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Vivere in una bolla con la speranza di uscirne tutti insieme e più maturi

Per le "Storie di quarantena" proposte da Arci con Il Dolomiti media partner oggi pubblichiamo la bella e intensa lettera di una quindicenne che frequenta il liceo di Rovereto. Quello che le manca e ciò che sta imparando: frenare la corsa verso successo, ricchezza e potenza per godere del fatto che siamo vivi e liberi

Pubblicato il - 23 marzo 2020 - 13:58

TRENTO. Nell'ambito dell'iniziativa “Storie dalla quarantena-Lettere ai tempi del coronavirus” lanciata da Arci del Trentino e che conta ildolomiti.it come media partner, riportiamo una nuova lettera giunte all'indirizzo trento@arci.it. Il progetto punta, alla conclusione dell'emergenza, a raccogliere i migliori racconti, lettere, disegni e fotografie, su storie nate dall'esperienza della quarantena forzata a cui ci costringe l'emergenza sanitaria in atto, con lo scopo di “creare memoria” della situazione eccezionale che stiamo vivendo. Il tutto verrà raccolto in un ebook.

 

 Detto ciò, come si può partecipare? Per chi volesse basta inviare i file all'indirizzo trento@arci.it, specificando i proprio dati (nome, cognome, residenza, mail, telefono) oltre al titolo dell'opera. Tutti gli autori conserveranno la proprietà dei diritti, a patto che non siano già stati pubblicati o ceduti a case editrici, e permettendo così ad Arco Trentino la pubblicazione del racconto a titolo gratuito nell'ebook, sul sito e i social di Arci del Trentino, delle associazioni affiliate e su ildolomiti.it ed eventuali altri partner (ciò comunque non precluderà la possibilità, laddove l'autore lo volesse, di pubblicare in futuro la propria opera in cartaceo). Il termine ultimo per l'invio del materiale è il 3 aprile.

 

 Inviando la mail di iscrizione, queste condizioni verranno automaticamente accettate. La partecipazione è inoltre possibile anche attraverso la messa delle proprie opere su facebook e instagram, a patto che si taggino le pagine dell'associazione (@arcideltrentino) e si usino gli hashtag #storiedi40ena, #resistenzevirali e #arci. Questa modalità è consigliata in particolare per i disegni e le fotografie. Anche in questo, taggando l'associazione ed utilizzando gli hashtag, si accetteranno le condizioni del presente bando. 

Per ulteriori info sono disponibili il numero di telefono di Arci del Trentino 0461231300 e l'indirizzo mail trento@arci.it.

 Ecco di seguito la proposta di Martina Mancabelli, una ragazza di 15 anni che frequenta la seconda liceo delle scienze umane "Maffei" di Riva del Garda.

 

 "Oggi è il 20 marzo, il primo giorno di primavera: la stagione del venticello leggero e del sole tiepido,
delle uscite con le amiche in riva al lago, delle lezioni a scuola con le finestre spalancate, dei sorrisi
e della spensieratezza mentre si gusta l'attesa dell'estate… tutte cose che in questo momento
sembrano così lontane da me.

 Non esco di casa dal 3 marzo, è come se intorno a me si fosse creata una bolla, una bolla che mi
protegge dall'angoscia di ciò che sta succedendo fuori, ma che allo stesso tempo diventa sempre più
stretta, sempre più soffocante.

 

 Nella mia bolla ci sono tutte le attività che sto svolgendo in questo
periodo: ascolto molta musica, leggo, faccio scuola online e rifletto, rifletto tantissimo sulla mia vita,
su ciò che avevo, su ciò che sto rischiando di perdere, sul mio passato. Poi c'è la mia famiglia, cavolo
quanto è cambiata la mia famiglia: lo stress nell'aria è palpabile ed ha gravi conseguenze sull'umore
di tutti.

 

 La mia mamma ha i nervi a fior di pelle, ma come biasimarla, tra smart working, mestieri di
casa e figli è molto provata. Mio papà lavora in banca, il che preoccupa un po' tutti, e quando la sera
arriva a casa si rifugia in tutti quei programmi di attualità, ormai monotematici, che non fanno altro
che aumentare la sua tensione
.

 

 I miei fratellini sono troppo grandi per non capire, ma troppo piccoli
per porsi il problema; e infine ci sono io. Io non lo so come sono, a volte sono allegra, a volte sono
triste, a volte mi chiudo in me stessa e penso a quando tutto questo finirà.

 A 15 anni, nella mia immensa ignoranza in campo scientifico e medico, non posso fare altro che
cercare di interpretare il virus attraverso la mia visione astratta e emozionale delle cose: questo
virus, come tutto sulla terra, ha uno scopo, e dal momento in cui lui non può dircelo, spetta a noi
dedurlo. Come la guerra ci ha insegnato la bellezza della pace, questa pandemia nel mio piccolo mi
sta insegnando la bellezza della normalità. La bellezza di tutte quelle piccolezze che prima davo per
scontate, ma che, col senno di poi, così scontate non sono…

 Mi mancano i miei amici, mi mancano i loro sorrisi, i loro sguardi. Semplicemente la loro presenza.
Mi manca la scuola, i miei professori, l'ansia dell'interrogazione, la gioia di quando si prende un buon
voto, la ricreazione, il rumore del gesso sulla lavagna…

 

 Mi manca la pallavolo, la mia più grande passione, le mie compagne di squadra e i miei allenatori. In
questo periodo facciamo delle videochiamate, e la cosa incredibile è che per un attimo mi sembra
che loro siano davvero accanto a me e mi dimentico di ciò che sta succedendo. Una gioia
incontenibile mi pervade fino all'ultimo secondo in loro compagnia, poi però la chiamata finisce: i
loro volti sullo schermo del computer spariscono uno alla volta e ad avvolgermi non c'è più
quell'entusiasmo, ma uno strano silenzio e la malinconia della solitudine.

 Mi manca mia nonna, che abita a qualche chilometro da me, ma che ora come ora sembrano migliaia,
il pensiero di lei sola a casa mi rattrista infinitamente, e vorrei raggiungerla, abbracciarla, ringraziarla.
Vorrei uscire e urlare in faccia a questo virus che deve smetterla di far soffrire tutti, che siamo
stanchi, ma la vita non è un cartone animato e l'unico modo che ho per dare il mio contributo è
starmene a casa.

 Quanto mi sta cambiando questa esperienza non lo potete immaginare, e qui concludo la mia
riflessione dicendovi qual è l'ultimo elemento che compone la mia bolla: la speranza.

 La speranza che una volta che questo male sarà finito saremo tutti un po' diversi, un po' più maturi,
un po' meno superficiali. Spero che ognuno di noi possa avere occhi più grandi per vedere la
meraviglia di ciò che ci circonda,
l'importanza di ciò che abbiamo. Spero che aumenti la capacità di
cogliere il bello anche nelle cose più piccole e apparentemente insignificanti. Spero che in ogni
abbraccio, in ogni parola, in ogni gesto ci sia la consapevolezza del fatto che nulla è per sempre e
nulla è scontato.

 Dobbiamo essere grati per ciò che abbiamo e ogni tanto, in questa corsa verso il successo, verso la
ricchezza, verso la potenza che è la vita, fermarci e ringraziare perché siamo vivi e siamo liberi.

 

 

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Edizione ore 19.30 del 05 marzo 2020
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