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L’appello per adottare un filare di Groppello, antica vigna che rischia di scomparire: “I meleti hanno soppiantato questa coltura in quasi tutta la Val di Non”

Il Groppello, antica uva dell’imperatore austroungarico, è stato soppiantato dal commercio delle mele, e ora lotta per la sopravvivenza: così un'azienda locale ha lanciato una campagna per adottare un filare della vigna storica e far conoscere questa storia

Di Laura Gaggioli - 01 December 2020 - 18:10

NOVELLA. Val di Non, terra di mele, ma anche terra di vigne. Cercando bene è infatti possibile scorgerne alcune, nascoste tra boschi colorati e irti pendii montuosi. In queste piccole realtà così scovate, vengono coltivate perle rare, uvaggi che piantano il loro seme nella storia di questo territorio e che chiedono di essere preservati. Come il Groppello, antica uva protagonista dei banchetti dell’imperatore austroungarico Francesco Giuseppe e della principessa Sissi, che oggi lotta per la sopravvivenza. Dalla cantina nonesa Laste Rosse situata nel paese di Romallo, arriva l’iniziativa “Adotta un filare di Groppello”, un progetto per contribuire a salvaguardare un raro vitigno autoctono trentino, considerato l’eroe delle Dolomiti: un territorio unico, difficile da coltivare. Adottando un filare di uva si adotta così un vino di montagna, vivendo l’esperienza di contribuire a produrre il proprio vino.

Lavorare sui terreni di roccia rossa (da qua il nome Laste Rosse) a 700 metri sul livello del mare, significa lavorare su piccoli vigneti che scendono irti sulle sponde del lago di Santa Giustina e che chiedono di essere lavorati a manoSilvia Tadiello e il marito Pietro Pancheri, proprietari della piccola azienda a conduzione familiare, dall’inizio della loro attività, circa 20 anni fa, hanno fatto della passione per la storia del proprio territorio, un’occasione per ripensare il luogo in cui vivono, praticando un’agricoltura sostenibile, anche se impegnativa, e scegliendo di conservare i vitigni autoctoni.  “Il Groppello ha rischiato di perdersi soppiantato dalla coltivazione delle mele - racconta Silvia - solo negli ultimi decenni noi, tra una manciata di pochi coraggiosi agricoltori, abbiamo deciso di affrontare la sfida e piantare di nuovo questa vite, lì dove la sua storia era cominciata, facendone il punto forte della nostra attività commerciale. Nel 2017 però con una grande gelata abbiamo perso tutto il raccolto. Con la vendemmia ormai andata non è stato più possibile far conoscere questo prezioso vino tramite i nostri prodotti e oggi rischia di essere estirpato definitivamente. Questa è la nostra ultima occasione per non dimenticare questa tradizione”.

 

“Si tratta di un progetto simbolo che vuole sensibilizzare le persone e condividere con loro questa realtà - commenta Silvia - perché in Val di Non le vigne le devi proprio cercare, non puoi incontrartici per caso. Con il contributo economico che sarà versato, non andremo a coprire i costi della vigna o del nostro lavoro, ma saremo piuttosto noi che poi ci impegneremo a fare conoscere questa vite a tutte le persone che avranno scelto di preservarne l’identità”.

 

A fronte dei 100 euro richiesti, saranno riconosciute 6 bottiglie di Rosso Groppello, un vino rosso rubino dal profumo di sottobosco e di terra, una di spumante metodo classico dell'azienda, una "Wine trekking", visita in cantina con degustazione e una donazione di 5 euro a beneficio dell’Associazione Slow Food, così come la possibilità di tanti altri sconti. 

 

“Adotta un filare” significa quindi impegnarsi per 12 mesi nella salvaguardia di un prodotto raro con un vero patto di adozione: verrà firmato un vero contratto, posta una targhetta con il nome della persona benefattrice sulla testata del filare adottato, creata a mano una mappa che rappresenterà il luogo del filare scelto e inviate immagini e video che andranno a raccontare la vita della vigna, passo dopo passo, con il cambio delle stagioni. "Speriamo possa essere un esempio e che sia di stimolo anche per altri produttori a intraprendere questa strada e continuare insieme questa tradizione" conclude Silvia.

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