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Trento
06 ottobre | 06:00

Crisi climatica e inverno demografico, il futuro del turismo nella silver economy? "Dal museo dell'alpinismo a quello del vino: l'adattamento è anche caratterizzarsi"

Il turismo provinciale è un comparto forte e solido ma ha ancora una prospettiva di marginalità. Il direttore di Asat: "Il prezzo medio per una camera con trattamento di colazione è di 170 euro circa con picchi di 190 euro, in particolare nella zona del lago di Garda. L'Alto Adige viaggia al doppio della velocità". E il segmento legato alle fasce più anziane della popolazione può essere il futuro? "C'è tempo e disponibilità di denaro ma alcuni servizi devono essere potenziati come il medico turistico"

TRENTO. Il contrasto agli effetti della crisi climatica, in particolare sulle possibili ripercussioni che potrebbero affrontare la maggior parte delle destinazioni sciistiche, e il rafforzamento dei processi di destagionalizzazione, anche come risposta ai picchi di flussi di determinate settimane dell'anno. Queste le sfide principali del turismo in Trentino. Ma c'è un'altra dinamica all'orizzonte e che, oggi, appare ancora poco considerata: l'invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite, l'inverno demografico.

 

L'estate - secondo i dati preliminari elaborati tramite HbenchMark - si avvia a essere positiva. Un bilancio è stato tracciato al Tavolo azzurro ai presidenti delle Aziende per il turismo del Trentino dall'assessore Roberto Failoni con il dirigente generale Romano Stanchina, il direttore operativo di Trentino Marketing Paolo Pozzi e Giulia Dalla Palma, head of Ata & Destination Development di Trentino Marketing. Una crescita complessiva delle presenze estive pari al 2% rispetto al 2024 trainati da un +8% del mercato estero e una conferma dei dati di quello italiano.

 

Si conferma il trend positivo, un comparto in salute. E anche per questo le destinazioni sono chiamate a riflettere sul futuro a causa di inverni sempre più difficili sul fronte delle temperature più elevate e stagioni più secche. Una risposta in questo momento è nel potenziamento dei sistemi di innevamento e della capacità di accumulare acqua. Ma non c'è solo la crisi climatica, il rischio è quello di un progressivo calo dei clienti a causa dell'invecchiamento dei fruitori che non possono scendere in pista per sempre. Il ricambio generazionale non è scontato tanto nei numeri quanto nei "gusti" che cambiano. Per questo si punta sull'internazionalizzazione ma a livello europeo la situazione demografica non è poi molto diversa.

 

"L'adattamento alla crisi climatica è sicuramente un discorso sul tavolo ma non è un processo lineare e quindi è complesso pianificare le strategie", le parole di Davide Cardella, direttore di Asat-Associazione albergatori e imprese turistiche del Trentino. "Le destinazioni presentano peculiarità e vocazioni, ogni area deve trovare un proprio modello in una cornice generale. Serve tempo e pazienza".

 

L'obiettivo della destagionalizzazione "risponde anche a questa esigenza di sviluppare un settore capace di lavorare quasi tutto l'anno per arrivare a proporre un comparto ancora più stabile e solido, anche dal punto di vista occupazionale", continua Cardella. "In questo modo si può anche avere una migliore gestione dei flussi e mantenere alta la qualità tanto delle esperienze dei turisti quanto della vita dei residenti. Rispetto a diverse situazioni, non ci sono in Trentino grandi conflittualità tra locali e visitatori ma non bisogna sottovalutare le potenziali criticità".

 

Gli investimenti sono orientati sulla diversificazione, più facile nelle belle stagioni perché in larga parte ancora da strutturare e perché presenta più margini di manovra. "Si possono rafforzare le attività outdoor tra escursioni e bike park, foliage e i colori dell'autunno, piuttosto che la stagione dei funghi", spiega il direttore di Asat. "Si punta molto anche sul mercato legato al fishing. Un mix tra cultura, natura e vacanza attiva: il Trentino è all'avanguardia ma ci sono ancora margini di sviluppo e di miglioramento".

 

Il turismo per il Trentino rappresenta una parte importante del Pil. Un settore sicuramente forte ma c'è ancora una - bassa - prospettiva di marginalità. "Il prezzo medio per una camera con trattamento di colazione è di 170 euro circa con picchi di 190 euro, in particolare nella zona del lago di Garda", evidenzia il direttore dell'Associazione albergatori e imprese turistiche del Trentino. "L'Alto Adige viaggia al doppio della velocità".  

    

L'outdoor, come la stagione dello sci, porta risultati ma in prospettiva c'è il nodo inverno demografico. Più slow tourism e meno adrenalina? "Ci sono tante possibilità legate alla promozione di una vacanza che si basa sul benessere e sugli stili di vita salutari", prosegue Cardella. "Questo segmento è emerso con ancora più forza con l'epidemia Covid. Ci sono investimenti e indicazioni della politica provinciale per puntare in questa direzione".

 

Se quasi tutte le strutture ricettive sembrano moderne sul fronte dell'accessibilità, molto c'è ancora da fare per quanto riguarda un'offerta orientata alla fascia di popolazione più matura. "C'è un interesse perché si tratta di un segmento con disponibilità di tempo e denaro. Nessuna organizzazione però oggi sembra aver avviato un percorso per puntare sulla silver economy. E' un tema in agenda per arrivare preparati in questo comparto specifico perché il Trentino potrebbe giocare carte importanti".

 

Il discorso ruota intorno ai servizi. "Ci deve essere un adeguamento, penso al medico per turisti e per le necessità pediatriche. Rafforzare i collegamenti di bus e navette per tenere ferme le auto: questo incide sulla qualità della vacanza e anche sulla percezione dei residenti". C'è il nodo inverno. Centro benessere e wellness negli hotel ma la diversificazione oggi si appoggia al prodotto neve. Se non c'è per le piste, ecco che manca anche per tante altre attività.

 

"Il fabbisogno è di strutturare di più i servizi indoor. Per esempio centri polifunzionali a servizio degli ambiti come un polo natatorio. Opere che poi possono essere usate anche dai residenti. E poi ci sono quegli spazi che possono fungere da prodotto: una proposta esperienziale e sensoriale legato alle vocazioni del territorio". Alcuni esempi? "Un museo dell'alpinismo in val di Fassa oppure quello del vino in Vallagarina. Le alternative devono essere coerenti e attrattive. In inverno invece si possono replicare alcune attività estive, come le passeggiate guidate, adattate a temperature più rigide e giornate più corte".

 

Il tema dell'invecchiamento della popolazione tocca poi anche il lavoro, un settore che sconta in alcuni casi una scarsa attrattività verso i giovani. I fabbisogni sono elevati e c'è stato un cambio di provenienza degli stagionali. "La qualità della vita in Albania e Romania è migliorata e ora i lavoratori provenienti da quegli Stati trovano occupazione nei propri Paesi d'origine, il futuro è già adesso: i mercati di riferimento sono Bangladesh e Vietnam", conclude Cardella.

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