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Acli, il 28º congresso elegge il nuovo consiglio. Il presidente Oliver: "La pandemia aumenta il divario fra ricchi e poveri. Rilanciamo il nostro ruolo"

Si è concluso con l'elezione del nuovo consiglio provinciale il 28º congresso delle Acli trentine (ecco la composizione). Sarà questo a eleggere il nuovo presidente nella giornata di sabato 23 gennaio. Luca Oliver: "La pandemia ha incrementato il divario fra ricchi e poveri. Dobbiamo rilanciare il nostro ruolo"

Pubblicato il - 17 gennaio 2021 - 11:18

TRENTO. Si è concluso con l'elezione del nuovo consiglio provinciale il 28º congresso delle Acli trentine, riunito in modalità online a causa delle restrizioni anti-Covid. L'associazione, che conta 17mila associati con 60 circoli, 36 recapiti e sedi di zona e 180 utenze fra i vari servizi che mette a disposizione, ha così il suo nuovo “parlamentino”, eletto dai 127 delegati e delegate che a loro volta dovranno decidere il rappresentante trentino nel Consiglio nazionale e la delegazione che vi parteciperà.

 

Il nuovo Consiglio – la cui composizione è visibile nell'immagine sottostante – tornerà a riunirsi nella giornata di sabato 23 gennaio per eleggere il nuovo presidente e la nuova presidenza, cioè l'organismo esecutivo ed amministrativo dell'organizzazione.

 

 

Nella sua relazione di apertura, il presidente delle Acli trentine Luca Oliver ha espresso la solidarietà del movimento nei confronti dei giornalisti del Trentino, la cui ultima edizione cartacea è uscita nella giornata di sabato 16 gennaio. La scelta “drastica e senza preavviso” dell'editore, ha detto Oliver, ha “affossato definitivamente uno spazio di libertà, democrazia e pluralismo che rappresentava un laboratorio civile la cui mancanza peserà sul futuro di questa provincia”.

 

Gli effetti della pandemia, determinanti anche nel caso della chiusura del Trentino, sono stati al centro della relazione di Oliver, che ha posto la questione della crisi economica e dell'ampliamento delle diseguaglianze e delle ingiustizie ad essa connesso. “Assistiamo a un preoccupante ampliamento del divario tra una ristretta minoranza di ricchi e moltitudini sempre crescenti di precari, impoveriti, disoccupati. È una situazione che rischia di minare gli equilibri sociali, sindacali e civili del nostro Paese”, ha proseguito il presidente.

 

 

 

 

Da qui, dunque, risulta necessario rilanciare il ruolo delle Acli, sia sul versante del rafforzamento del tessuto sociale e partecipativo nelle nostre comunità, sia su quello del lavoro e dello sviluppo locale. Il progetto “Ricostruire comunità” (qui sotto la mozione), promosso dalla sezione trentina, si pone proprio in questo solco, cercando di rafforzare la presenza dell'associazione nelle città e nei paesi, stimolando la partecipazione non solo dei circoli Acli ma anche del tessuto associativo, delle parrocchie, degli enti intermedi, delle categorie produttive e delle amministrazioni locali, in un percorso condiviso e di coesione sociale, di rilancio dei valori e delle proposte di solidarietà, del mutuo soccorso, della cooperazione e dello sviluppo economico del territorio.

 

 

 

 

Solamente nel sostegno degli strati più deboli della società, colpiti duramente dagli effetti della crisi, le Acli potranno rinnovare il loro ruolo proattivo, salvaguardando i valori cristiani della solidarietà e della promozione del lavoro per dare dignità e pari accesso ai diritti anche ai soggetti meno tutelati della società trentina.

 

Intrecciato al tema della crisi, c'è quello dell'organizzazione interna dei servizi e delle associazioni aderenti alle Acli. A tale riguardo il presidente Oliver ha tracciato il profilo delle nuove Acli, in un piano di vera e propria ri-organizzazione civile. La sfida consiste nel costruire, anche attraverso una nuova sinergia fra servizi e associazioni, un'organizzazione in grado di tutelare, rappresentare e accompagnare il cittadino, il lavoratore, il professionista e le famiglie nel corso di tutta la vita e in tutte le pratiche, nei servizi e nei bisogni che si esprimono nel loro rapporto col lavoro, le istituzioni e le relazioni sociali.

 

 

 

 

Un vero e proprio “salto evolutivo” che necessita di una classe dirigente nuova e formata, più attenta alle nuove professioni e ai giovani e capace di incidere maggiormente sia a livello economico che a livello politico. I prossimi anni saranno dunque decisivi per le Acli, impegnate ad approntare progetti di sviluppo locale grazie alla sintonia fra Circoli, servizi ed Enaip, e a promuovere un modello di welfare di comunità che garantisca il massimo delle prestazioni sociali e sanitarie in una società sempre più indebolita dagli effetti della pandemia.

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