dello Sviluppo'' della Fondazione Nord Est emergono dati importanti anche in chiave futura. Se la passata classe politica è riuscita a tenere la Provincia di Trento al top in Italia (con l'Alto Adige che cresceva di più grazie anche ai suoi rapporti con i Paesi tedeschi) ora che l'attuale giunta sembra scaricare anche il vicino Sudtirolo e puntare di più sulle vicine region leghiste cosa accadrà?

Di Luca Pianesi - 19 febbraio 2020 - 13:27

TRENTO. L'importanza di rimanere agganciati alla ''locomotiva'' tedesca è tutta nel grafico elaborato nello studio ''Il Pentagono dello Sviluppo'' della Fondazione Nord Est. ''Se si osservano le performance dell’ultimo decennio delle regioni del Nord Est - viene specificato nell'ultimo rapporto che analizza il trend economico della macroarea - salta agli occhi una situazione sotto molti profili anomala: l’Alto Adige-Südtirol. Anomala anche rispetto al Trentino, l’altra Provincia Autonoma del
Nord Est. Ciò che fa sorprendere maggiormente, se si guardano i dati di crescita, non sono tanto i livelli assoluti di reddito o di occupazione, quanto la divergenza negli andamenti rispetto al Nord Est che si osserva a partire dalla crisi economica iniziata nel 2007-8''.

 

 

E infatti se grazie alle politiche provinciali messe in campo negli ultimi dieci anni la Provincia di Trento è stata messa al riparo dal tracollo generale che ha sconvolto il nostro Paese (pur, ovviamente, subendo ripercussioni) mantenendo il Trentino, a pieno titolo, assieme all'Alto Adige, al Veneto, al Friuli Venezia Giulia, alla Lombardia e all'Emilia Romagna nel cosiddetto ''Pentagono dello sviluppo'' italiano, i cugini di Bolzano hanno cambiato passo staccando tutti. Addirittura partendo nel 2006 da una ricchezza prodotta praticamente identica si è arrivati nel 2018 ad un distacco di 3,9 miliardi: con Trento che si è fermata a 18,4 miliardi e Bolzano a 22,3 miliardi. E a far pensare c'è il dato sul turismo: Trentino e Bolzano, grosso modo, hanno lo stesso numero di turisti (circa 33 milioni annui) eppure in Alto Adige il turismo vale 2,36 miliardi di euro e in Trentino 1,15 miliardi

 

 

Lo studio, per giustificare questo divario parla di ''fattore D'': ''È evidente l’estensione a nord, verso l’Austria e la Germania meridionale, del bacino di influenza dell’Alto Adige. Lo stesso esercizio condotto dagli autori per il Trentino mostra una ampia estensione a Sud delle aree di influenza, e solo un limitato sviluppo a Nord''. E ancora: ''Nel 2018, l’ultimo anno per il quale si hanno dati completi, le esportazioni altoatesine verso Germania e Austria coprivano il 44% del totale, contro il 23% in Trentino e il circa il 17% per il complesso del Nord Est''. E per quanto riguarda il turismo lo studio specifica che tra le ragioni di un tale divario ci sono e sulla particolare solidità del turismo altoatesino, accompagnato da politiche pubbliche in tema di gestione ambientale, politiche di istruzione e di promozione, particolarmente lungimiranti''. 

 

 

 

Insomma se il Trentino è riuscito a rimanere tra i migliori d'Italia, resta staccato dall'Alto Adige che è riuscito a capitalizzare al massimo i suoi rapporti con il vicino mondo tedesco. E ora che con la giunta Fugatti il Trentino sembra non voler nemmeno più guardare al mondo altoatesino (''salutando'' gli storici rapporti con i territori germanofoni) per puntare sulle vicine regioni italiane leghiste, di fatto condannandosi a un ruolo da comprimario, questi dati dovrebbero far riflettere ancora di più. E ancora di più dovrebbero far pensare i dati sul turismo visto che l'assessore trentino, Roberto Failoni, continua a dimostrare interesse più per l'apertura di nuovi impianti sciistici (anche in zone totalmente insostenibili come la stazione di Bolbeno che si trova a quota 575 metri dove ha promesso la bellezza di 4 milioni di euro) che su una conversione del turismo locale puntando di più sull'ambiente, le peculiarità del territorio, proposte alternative al solo sci alpino.

 

E la lezione altoatesina dovrebbe anche far pensare in chiave ''riforma'' turistica. Failoni ha annunciato accorpamenti delle Aziende per il Turismo basati prima di tutto sui numeri (si deve raggiungere un tot di presenze altrimenti si finisce per essere inglobati da qualcuno di più grosso) premiando più la quantità che la qualità e mostrando, ancora una volta, un scarsa visione di sistema, perché, come dimostra l'Alto Adige, con lungimiranza, idee e impegno, i numeri possono restare anche uguali ma rendere, economicamente, il doppio a pochi chilometri di distanza. E se la precedente classe politica è riuscita, comunque, a garantire alla Provincia di Trento di restare al top assoluto in Italia per performance economiche e sociali, dandole una prospettiva internazionale grazie all'intuizione dell'Università e dei centri di ricerca, ora il quando futuro sembra molto meno definito

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