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Quaranta docenti dell'Università della terza età scrivono alla Pat, don Farina: ''Preoccupa il vuoto di comunicazione della Fondazione Demarchi''

C'è fibrillazione all'interno dell'Università della terza età e del tempo disponibile per le azioni intraprese dal Consiglio d'amministrazione, tanto che 40 docenti hanno deciso di scrivere al presidente Fugatti, all'assessora Segnana agli assessori Franzoia e Bungaro, così come alla Federcoop per manifestare il proprio malcontento sulla direzione intrapresa dalla Fondazione per il futuro di questa realtà molto apprezzata nel panorama trentino

Di Luca Andreazza - 21 giugno 2020 - 19:41

TRENTO. "L'Università della terza età e del tempo disponibile è tra le strutture più significative del nostro territorio". Così don Marcello Farina, che aggiunge: "In questi 40 anni è cresciuta per essere presente in città e nelle valli. C'è però una mancanza di comunicazione e di condivisione da parte di Piergiorgio Reggio, presidente della Fondazione Franco Demarchi". 

 

C'è fibrillazione all'interno dell'Università della terza età e del tempo disponibile per le azioni intraprese dal Consiglio d'amministrazione, tanto che 40 docenti hanno deciso di scrivere al presidente Maurizio Fugatti, all'assessora Stefania Segnana, agli assessori comunali Mariachiara Franzoia e Corrado Bungaro, così come alla Federcoop per manifestare il proprio malcontento sulla direzione intrapresa dalla Fondazione per il futuro di questa realtà molto apprezzata nel panorama trentino.

 

Una lettera firmata da Stefano Benedetti, Federica Botta, Lorenzo Brigadoi e Alide Capellari, Ruggero Cappello, Antonio Carlini, Maria Stefania Cocco, Paola Collini, Alessandro De Bertolini e Sabrina Della Ferrera, Maria Elena Fiori, Katia Fortarel, Luciana Grillo, Antonio Iovene e Christian Lavarian. E ancora Antonio Lurgio, Emanuela Macrì, Mattia Maistri, Chiara Marsilli e Pietro Marsilli, Fabrizio Mattevi, Francesca Moser, Osvaldo Negra, Roberta Palunbo, Gabriele Pegoretti e Fabio Pipinato, Elisa Piras, Carlo Andrea Postinger, Orianna Prezzi e Silvia Rosati, Antonio Scaglia, Paolo Spagni, Lucia Togni, Claudio Torboli, Marta Villa e Annely Zeni.

 

"Non c'è nessuna prevaricazione da parte mia in questo gruppo molto compatto - prosegue don Farina - quanto c'è una condivisione totale con i colleghi. E' legittimo trovare una nuova veste per Utetd e cercare di ampliare l'utenza. Si può progettare qualcosa di ulteriormente possibile, ma a mancare è una adeguata comunicazione con i docenti, i quali hanno poi una responsabilità diretta verso le persone. La richiesta è quella di un coinvolgimento per costruire insieme un'eventuale nuova terza età".

 

L'Utetd è considerata un'eccellenza trentina, riconosciuta anche a livello nazionale, un ente che coinvolge circa 350 docenti e propone un prezioso servizio a circa 7 mila persone distribuite tra Trento e le 78 sedi periferiche per un'articolata e variegata offerta didattica che conta 800 tra corsi e conferenze.

 

"Un grandissimo patrimonio costruito nel tempo - prosegue il docente da oltre 30 anni di storia e filosofia - un'esperienza umana splendida e insostituibile: donne e uomini che vogliono allargare il proprio orizzonte culturale. E un importante confronto generazionale perché gli iscritti abbracciano un'età che va dai 40 ai 90 anni. E' una coinvolgente e intensa esperienza relazionale. Convivialità e conoscenza sono contemporaneamente mezzo e fine".

 

Ora, però, tutto sembra in discussione. Il presidente ha parlato spesso di un cambiamento di questa istituzione: denominazione, eliminazione età minima, coinvolgimento di altri ceti sociali, innovazione della didattica, degli orari della stessa, mutamento dell’attività

per la sede di Trento e per quelle periferiche.

 

"Le proposte sono state condivise solo in parte - continua don Farina - si è espressa l'intenzione di modificare sostanzialmente progetto e staff, senza però far seguire un documento ufficiale. Stessa sorte anche per l'iniziativa avanzata al Cda di istituire un Comitato didattico scientifico, composto da docenti dei vari ambiti per collaborare nel tracciare e mettere in atto le linee strategiche di programmazione, azione e innovazione al fine di rispondere ai mutamenti socio-culturali in corso, così come ai bisogni in continua evoluzione che il territorio esprime".

 

Un ruolo, poi, affidato a esperti esterni. Non solo, anche l'organizzazione per celebrare i 40 anni della fondazione dell'Università della terza età e del tempo disponibile sarebbe stata affidata in esterna, senza coinvolgere il corpo docente. A questo si aggiunge la disponibilità manifestata dal numero uno della Fondazione di mettere a disposizione le aule della sede di piazza S. Maria Maggiore per le scuole che necessitano di spazi nel prossimo autunno per rispettare le disposizioni Covid-19.

 

"Ci sono evidenti incongruenze - evidenzia il docente - si vuole ampliare l'offerta formativa, ma intanto si potrebbero cedere le aule. Questo senza sapere il futuro dell'Università e il fabbisogno di spazi per portare avanti le attività all'interno delle normative legate all'emergenza sanitaria. Ci sono ipotesi e nessun documento, i progetti sono sempre evanescenti. E questo crea incertezza nel corpo docenti che tengono in grande considerazione l'evoluzione dei bisogni della terza età".

 

Il rischio è quello di snaturare le radici del progetto Utetd, ma anche quello di non essere in grado di offrire un programma didattico. E anche questa realtà si è confrontata con l'emergenza coronavirus per riuscire a rimodulare l'offerta formativa nel lockdown e adeguarsi alle nuove dinamiche: 17 laboratori online, podcast e canale Youtube. "Un folto gruppo di docenti è stato formato per utilizzare le piattaforme a distanza e realizzare video. Le nuove condizioni hanno richiesto una riflessione e un approfondimento di metodologie innovative adatte ai nuovi strumenti e mezzi di comunicazione".

 

E' stata effettuata anche una mappatura dei 7 mila iscritti per comprendere le abilità tecnologiche e individuare un'offerta didattica che possa includere tutti i beneficiari. "La sperimentazione - dice don Farina - ha prodotto buoni risultati e un ottimo feedback dagli utenti, ma è stata sospesa dal Cda a fine aprile, senza alcuna motivazione ai docenti coinvolti. E siamo all'oscuro di come si intenda procedere. Preoccupano questo vuoto comunicativo, l'assenza di contatti diretti, il non-detto: sono dati di fatto concreti che esprimono il metodo di lavoro di questo Consiglio d'amministrazione che sembra non considerare i docenti interlocutori degni di attenzione". 

 

E don Farina risponde anche alla lettera inviata ai docenti da parte del presidente Reggio. "Non c'è comunicazione - conclude il docente - tante parole e qualche uscita impropria. Nessun confronto e pochi documenti da valutare. I professori vorrebbero fare la propria parte e portare avanti proposte: l'Utetd è un tesoro di umanità da accrescere, rinnovare e, insieme, tutelare e costruire. Non è facile essere un insegnante in questa realtà: il confronto con le attese e le reazioni dei corsisti è alto, così come il bagaglio di saperi e riflessioni, snodi esistenziali e sapienze interiori devono essere coltivate: per molti cittadini è un modo per non isolarsi e mantenere rapporti sociali".

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