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Il fascismo attacca le città, ma una di queste insorge: l'assedio di Parma e la resistenza degli Arditi del popolo

Nei primi giorni d’agosto del 1922, dopo la proclamazione da parte delle forze di sinistra dello sciopero legalitario contro il diffuso illegalismo fascista, colonne di squadristi al comando di Italo Balbo marciano su Parma. La città, però, si organizza e sotto la guida degli Arditi del popolo resiste all’assedio, respingendo il nemico. È un duro scacco per il fascismo, che di lì a breve riuscirà definitivamente a imporsi, sostituendo le deboli autorità liberali. Continua la rubrica “Cos’era il fascismo”

Di Davide Leveghi - 22 agosto 2021 - 11:57

Botte, botte, botte e sempre botte; botte, botte, botte in quantità! E più ai falsi tricolori che ai rossi stinti. E piuttosto ai capi che alle code” (Ardengo Soffici, giugno 1922)

 

TRENTO. Nell’agosto del 1922, la violenza fascista cambiava obiettivo, mirando non tanto a colpire i nemici “sovversivi”, quanto a rovesciare le istituzioni liberali. L’ultimo sussulto degli antifascisti, con la proclamazione dello sciopero legalitario contro il diffuso illegalismo fascista, veniva stroncato dopo poche ore, sancendo la pacifica passività delle autorità e la totale impunità verso i violenti (QUI l’articolo). A quel punto, per il fascismo arrivò il tempo di prendere il potere.

 

La grande offensiva contro le città ancora governate dai socialisti o da forze invise venne scatenata proprio nella primavera-estate di quell’anno. Ferrara e Bologna furono teatro di enormi mobilitazioni, tese a strappare alla sinistra le rivendicazioni sindacali e a rovesciare un prefetto (Cesare Mori) strenuo difensore della legalità; Cremona, Viterbo, Rimini e Ravenna vennero espugnate in luglio; Milano, Ancona, Bari, Terni e Varese ad agosto, mentre agli albori dell’autunno anche Civitavecchia, Savona, Bolzano, Trento (QUI l'articolo), Vicenza e Belluno si sarebbero trasformate in scenari di marce e assedi ai centri provinciali del potere. Una dopo l’altra le città d’Italia caddero sotto il controllo dei fascisti, che dopo aver spadroneggiato nelle campagne, imponevano anche nei centri urbani le proprie ferree condizioni. Tuttavia, le eccezioni non mancarono.

 

Il giorno dopo la proclamazione dello sciopero legalitario, avvenuta il 31 luglio, la città di Parma si preparava all’arrivo di oltre 10mila fascisti al comando di Italo Balbo. Volontario di guerra, ex repubblicano, poi divenuto celebre come asso dell’aviazione, questi si era convertito nell’assoluto protagonista dello squadrismo emiliano-romagnolo, seminando il terrore nelle campagne ed organizzando magistralmente le grandi azioni sui centri urbani (ne abbiamo parlato anche in riferimento alla via dedicata a suo nome nell’abitato di Saone, situato nel Comune di Tione di Trento. QUI l’approfondimento).

 

Alla notizia dell’arrivo in città di colonne proveniente da tutto il Centro-Nord, la città, tradizionalmente schierata a sinistra, si mobilitò. A guidare la resistenza si posero gli Arditi del popolo, comandati dal comunista Guido Picelli, grande conoscitore delle tecniche militari. I campanili furono utilizzati come torrette di vedetta, le vie d’accesso alla città bloccate con fossati e barricate, la popolazione preparata allo scontro.

 

Per i fascisti è uno choc. Occupata una parte del centro meno difendibile le squadre al comando di Balbo si lasciano andare alle devastazioni. Ma interi quartieri, più volte sottoposti ad attacco, si dimostrano assolutamente inespugnabili, a meno di un sacrificio di sangue particolarmente elevato. I caduti, nel campo antifascista, sono diversi. Tra questi, tutti molto giovani, ci furono anche un consigliere comunale popolare e un ragazzino quattordicenne. Più complicato, viste le successive manipolazioni, stabilire quante furono quelle nel campo avverso.

 

Assediato il centro fortificato, i fascisti non poterono che ricorrere all’ausilio dell’esercito. Il giorno 4 agosto, infatti, Balbo s’accorda con il prefetto affinché si proceda all’occupazione del rione Naviglio, tra i centri della difesa antifascista. Il giorno successivo, il governo arrivò perfino a dichiarare lo stato d’assedio. Parma, così come a Livorno, Ancona, Genova e Roma, continuavano ad essere al centro di disordini, nonostante i dirigenti socialisti, atterriti dal disastro dello sciopero, ne avessero proclamato la fine già a quarantott’ore dalla proclamazione.

 

È il 6 d’agosto del 1922, quando i fascisti decidono finalmente di smobilitare. Il controllo dell’ordine pubblico passava all’esercito e la situazione tornava gradualmente alla normalità. Parma, dopo quelle movimentate giornate, si trasformava così nel teatro di una delle più cocenti sconfitte militari dello squadrismo, destinato però, di lì a breve, a rifarsi ampiamente.

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