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Accoltellata in strada davanti alla figlia: “Lui è libero, mentre lei deve nascondersi”. Gea e Non Una di Meno davanti al tribunale per sostenere la vittima

Prosegue il processo che vede imputato l’ex compagno accusato di aver accoltellato una giovane madre sotto gli occhi della figlia minorenne. L’appello delle associazioni: “Saremo davanti al tribunale per sostenere la vittima e tutte le donne che subiscono violenza”

Di Tiziano Grottolo - 08 gennaio 2021 - 18:01

BOLZANO. “Martedì 12 gennaio alle 8e45 vogliamo trovarci nuovamente davanti al tribunale di Bolzano per dare sostegno a M. e lanciare un messaggio di solidarietà e forza a tutte le donne che subiscono violenza, auspicando non ci siano ulteriori rinvii”. L’appello è stato lanciato da Christine Clignon presidente dell’associazione Gea che da oltre 20 anni gestisce il centro di ascolto antiviolenza di Bolzano.

 

Lo scorso 12 ottobre l’associazione Gea aveva già organizzato un presidio davanti al tribunale per una manifestazione “di solidarietà, sostegno e indignazione a favore di M.”, una donna vittima di violenza che nel marzo 2019 venne accoltellata sotto gli occhi della figlia. L’appello sta riscuotendo molto successo e fra le varie adesioni conta anche quella di Non Una di Meno. Secondo quanto ricostruito, la donna, all’epoca 29enne, si trovava a passeggio in via Claudia Augusta, a Bolzano, con la figlia di pochi mesi sul passeggino quando sarebbe stata raggiunta dal marito. I due avrebbero litigato e l’uomo l’avrebbe quindi colpita con un coltello (QUI articolo).

 


 

“La donna – spiegano dall’associazione – aveva denunciato il compagno, aveva chiesto aiuto, aveva paura, e ne aveva tutti i motivi. È stata costretta in seguito ad alta valutazione del rischio da parte del Centro Antiviolenza a rifugiarsi con le proprie figlie in un luogo protetto”. Eppure qualcosa non ha funzionato tanto che sarebbe scaturita un’aggressione in piena regola.

 

Perché il maltrattatore non è stato allontanato prima? Perché nessuno ha dato la giusta rilevanza a tutti i segnali di alta pericolosità?” Si domanda la presidente dell’associazione Gea, che poi aggiunge: “È questa la radice dell’ingiustizia contro la vittima, ma anche contro tutte quelle donne che non vengono credute nella loro paura e che vedono banalizzare le loro violenze subite negli anni anche dal sistema giudiziario stesso, che in primis, dovrebbe garantire la sicurezza di ogni persona”.

 

Come riportato dalla stessa associazione la vittima è ancora costretta a vivere sotto protezione, lontana da casa sua e dalla sua famiglia: “Continuiamo – conclude Clignon – a indignarci di fronte a decisioni, comportamenti e alla mancata applicazione di leggi che legittimano il perpetrarsi della violenza e rendono ancora più lontano quel concetto di giustizia che dovrebbe essere diritto di tutti in una società civile”.

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