Accoltellata, in pieno giorno a Bolzano, davanti alla figlia: “L’ex marito è libero e la vittima è costretta a vivere nascosta”. L’associazione Gea lancia una mobilitazione
L’associazione Gea scende in piazza per sostenere una giovane madre vittima di violenza: “È fondamentale che, due anni dopo il tentato omicidio, una sentenza venga emessa senza ulteriori rinvii e che si ponga fine al mondo capovolto nel quale una donna è costretta a vivere da oltre due anni: lei, vittima, nascosta e il suo carnefice libero”

BOLZANO. Nei prossimi giorni riprenderà il processo contro l’uomo accusato di tentato omicidio nei confronti dell’ex moglie accoltellata lo scorso 1 marzo 2019 a Bolzano, mentre stava passeggiando con la figlioletta. La vicenda ha colpito molto l’opinione pubblica ma non può ancora dirsi conclusa, almeno fino a quando non ci sarà un giudizio definitivo in tribunale.
Da tempo, al fianco della vittima in questo difficile percorso si è schierata l’associazione Gea che da oltre 20 anni gestisce il centro di ascolto antiviolenza di Bolzano. “Come ogni 8 marzo – osserva Christine Clignon di Gea – in molti hanno affermato che la violenza sulle donne non è più tollerabile, ribadito il loro sdegno, espresso solidarietà e fatto molte promesse. Ora si offre la possibilità che una di queste tante promesse possa avverarsi attraverso il sostegno e la vicinanza ad una donna sopravvissuta a violenza domestica”.
Il 25 marzo marzo infatti, alle 14e45, l’associazione scenderà in piazza: “In questa occasione ci ritroveremo di nuovo di fronte al tribunale di Bolzano per chiedere che finalmente dalle parole si passi fatti. È fondamentale che, due anni dopo il tentato omicidio, una sentenza venga emessa senza ulteriori rinvii e che si ponga fine al mondo capovolto nel quale una donna è costretta a vivere da oltre due anni: lei, vittima, nascosta e il suo carnefice libero”.
Come ricostruisce Clignon: “Oltre due anni fa una giovane donna, madre di tre figlie, è stata accoltellata in pieno giorno a Bolzano, davanti alla figlia più piccola con colpi al collo, al volto e all’addome. La vittima aveva già denunciato il marito per maltrattamenti e aveva chiesto e trovato protezione”. Infatti, da poco più di un mese la giovane aveva trovato rifugio con le figlie in una casa protetta ad indirizzo segreto. A causa della violenta aggressione però la donna ha dovuto combattere in ospedale fra la vita e la morte. Dopo una lunga degenza è stata in trasferita un istituto di riabilitazione fino all’estate 2019. E solo a quel punto si è riunita alle 3 figlie. “Il marito – prosegue Clingon – arrestato poco dopo il fatto e accusato del tentato omicidio, è stato scarcerato 6 mesi dopo i fatti, inizialmente con l’obbligo di dimora, ma ora è a piede libero, per decorrenza dei termini delle misure cautelari. Ad oggi l’ex compagna vive con le figlie in un luogo protetto, costretta a tenere segreto il suo indirizzo”.
Nel frattempo, anche a causa della pandemia, il processo ha subito vari rinvii imponendo alla vittima una sorta di secondo calvario. “Questa purtroppo è la realtà a cui vanno incontro moltissime donne che hanno il coraggio di denunciare – conclude Clingon – come Associazione Gea saremo di nuovo presenti in piazza Tribunale per chiedere che questa udienza mandi un messaggio inequivocabile alle donne vittime di violenza: se fate denuncia, le istituzioni vi proteggeranno”.


















