Il turismo dell'Alto Adige viaggia al doppio della velocità del Trentino. Gli albergatori: ''Il territorio si conferma al top per l'inverno ma si deve destagionalizzare''
Una diversa velocità che si traduce nella stima di un contributo diretto sul Pil di 1,3 miliardi in Trentino e di 2,5 miliardi in Alto Adige. Il direttore di Asat Davide Cardella spiega le ragioni delle differenze e la direzione del turismo provinciale

TRENTO. Il doppio del flusso turistico, una diversa velocità che si traduce nella stima di un contributo diretto sul Pil di 1,3 miliardi in Trentino e di 2,5 miliardi in Alto Adige. Un paesaggio praticamente condiviso e un'estensione, anche per numero di abitanti, coincidente. Ma la forbice è molto ampia. Nel 2022 25.461.889 presenze negli hotel in provincia di Bolzano a 12.378.998 pernottamenti in quelli di Trento.
C'è stata una ripartenza sul fronte del turismo, soprattutto l'estate scorsa. Il 2022 ha fatto registrare un aumento a doppia cifra rispetto al 2021, ma in flessione in confronto al 2019 da record. L’inverno scorso è stato ancora parzialmente influenzato da restrizioni causa Covid e poi dalle tensioni geopolitiche; aspetti che hanno influito, in particolar modo, sul ridimensionamento delle provenienze dall’estero. Si è un po' faticato a recuperare, anche, il mercato Germania; criticità che non è avvenuta in maniera così marcata in Alto Adige, anche per il vantaggio competitivo della lingua: "Credo che sia stata una fase transitoria", spiega a Il Dolomiti il direttore di Asat-Associazione albergatori ed imprese turistiche della Provincia di Trento, Davide Cardella. "Il turista tedesco cerca l'Italia e il Trentino risponde a questa motivazione".
Intanto si è registrato (sempre se si guarda all'epoca pre-pandemia) al terzo anno consecutivo con segno "meno". A pagare, soprattutto, gli hotel (Qui articolo). E l'ultimo dicembre è stato in leggero calo rispetto al 2019, questo potrebbe generare qualche preoccupazione sul trend generale dell'inverno, stretto tra scarse precipitazioni (soprattutto nevose in montagna) e le varie crisi per l'inflazione e il caro energia.
"L'ultimo report di Federalberghi conferma il Trentino e l'Alto Adige destinazioni top in Italia per le settimane bianche", commenta Cardella. "Per quanto riguarda l’alloggio, gli italiani prediligono l’albergo (27,9%), seguito dalla casa di parenti e amici (21%), dai bed & breakfast (14%) e dal rifugio alpino (12,9%). I dati sono in leggera flessione ma credo che la redditività sia aumentata e questo è l'aspetto più importante: si è lavorato bene per assorbire gli aumenti. A ogni modo l'indicazione è stata quella di adeguare i listini prezzi per fronteggiare l'incidenza dei costi tra inflazione, energia, derrate alimentari e materie prime. Un'esigenza necessaria per garantire la qualità dell'offerta nel settore dell'ospitalità".
Una forte differenza tra Trentino e Alto Adige è stata nel modello di sviluppo. Circa 4 mila hotel e 152.936 posti letto a Bolzano contro le 1.432 strutture e 91.021 posti letto a Trento. La qualità delle strutture ricettive è poi mediamente più elevata. "Nel corso del 2023 - prosegue il direttore di Asat - le strutture a 4 e 5 stelle raggiungeranno per numero quelle di categoria inferiore mentre da noi rappresentano circa il 32% del totale. Una tipologia di categoria che ha, in questo momento, performance migliori e quindi viene ricercata dal cliente finale".
L'esigenza è quella di riqualificare e puntare sull'innalzamento dell'offerta. "Un investimento nella qualità è fondamentale - evidenzia Cardella - non solo in prospettiva Olimpiadi e nei territori che ospitano le gare". Necessario, però, uno sforzo anche pubblico. "Servirebbe l'implementazione di fondi e bandi per supportare queste iniziative e incentivare un volano pubblico-privato. Non è semplice intervenire a fronte delle normative europee stringenti e per evitare di cadere negli aiuti di Stato ma si devono ricercare soluzioni. Ci sono limiti anche nel ricorrere al Pnrr, l'ultimo fondo per esempio destina il 15% al Nord contro il 35% al Sud".
