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Cambiamenti climatici, la manifestazione silenziosa di Giulia e Jacopo, scesi in strada per chiedere un cambiamento del sistema: “Abbiamo paura per il futuro”

E' successo questo pomeriggio (12 giugno) in via Mazzini dove Giulia e Jacopo, due studenti di 21 e 23 anni, hanno manifestato 'in silenzio', consegnando ai passanti una lettera per chiedere un futuro migliore per il mondo

Di Marianna Malpaga - 12 June 2021 - 16:23

TRENTO. Una manifestazione silenziosa in via Mazzini, sotto il sole di questo pomeriggio (sabato 13 giugno). È una “rebellion of one”, come vengono chiamate le manifestazioni condotte dai singoli, quella che Giulia, 21enne studentessa di musica, e Jacopo, 23enne studente di sociologia, hanno scelto di portare avanti per spiegare la loro paura per un “futuro compromesso dai cambiamenti climatici”.

Il motivo della loro protesta è spiegato in maniera dettagliata in una lettera che Giulia, seduta per terra, ha consegnato ai passanti che si sono incuriositi vedendo la scena. “Ho scelto di non interagire, oggi, se non attraverso ciò che ho scritto”, spiega la ragazza.

 

“La nostra è una manifestazione che vuole mettere il focus sulla sofferenza della gente – dice Jacopo -. Alcune persone che sono passate di qui hanno detto: ‘Guardate che io devo lavorare, e non ho tempo per queste cose’. Però io, da essere umano, non riesco davvero ad accettare questa situazione di negligenza e di indifferenza verso il nostro futuro. L’indifferenza non ci salverà. Ci salverà agire tutti e tutte insieme. Prima lo capiamo, meglio è. Abbiamo scelto di manifestare come singoli, dal momento che solitamente i movimenti sono visti come i luoghi dell’estremismo, dove si radunano ‘quelli che rompono le palle’”.

Vogliamo comunicare la nostra paura – aggiunge Giulia -. Io, Giulia, ho paura per il mio futuro, per quello dei miei figli e delle generazioni future. Perciò rimarrò qui fino a questo pomeriggio”. Tante persone che sono passate per via Mazzini hanno accettato la lettera scritta dalla studentessa 21enne. “Sento che ci sono tante persone che condividono i miei timori”, dice.

 

Ecco la lettera di Giulia in versione integrale:

 

“Ti ringrazio per aver accettato la mia lettera.

 

Mi vedi ora sulla strada con un cartello addosso. Voglio parlarti di cosa mi porta a farlo. Sono qui perché ho paura. Paura di un futuro minacciato dai cambiamenti climatici. Come riporta l’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), gli effetti del surriscaldamento globale di origine antropica sono di anno in anno più preoccupanti.

 

L’IPBES (Gruppo Intergovernativo sulla Biodiversità e i Servizi Ecosistemici) parla di collasso di interi ecosistemi e di estinzione di migliaia di specie viventi.

 

Già oggi migliaia di persone sono costrette a lasciare il proprio Paese a causa dei cambiamenti climatici. Carenza di cibo e acqua, disastri ambientali causati da inondazioni, incendi e tifoni forzano la migrazione di un sempre maggiore numero di persone.

 

Ondate di caldo anomalo, alluvioni, scioglimento dei ghiaccia, aumento in frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi (fra tutti, la tempesta Vaia nell’ottobre 2018) sono fenomeni che sperimentiamo sulla nostra pelle e che mostrano chiaramente che la crisi climatica non risparmia nemmeno questa parte fortunata del mondo.

 

La scienza ci dice però che è ancora possibile intervenire: le emissioni devono essere ridotte da ora e velocemente. Per farlo servono piani dettagliati e precisi, con date, misure specifiche, destinazione di fondi. Non bastano le dichiarazioni di intenti generiche e a lungo termine sulla riduzione delle emissioni climalteranti, per di più se senza vincoli di realizzazioni in tempi brevi (vedi ad esempio le promesse di “neutralità climatica entro il 2050”).

 

È richiesto un cambiamento di sistema che al momento solo chi sta ai vertici ha il potere di mettere in atto. Sono necessarie scelte lungimiranti, coraggiose, e per certi versi scomode: abbandonare le fonti di energia fossile, ridurre al minimo le attività climalteranti.

 

Ciò che mi spaventa di più è che queste scelte non vengano fatte. Ho paura a pensare che coloro che possono davvero cambiare le cose – governi, banche, istituzioni, grandi aziende… - scarichino le proprie responsabilità sulle persone singole; i report scientifici più attendibili indicano che, per quanto importanti, i comportamenti individuali da soli non bastano ad arginare gli effetti in atto della crisi climatica.

 

Ho paura che la Transizione Ecologica possa ridursi ad un’operazione di facciata, per cui sembra che si stia facendo tutto il possibile quando invece così non è. Ho paura che i cambiamenti necessari siano continuamente procrastinati nella speranza che in qualche modo la tecnologia risolverà tutto.

Infine ho paura che non si agisca per tempo e che si giunga ad un collasso climatico con effetti devastanti e irreversibili.

 

Conosco personalmente chi sceglie di non avere figli per il timore della crisi senza precedenti che questi dovranno affrontare.

 

So che stando seduta qui posso essere oggetto di derisione, insulti, minacce, ma il senso di pericolo che avverto rispetto all’imminenza della crisi climatica mi dà tutto il coraggio per azioni come questa.

 

Sento con urgenza il bisogno di manifestare e condividere la mia paura, che è mia, ma che è di tanti. Forse leggendo queste cose potresti sentirti spaventato come me, oppure arrabbiato, frustrato, impotente. Potresti anche credere che la mia paura sia sciocca, essere indifferente o persino infastidito dal mio gesto.

 

Rispetto in ogni caso il tuo punto di vista. Non è questione di cambiare o meno il mondo, perché il mondo è destinato a cambiare in ogni caso; possiamo decidere come, anche se il tempo a disposizione è poco. Ho fiducia che siano possibili cambiamenti repentini e su larga scala, in grado di assicurare a tutti un futuro migliore e resiliente.

 

Ho fiducia che con una maggiore informazione pubblica e con un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politiche riusciremo a spingere chi ci governa a cessare la distruzione degli ecosistemi e fare invece scelte necessarie per il futuro che meritiamo.

 

Con amore e con rabbia,

Giulia”

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