Come scegliere lo spumante per la fine dell’anno? Dalle etichette più blasonate alle novità del momento
Vini con le bollicine, spumanti di facile approccio, altri molto ‘riservati’, da gustare a tutto pasto, senza lo spreco plateale del ‘botto’ a san Silvestro. Ma come orientarsi nella scelta dell’ultimo momento?

TRENTO. Sono già sistemate nei frigoriferi di casa, pronte per essere stappate allo scoccare dell’imminente chiusura del 2021. Bottiglie con vini decisamente vivaci, messe in frigo e non sul balcone, causa l’insolita ‘calura’ di fine anno. Tutte opportunamente selezionate, scelte in base al giusto rapporto prezzo/qualità. Perché il botto del tappo che si stacca dal collo della bottiglia è la colonna sonora delle feste. Che anche quest’anno saranno prevalentemente ‘edizioni casalinghe’ dato l’avanzare dell’insidia pandemica.
Vini con le bollicine, spumanti di facile approccio, altri molto ‘riservati’, da gustare a tutto pasto, senza lo spreco plateale del ‘botto’ a san Silvestro. Ma come orientarsi nella scelta dell’ultimo momento?
Scegliere bottiglie griffate da blasonate ‘maison’ è facile, indipendentemente dal budget a disposizione.
Il Trentino è ai vertici della spumantistica classica - quella che attende che il vino rinasca lentamente in bottiglia - vantando una tradizione ultrasecolare (solo una citazione: Giulio Ferrari, spumantista già nel 1902) e una schiera di cantinieri per decenni impegnata nella sperimentazione enologica. Conquistando traguardi importantissimi, fino a vantare il record italiano del ‘metodo classico’ coordinato dall’Istituto del Trentodoc, con 66 aziende associate. Numero in crescita costante, sia per soci che di bottiglie. Oltre 12 milioni di ‘brut’, mentre si registra una nutrita pattuglia di piccoli vignaioli impegnata nella produzione di bollicine autenticamente trentine, operando in autonomia, senza l’egida del Trentodoc (tutta una parola) rispettando solo i dettami della denominazione Trento, quella che tutela la vitalità della spumantistica locale.
Ecco allora alcune segnalazioni - non ancora censite dal mio blog Adés - di bollicine Trento, novità assolute, produzioni artigianali, eseguite con caparbia bravura, bollicine veraci, pronte ad essere gustate nella loro sincerità.
Il più curioso e decisamente nuovo: 1223KG della micro azienda Micheli, neonata cantina in quel di Lona, verso la valle di Cembra. Che ha elaborato uno spumante classico con le uve della sua prima vendemmia, appunto 1223 chilogrammi. Sapido e godibile, nella sua gioviale forza legata alle uve Chardonnay raccolte con grandissima devozione.
Altrettanto ‘noveau’ è il Trento proposto da Igor Delaiti, vignaiolo di Aldeno e maestro di musica (fagotto) al conservatorio. Non a caso il suo ‘classico’ si chiama Rondò, brioso con stile dolomitico, scorrevole al sorso e di sicura evoluzione.
La sfida spumantistica è stata raccolta anche da Giuliano Micheletti, leader tra i vignaioli del biologico, filari di viti a Drena, verso il Garda e sotto la casa di famiglia, ai piedi del Dòs San Rocco. Così il suo spumante si chiama proprio Man 283, la quota altimetrica del suo podere. Vino per certi versi istrionico, fuori schema, indomito e provocatorio, proprio come l’indole del suo ‘elaboratore’.
Dalle sue viti collinari di Tenno, quelle che guadano il Garda, Gabriele Furletti raccoglie grappoli dorati, che ha destinato alla sua prima produzione di spumante, il Reiff, essenziale e accattivante, nella spuma come nell’aroma e gusto finale, per bollicine che conciliano stile dolomitico con l’amenità lacustre.
A proposito di laghi. C’è anche Casimiro Poli con un suo Trento spumeggiante. Lo ha proposto in mirate quantità, basando la produzione sulla sua lunga esperienza di mastro distillatore e con vigneti sparpagliati tra i laghi di Santa Massenza, Toblino, Cavedine e le coste di Brusino. Bollicine schiette, verticali - per dirla con un termine abusato dai sommelier - che appagano senza alcun clamore e stimolano buoni propositi. Non solo per Capodanno…
Giulio de Vescovi è un ‘teroldeghista’ sopraffino che non tralascia l’amore per la sperimentazione enolica, curando un piccolo vigneto pure sull’Etna, senza dimenticare il fascino e la vivacità del vino mosso. Con sagacia e lungimiranza elabora due versioni di spumante, da uve raccolte lassù sul Monte di Mezzocorona, e altre verso Spormaggiore, in val di Non, per questo siglati in etichetta come K900 e K500, rispettive quota d’altura. Due versioni molto convincenti, preziose per cura e per gli stimoli che suscitano.
