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Ddl Zan, la comunità Lgbt trentina: "L'accusa è che sia una legge liberticida, ma è della libertà di discriminare e aggredire che stiamo parlando?"

De Preto (Arcigay), Caproni (Agedo) e Lo Presti (Famiglia Arcobaleno) sono intervenuti sulla discussione relativa al disegno di legge contro l'omotransfobia, in discussione oggi, 6 maggio, al Senato: "Perché tutelare i diritti fa così paura?"

Di Filippo Schwachtje - 06 maggio 2021 - 11:40

TRENTO. Dopo le polemiche che negli ultimi giorni hanno infiammato il paese, con l'intervento di Fedez sul palco del Concertone del primo maggio e le reazioni del mondo dello spettacolo e della politica, non si fermano le discussioni in merito al disegno di legge contro l'omotransfobia, l'ormai famoso Ddl Zan.

 

Alcune delle associazioni che fanno parte della comunità Lgbt trentina hanno detto la loro sulle critiche piovute dal fronte 'conservatore' sul disegno di legge presentato dal deputato del Pd Alessandro Zan, che ha già ricevuto l'ok dalla Camera il 4 novembre scorso.

 

"Come genitori siamo molto dispiaciuto dell'ostruzionismo portato avanti dalla Lega in Senato - spiega il presidente di Agedo Trentino (l'associazione che riunisce i genitori di persone appartenenti alla comunità LgbtMario Caproni - dopo il primo passaggio alla Camera ancora mesi fa. Il benaltrismo di alcuni parti della politica ormai lo conosciamo bene: per qualcuno non è mai il momento giusto per parlare di diritti civili". La grande preoccupazione ora è che dopo eventuali modifiche in Senato la legge venga affossata del tutto nel ping pong con Montecitorio. "E' inutile continuare a dire che i reati di omotransfobia in Italia sono già puniti - aggiunge Caproni - il Ddl Zan introdurrebbe aggravanti specifiche, riconoscendo così la rilevanza delle aggressioni fisiche e verbali contro la comunità Lgbt, al pari di quanto il codice penale già prescrive nei confronti dei crimini a sfondo razziale o religioso. Perché fa così tanta paura questa legge? Perché ribadire un diritto spaventa così tanto qualcuno?"

 

La stessa domanda se l'è posta anche Giuseppe Lo Presti, referente per il Trentino di Famiglia Arcobaleno, l'associazione per persone della comunità Lgbt che hanno figli o che si avvicinano al percorso della genitorialità. "Tutelare una minoranza non vuol dire privare di qualcosa la maggioranza, anzi - dice Lopresti - vuol dire arricchire la comunità intera. Per noi è incredibile che qualcuno possa andare contro a questa proposta: il problema a questo punto è culturale oltre che politico". Secondo il referente di Famiglia Arcobaleno infatti: "Una fetta di popolazione evidentemente fa ancora fatica a riconoscere i membri della comunità Lgbt per quello che sono: è a queste persone che parte della politica si rivolge, strumentalizzando la questione per i loro interessi".

 

"La questione più importante da capire è che il Ddl Zan non aggiunge alcun reato - specifica Lorenzo De Preto, presidente di Arcigay Trentino - ci stiamo semplicemente adeguando a quanto è stato già realizzato da diversi anni nei paesi di mezza Europa. Come ci dicono le attività di monitoraggio portate avanti da vari associazioni ed enti, chi compie atti di violenza contro persone Lgbt ha 'le mani sciolte', in poche parole la normativa italiana in questo senso è insufficiente. Noi siamo i primi a pensare che le discriminazioni non si risolvano con la legge ma con la cultura: il supporto legislativo nel contesto italiano però è fondamentale e soprattutto, come testimoniato dalle esperienze di altri paesi dell'Unione, funziona". Per il presidente di Arcigay l'accusa principale mossa nei confronti del Ddl Zan sarebbe il presunto rischio 'liberticida'. "Ma di che libertà stiamo parlando - si chiede De Preto - di discriminare ed aggredire verbalmente e fisicamente altre persone? In tal caso mi auguro di vivere in un paese 'liberticida'". 

 

 

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