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| 14 dic 2021 | 21:10

Afghanistan, l’allarme delle Ong: “Quest’inverno potrebbero morire di fame fino a 1 milione di bambini”. La vice ministra Sereni: “L’Italia ha destinato 150 milioni di euro per la crisi umanitaria”

Alla conferenza “Afghanistan il futuro negato” è intervenuta anche la vice ministra Sereni insieme a altre realtà, riguardo la situazione attuale nel paese. Crisi economica, insicurezza alimentare e inflazione sono solo alcuni dei fattori che porteranno gli afghani a fuggire: “L’Italia ha destinato 150 milioni all’Afghanistan”

Afghanistan, l’allarme delle Ong: “Quest’inverno potrebbero morire di fame fino a 1 milione di bambini”
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. “Sono 22,8 milioni le persone che quest’inverno in Afghanistan soffriranno di insicurezza alimentare, il che potrebbe portare alla morte di un milione di bambini. Inoltre la crisi economica, che sta portando l’inflazione e la disoccupazione a livelli mai visti e la presenza di gruppi armati organizzati come l’Isis, avranno molte ripercussioni sulle persone, che cercheranno di lasciare il Paese. È necessaria una riflessione sul domani dell’Afghanistan, che è già molto fragile e instabile”. Questa è la cornice dell’attuale situazione in Afghanistan, che emerge dalle parole di Giovanni Visone, referente di Intersos e Link2007, all’incontro “Afghanistan il futuro negato”, che si è svolto al Muse di Trento. Oltre agli interventi di diverse realtà, era presente anche Marina Sereni, vice ministra agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale. L’evento ha voluto riaccendere i riflettori sull’emergenza dell’Afghanistan, anche con le fotografie di Giuliano Battiston di Afgana, una rete informale di Ong.


“Sono tre gli aspetti che meritano una riflessione – ha proseguito Visone – innanzitutto deve essere promosso il dialogo per gli aiuti umanitari e ogni volta che questo non avviene per tutti gli attori è una sconfitta, il che significa dialogare anche con i talebani. Secondo, la scelta politica di congelare i fondi internazionali sta avendo ripercussioni troppo forti sulla popolazione, soprattutto sulla parte più vulnerabile. Terzo, è necessario riflettere sulla capacità e gli strumenti del nostro Paese per poter aiutare: l’Italia può svolgere un ruolo anche su questo”.

 

Dal canto suo Battiston ha sottolineato che “la crisi umanitaria è anche la crisi dei diritti quindi della società civile, la portata reale può essere compresa solo attraversando l’Afghanistan dalle campagne alle città”.

 

Nel suo intervento la vice ministra Sereni ha ribadito che sono stati commessi anche tanti errori: “In questi 20 anni non abbiamo costruito istituzioni e uno Stato credibili per la società afghana, che è molto complessa, ma siamo riusciti a seminare molte cose che hanno dato luogo a una società civile. C’è da riflettere sul passato”.

 

 

Sereni ha confermato inoltre che “l’Italia ha destinato 150 milioni di euro all’Afghanistan, di cui 120 milioni in progetti di assistenza umanitaria, affidandoci alle agenzie Onu”. La comunità internazionale infatti “non può permettere il collasso economico e sociale dell’Afghanistan o che il Paese diventi una piattaforma per il terrorismo o di traffici illeciti”.

 

Un altro punto è la flessibilità: “Noi sappiamo che l’emergenza più grande è dentro l’Afghanistan – ha dichiarato la vice ministra – ma aumenteranno i flussi in uscita verso Iran, Pakistan e altri Paesi limitrofi, che potrebbero dover sopportare un’emergenza umanitaria nuova”. Tutti gli interventi poi “dovranno avere un’attenzione specifica alle donne perché sono le più in difficoltà, essendo vittime di ritorsioni e violenza, già prima dell’arrivo dei talebani”.

 

Secondo Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo e di Unimondo, non è solo una questione geopolitica, perché in ballo c’è la vita di molte persone. “È importante tenere i riflettori accesi su tutta questa vicenda – ha sottolineato – ma è necessario aprire una riflessione su ciò che vogliamo come Paese democratico. Siamo sicuri di aver creato la società civile che volevano gli afghani? Ora dobbiamo decidere cosa fare da qui in avanti”.

 

Nel frattempo in Italia, il 25 agosto, è stato costituito un tavolo permanente di confronto sull’Afghanistan: “Stiamo lavorando sulla questione accoglienza ha confermato Sereni – dovremo continuare a occuparcene per molto tempo. Ci consentirà di aggiornare e adattare i nostri interventi attraverso un monitoraggio”.

 

In sostanza, secondo la vice ministra,  non ci sono le condizioni “per un riconoscimento delle autorità talebane perché non è un governo inclusivo. Pragmatismo e realismo dicono che dobbiamo ingaggiare le autorità talebane sulla transizione in corso”. I talebani sono consapevoli “di non poter governare senza gli aiuti internazionali” ed è per questo che “la comunità internazionale sta discutendo lo sblocco dei finanziamenti e della liquidità. Con gli aiuti umanitari disponibili deve almeno riuscire a pagare gli stipendi ai servizi pubblici fondamentali, senza passare per la casse dei talebani, per garantire i servizi essenziali alla popolazione”.

 

La vice ministra parla di “oltre 5mila persone salvate, in maggioranza afghani, ma anche collaboratori e persone impegnate con le Ong italiane – racconta – dopo il 27 agosto abbiamo fatto uscire alcune centinaia di persone, tra cui quelli con doppia cittadinanza o per ricongiungimenti familiari, studenti di alcune università italiane, sportivi”. Sono ancora tante le persone da evacuare. “La guerra non è mai uno strumento di risoluzione – conclude Emanuele Giordana di Afgana – dobbiamo imparare dagli errori. L’aiuto umanitario non può essere una leva, va dato e basta”.

 

Da ricordare che la Giunta ha approvato di recente un finanziamento per l’accoglienza sia di siriani che di afghani. A settembre era stata infatti approvata all’unanimità una mozione proposta da Sara Ferrari del Partito Democratico, per aprire un corridoio umanitario trentino, sulla scorta dell’esperienza maturata con il corridoio dei profughi siriani.

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