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| 21 feb 2021 | 17:54

Coronavirus, lettera (anche da Trento) al ministero per un vaccino libero e pubblico creato dal ''sistema Italia'' tra università, enti di ricerca, imprese e società

Una lettera, firmata anche da Roberto Caso (professore di diritto privato comparato dell'Università di Trento), di Aisa-Associazione italiana per la promozione della scienza aperta e indirizzata a Mario Draghi, Cristina Messa e Roberto Speranza: "Università ed enti di ricerca potrebbero finalmente essere incoraggiati a collaborare per mettere a disposizione di tutti le conoscenze e le tecnologie necessarie a produrre un nuovo vaccino, in una concorrenza leale, sui principi ancor prima che sui prodotti"

TRENTO. "Notizie di stampa riferiscono di centri di ricerca italiani che stanno studiando l’elaborazione di un nuovo vaccino anti-Covid. Alcuni di questi centri appartengono a università o enti di ricerca pubblici che fanno capo allo Stato e sono finanziati dal contribuente. In una situazione pandemica, continuare a costringerli a reinventare la ruota in nome del culto del brevetto e della competizione intestina non è soltanto inefficiente: è letale. Occorre trovare il modo di farli cooperare, nell’interesse dell’Italia e dell’umanità".

 

Questo un passaggio della lettera firmata da Aisa-Associazione italiana per la promozione della scienza aperta indirizzata al presidente del Consiglio, Mario Draghi, ma anche ai ministri Cristina Messa (Università e della Ricerca) e Roberto Speranza (Salute). 

 

I professori Silvia Bello (Università del Piemonte Orientale), Stefano Bianco (Infn, Laboratori nazionali di Frascati), Roberto Caso (Università di Trento), Emanuele Conte (Università Roma Tre), Giovanni Destro Bisol (La Sapienza di Roma), Ilaria Fava (Göttingen State and University Library), Paola Galimberti (Università di Milano), Enrico Pasini (Università di Torino) e Maria Chiara Pievatolo (Università di Pisa) scrivono sei punti per invitare il governo a riflettere sul vaccino anti-Covid e sulla sua proprietà.

 

Un vaccino libero ("Università ed enti di ricerca potrebbero finalmente essere incoraggiati a collaborare per mettere a disposizione di tutti – di tutti gli italiani e di tutti gli esseri umani – le conoscenze e le tecnologie necessarie a produrre un nuovo vaccino, in una concorrenza leale, sui principi ancor prima che sui prodotti, con le multinazionali del farmaco che, grazie ai brevetti, hanno potuto costruire un sistema fondato su un’artificiale – e mortale – scarsità") e finanziato a livello pubblico e con donazioni civiche: "Una simile iniziativa può sperare di avere successo solo se le sue regole di base sono chiare e pubbliche".

 

Un piano che si sviluppi con la collaborazione tra Stato e imprese. "Un modo per offrire al resto del mondo la possibilità di sperimentare e contribuire a conoscenze e tecnologie legalmente aperte invece che solo provvisoriamente e arbitrariamente libere e potenzialmente costose sarebbe, di nuovo, una concorrenza morale, e non soltanto leale".

 

Pubblichiamo in forma integrale la lettera aperta inviata da Aifa al governo.

 

 

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