Un'altra differenza? "La libertà e il coraggio, anche architettonico, di saper creare una destinazione nella destinazione. Naturalmente un ampliamento deve avvenire nel pieno rispetto dell'ambiente e del territorio ma in Trentino è più complicato poter prevedere determinati servizi a causa di più vincoli, come una spa all'aperto". Simile invece la tradizione di una gestione familiare, anche se si avverte un problema di ricambio generazionale. "La proprietà in Alto Adige non è stata frammentata: magari un figlio vuole continuare l'attività del padre ma fatica a liquidare i fratelli. E questo rende il passaggio più complesso. E' stato lanciato per fronteggiare questa situazione l'Euregio+ Sgr turismo, un fondo che può ottimizzare e semplificare questo aspetto. Poi la previsione è di potenziare e rafforzare gli strumenti per recuperare il patrimonio degli alberghi ormai dismessi".
Si lavora anche sulla destagionalizzazione. La media della permanenza nel 2022 è di 3,8 giorni. Certo, l'analisi andrebbe poi passata al setaccio tra periodi, picchi e stagionalità ma è indicativo. "Si punta sull'allungamento delle stagioni - dice il direttore di Asat - un aspetto fondamentale e anche Trentino Marketing è molto attiva in questo senso. Bisogna riempire le strutture meglio e non solo nei periodi canonici di altissima stagione per il rischio effetto boomerang tra abbassamento della qualità, anche dell'esperienza del turista in particolare. La strada è tracciata, i primi risultati interessanti ma il percorso è necessariamente lungo".
Un segmento quasi assente in Trentino è legato alle terme, ma orientate al benessere. "Qui l'Alto Adige è in vantaggio per il mondo tedesco, che per cultura e per stagionalità cercano questa offerta. E' sicuramente necessario un cambio di passo nella concezione di benessere e cura: ci sono ragionamenti e percorsi per arrivare a sviluppare questo mercato ma ci sono anche difficoltà oggettive da superare. A ogni modo questo è un tema trasversale che deve saper coinvolgere tutto il sistema trentino perché non riguarda solo il turismo".
Più turismo significa, anche, costi più elevati per i residenti. Prezzi più alti per bar e per ristoranti, ma anche sulle case e sui trasporti, sul consumo dell’acqua per alimentare wellness e piste da sci. "Il Trentino e l'Alto Adige sono già ai vertici in Italia per il costo della vita - spiega Cardella - l'ultimo report posiziona Trento in testa alla classifica per la crescita dell'inflazione. Piuttosto il flusso turistico genera produzione di reddito che si riversa sul territorio anche in servizi e welfare per i meccanismi dell'autonomia".
Un nodo, ormai strutturale, per il turismo è legato alla difficoltà nel reperire gli stagionali. Fatica meno Bolzano e c'è una certa differenza tra Alto Adige e Trentino sugli stipendi. "E' stato recentemente firmato un contratto integrativo che prevede stipendi migliori, assistenza sanitaria e la previdenza pensionistica ma c'è un problema sociologico e demografico. Non bastano buste paghe più alte e bisogna lavorare per rendere i settori che necessitano di personale più attrattivi. Un problema poi è la residenzialità e la difficoltà nel trovare gli alloggi, in particolare soffrono le zone del Garda, della val di Fassa e di Campiglio".
E il decreto flussi non sembra sufficiente a rispondere sul fabbisogno di stagionali. Il provvedimento del Governo Meloni fissa una quota massima di ingressi a 82.705 unità, di queste 44 mila sono riservate ai lavoratori stagionali. Quote che poi devono essere ripartite tra i vari territori. Nel 2022 alla Provincia di Trento vennero assegnate, per esempio, 1.750 quote per lavoro stagionale (più 100 pluriennali) e 50 quote per lavoro subordinato non stagionale nel settore dell’autotrasporto merci.
"Il tasso di disoccupazione in Trentino è basso quindi bisogna guardare fuori provincia. Ma le quote non sono sufficienti a soddisfare tutte le domande: si potrebbe pensare a una corsia preferenziale per il personale qualificato e formato ma se un dipendente viene dall'estero è ancora più importante allungare le stagioni, altrimenti l'offerta non è attrattiva. A ogni modo qui serve una politica di sistema provinciale per reclutare la forza lavoro perché il problema non riguarda solo il turismo", conclude Cardella.












