“Il Centro sociale è un esempio virtuoso di rigenerazione del patrimonio urbano inutilizzato, no allo sfratto”. La lettera a sostegno degli attivisti del Bruno
Dopo le richieste di sfratto che arrivano da Lega e Fratelli d’Italia per sostenere il Centro sociale Bruno è stata sottoscritta una lettera aperta indirizzata a Fugatti e Ianeselli, tra i firmatari ci sono: Quinto Antonelli, Francesco Filippi, Domenica Primerano, Maria Vittoria Barrella, Walter Nicoletti, Alberto Tomasi, Fabrizio Rasera, Camillo Zadra e Michele Toccoli

TRENTO. Recentemente, per via di alcune interrogazioni presentate da Lega e Fratelli d’Italia (entrambi i partiti fanno parte della maggioranza che governa in Trentino), si è tornati a parlare di un eventuale sgombero del Centro sociale Bruno. Dopo varie prese di posizione ora arriva anche una lettera aperta che si schiera dalla parte degli attivisti. La missiva è indirizzata al presidente della Provincia Maurizio Fugatti, al sindaco di Trento Franco Ianeselli e a Patrimonio del Trentino, .
“Il Centro sociale Bruno – si legge in un passaggio della nota – è un esempio virtuoso di come si possa rigenerare il patrimonio urbano inutilizzato e a rischio di degrado per promuovere la partecipazione giovanile ma non solo”. Tra i firmatari ci sono: Quinto Antonelli, Francesco Filippi, Domenica Primerano, Maria Vittoria Barrella, Walter Nicoletti, Alberto Tomasi, Fabrizio Rasera, Camillo Zadra e Michele Toccoli. Nel frattempo si raccolgono anche nuove sottoscrizioni (basta una mail a conilcentrosocialebruno@gmail.com).
Di seguito il testo integrale della lettera
In seguito al dibattito avvenuto in Consiglio Provinciale alla fine del mese scorso ci siamo domandati se dobbiamo davvero aspettarci lo sgombero forzato dello stabile? Vedremo le forze dell’ordine abbattere porte e finestre per scacciare coloro che si insiste a chiamare abusivi? E tutto ciò in una città civile come Trento?
Quattro anni fa, nel 2019, quando per la prima volta venne intimato lo sfratto scrivevamo con apprensione che ciò avrebbe provocato la chiusura di uno dei pochi luoghi di aggregazione giovanile esistenti in provincia.
Possiamo di nuovo sottoscrivere quelle righe:
“Il Centro sociale è diventato in questi anni un luogo di cultura e socialità, con la presentazione di libri (non solo di politica, ma anche di economia, storia, letteratura), spettacoli teatrali, dibattiti, approfondimenti teorici (nell’assenza di “scuole di partito”). Gli spazi sono stati utilizzati per l’integrazione dei rifugiati con i corsi di italiano, per l’accoglienza di persone senza tetto, per ospitare altre associazioni come i gruppi d'acquisto solidale e popolare.
Il fatto che il Centro sociale Bruno faccia riferimento ad una concezione del mondo che, sbrigativamente, chiamiamo di sinistra non può e non deve essere di ostacolo per una amministrazione di diverso colore politico. La vita democratica, per sua stessa natura, prevede una moltiplicazione delle testimonianze (e delle militanze) politiche e ideologiche, una disseminazione di luoghi di socializzazione, mai, in nessun caso, una sottrazione. Tanto che nel caso di chiusura del Bruno, la perdita, l’impoverimento culturale e politico, sarebbe dell’intera società trentina, non solo e non tanto di una sua parte.
Pensiamo inoltre che il Centro sociale Bruno interpreti un modello di associazionismo culturale diverso e un modo differente di rapportarsi con l’ente pubblico, ovvero capace di sottrarsi alle costrittive logiche del contributo”.
Scrivevamo inoltre, a proposito di “abusivi” che l'edificio che oggi ospita il Bruno era stato fino al 2013 uno spazio abbandonato e cadente: dato in comodato d'uso all'associazione Commons, è stato recuperato con il lavoro volontario dei soci. Da questo punto di vista era ed è dunque un esempio virtuoso di come si possa rigenerare il patrimonio urbano inutilizzato e a rischio di degrado per promuovere la partecipazione giovanile (ma non solo).
Nel 2019 lo sfratto era legato ad un piano di riqualificazione dell’intera zona rimasto sospeso. Nel 2022 lo sgombero forzato si profila come una prova di forza priva di pratica utilità (stando alle stesse dichiarazioni del vicepresidente Tonina).
Ci chiediamo se non ci sia un modo più costruttivo, più civile, più maturo, per ricomporre il conflitto. Un confronto tra il sindaco Ianeselli, Patrimonio del Trentino e il presidente Fugatti, ad esempio, potrebbe portare ad una permuta gratuita di proprietà (come avvenuto con altri stabili della città) o a qualche altro accordo che permetta la sopravvivenza di un Centro, indispensabile antidoto alla disgregazione sociale così preoccupante anche in Trentino.