L’elenco potrebbe allungarsi, sicuramente qualcuno non è ancora stato ufficialmente commercializzato. S’attendono i Trento ‘messi in punta’ da aziende altoatesine che hanno acquistato vigneti in Trentino ( altrimenti lo spumante non può fregiarsi della DOC) come Hofstaetter e Walch, mentre una schiera di vignaioli già ‘manipola’ in sordina alcune cataste di bottiglie.
Le feste di Capodanno saranno allietate anche da spumanti meno appariscenti, ma ugualmente buoni, schietti e con prezzi decisamente pop. Spumanti ottenuti in autoclave, per accorciare i tempi di ‘presa di spuma’. Un metodo importante, fondamentale nella produzione di Prosecco e una tecnica che vede un trentino tra i più importanti ‘sviluppatori’. E’ l’indimenticabile Nereo Cavazzani, un pioniere della vitienologia trentina, scomparso già da 10 anni, che ha consentito a diverse cantine di affermarsi sul mercato internazionale del ‘bere vivace’.
Per onorare Nereo Cavazzani è stata allestita a Brentonico (neo Città del Vino) una rassegna di spumanti charmat, giustamente chiamata ‘Fuori di bolla’. Iniziativa imbastita da Tiziano Bianchi e dai ‘militanti’ del Collettivo Territoriocheresiste.
Otto spumanti charmat, tutti legati in qualche modo all’intuizione di Nereo Cavazzani, figura monumentale del buon bere, ingiustamente dimenticata da molti. Così il collettivo brentegano non solo ha organizzato la rassegna spumantistica ma ha messo in rete una pubblicazione di facile e gratuita lettura. E che la festa inizi. Buon tutto. Con i botti più leggiadri. Quelli degli spumanti.
Ma gli italiani sembrano ancora molto legati anche ad un'altra tradizione: quella dell'ammazzacaffè. In tanti amano concludere pranzi e cenoni con un inebriante bicchierino. Se grappe e amari restano i più amati, non manca chi preferisce concedersi un digestivo a base di crema o liquore. E se Lecco trionfa in entrambe le graduatorie, anche Pesaro-Urbino sembra apprezzare particolarmente l’ammazzacaffè, figurando in entrambe le graduatorie. In particolare, la provincia marchigiana si classifica nona nella classifica dedicata ad amari e grappe e settima in quella relativa a creme e liquori.
A preferire in assoluto la grappa sono i consumatori delle province di Vicenza, Rovigo, Mantova e Massa Carrara, le uniche province tra quelle in cui si spende di più per acquistare amari e grappe in cui figurano grappe tra i 5 prodotti più acquistati in assoluto. Non mancano neanche i cultori del fai-da-te. Basti pensare che a Pescara e Mantova il prodotto più acquistato è l'alcol puro al 95%, utilizzato proprio per preparare in casa liquori e bevande. Tra gli amanti delle creme e dei liquori, invece, oltre a Lecco, si distinguono Ferrara e Novara che guadagnano i due gradini più bassi del podio.
Per quanto riguarda, infine, le bevande preferite al di là della collocazione geografica dei consumatori, in fatto di bollicine gli italiani continuano ad essere legati al Made in Italy. Nella top 20 delle vendite dedicata alle bollicine, infatti, il prosecco batte lo champagne per 10 etichette a 6. Figurano, poi, tre spumanti trentini e, primo classificato delle Feste dello scorso anno, un Franciacorta. Tra i digestivi, invece, se amari e grappe insieme battono creme e liquori, è l'amaro a trionfare sulla grappa, con 11 prodotti contro 5 nella top 15 delle bottiglie più acquistate. La componente golosa sembra, invece, prevalere negli acquisti di chi ama liquori e creme. Nella top 5 dei prodotti preferiti dai consumatori spiccano, infatti, ben due creme di whisky, un liquore al cioccolato, uno alla liquirizia e solo uno al limone.












