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Facchini replica a il Dolomiti: ''Questa è un'altra Sat, diversa da un immaginario in cui retorica e autoreferenzialità vanno a braccetto''

Qualche giorno fa pubblicavamo il blog di Fabio Andreatta dal titolo ''Ferrari e Sat, quando a vincere è il marketing e la società trentina plaude gaudente''. La presidente degli alpinisti trentini ha scritto una lettera di spiegazione per chiarire come i tempi siano cambiati e anche il sodalizio debba fare i conti con un contesto diverso rispetto a qualche decennio fa

Di Luca Pianesi - 08 marzo 2021 - 16:21

TRENTO. I tempi sono cambiati e quindi anche la Sat, in qualche modo, deve cambiare per continuare a portare avanti il suo patrimonio di valori e principi. Ed ecco allora che è la stessa presidente del sodalizio, Anna Facchini a spiegare che ''in questo triennio di presidenza ho dovuto fare i conti con conti economici precari, nei quali una semplice operazione di rettifica di un credito divenuto inesigibile porta il bilancio in perdita (anno 2018), o quando l’utile e il pareggio vengono raggiunti solo grazie a contributi straordinari (e quindi non ripetibili) e da ricavi atipici quali le sponsorizzazioni (anni 2019 e 2020)''. ''E tutto - prosegue la presidente - per cercare di mantenere sostenibilità economica per salvaguardare il lavoro dei dipendenti, conservare il capitale superando la logica del solo contributo a fondo perduto per rifugi e i sentieri, possibilmente prima di dover pensare a dismissione di asset patrimoniali''.

 

Con queste parole la numero uno della Sat intende replicare al blog de il Dolomiti firmato da Fabio Andreatta nel quale l'architetto chiedeva di chiamare con il loro nome le ''quattro realtà trentine" alle quali la Sat si è legata in pompa magna negli scorsi giorni, delle ditte quali effettivamente sono La Sportiva, Itas Mutua, Casse Rurali Trentine e Dolomiti Energia. ''Tutto ciò - scrive Andreatta - mentre la montagna diviene sempre più luogo del turismo per lo più massificato, con un forte radicamento in una società turistica, impianti, alberghi, sentieri attrezzati, cascate controllate, ponti tibetani, che per continuare a svilupparsi ha necessità del marketing per alimentare quel plusvalore di cui prima. Che sia inevitabile lo posso per certi versi comprendere, che sia giusto mi è difficile pensarlo. Il territorio, la montagna nel nostro caso, diviene luogo avulso dalla realtà della vita quotidiana che almeno sino a qualche decennio fa, costituiva l'equilibrio delicato tra uomo e natura''. 

 

Ecco il testo integrale della replica di Facchini dove spiega le ragioni dell'accordo siglato qualche giorno fa

 

 

Gentile signor Andreatta,

ho letto con interesse il suo commento sul “Il Dolomiti”, ...e del resto come non dedicare attenzione a un garbato e raffinato “tessitore di relazioni per comprendere”? Ho anche sorriso al pensiero di un'intelligenza superiore dei suoi (=della SAT) vertici o più prosaicamente ad una più persuasiva operazione di marketing dei compagni di cordata.

 

Spesso penso alla SAT che mi è stata raccontata, quella dei tempi andati, quando una elite intellettuale e borghese la beneficava di cospicui lasciti e donazioni o quando presidenti e consiglieri impegnavano il patrimonio personale e familiare prestando garanzie fideiussorie verso banche finanziatrici per permettere l’acquisto del palazzo in cui oggi trovano sede uffici e biblioteca o ancora intervenivano direttamente per costruire rifugi o alberghi in quota.

 

In questo triennio di presidenza ho dovuto fare i conti con conti economici precari, nei quali una semplice operazione di rettifica di un credito divenuto inesigibile porta il bilancio in perdita (anno 2018), o quando l’utile e il pareggio vengono raggiunti solo grazie a contributi straordinari (e quindi non ripetibili)  e da ricavi atipici quali le sponsorizzazioni (anni 2019 e 2020). E tutto per cercare di mantenere sostenibilità economica per salvaguardare il lavoro dei dipendenti,  conservare il capitale superando la logica del solo contributo a fondo perduto per rifugi e i sentieri, possibilmente prima di dover pensare a dismissione di asset patrimoniali...

 

E’ noioso e per nulla attraente trattare questi argomenti, che i trentini per lo più non conoscono, ma che non ho nascosto ai nostri partner e, del resto, chiunque legga i nostri bilanci ravvisa subito che questa è un'altra Sat, diversa da un immaginario in cui retorica e autoreferenzialità vanno a braccetto. La solidità della SAT non sta solo nel suo patrimonio, ma anche e soprattutto nella rete di valori, questi sì ancora vivi e attuali, che la attraversano e che sono gli stessi della collettività trentina e per questo l’ho definita moderna: come avrebbe infatti fatto a resistere per 150 anni, se non avesse saputo interpretare il divenire della società?

 

Se ha voglia e tempo, sfogli i “Percorsi di sostenibilità” pubblicato pochissimi giorni fa: è una prima tappa per arrivare al bilancio sociale, un obiettivo questo sì ambizioso, ma l’unico capace di  sottolineare la ricca e complessa attività che, dentro la SAT, tutti svolgiamo gratis con benefici immateriali per tutta la società.

 

Con un sorriso, un invito: rinnovi l’associazione, potrà seguici quotidianamente; e per finire una confidenza: sono anch’io una convinta tessitrice di relazioni.

Ottima settimana!

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