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La Portineria e il Cafè de la Paix “presidio sociale” della città: “Cooperazione e solidarietà per nuovo spazio di comunità, ora siamo un punto di riferimento per i vicini”

La rinascita del Passaggio Teatro Osele passa attraverso la Portineria e il Cafè de la Paix: “Gli spazi come il nostro sono fondamentali per migliorare la vivibilità dei quartieri”. Tante le nuove iniziative e proposte per la comunità dal ritiro dei pacchi al presidio urbano attraverso arte e cultura, nel frattempo si pensa anche a una colonia estiva per bambini

Di Tiziano Grottolo - 10 giugno 2021 - 19:58

TRENTO. Cooperazione, solidarietà, rapporto tra le persone e l’impegno a costruire un dialogo sociale sono questi gli ingredienti della ricetta di successo promossa dal circolo Arci del Cafè de la Paix. Come ricorda Andrea La Malfa, presidente provinciale dell’Arci, sono oltre 10 anni che il circolo di Passaggio Teatro Osele, passato attraverso varie gestioni, rappresenta un punto di riferimento per l’aggregazione nel capoluogo. “Una scommessa vinta – aggiunge – e una risposta ragionata alle esigenze della comunità”.

 

Non solo, perché i ragazzi e le ragazze che animano il Cafè de la Paix, nonostante le difficoltà imposte dal Covid, hanno avuto la forza di lanciare nuovi progetti. L’Aps Dulcamara, in collaborazione con La Chichera Ets, Arci del Trentino, Alchemica associazione culturale, Libreria due punti e il comune di Trento hanno elaborato e presentato nel corso degli ultimi mesi del 2020 il progetto “Portineria de la Paix”, selezionato tra i vincitori di un bando promosso e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dalla Provincia di Trento (QUI approfondimento). Sull’esempio del modello nato nel Parigi, poi diffusosi in altre città europee, sta prendendo forma anche a Trento una portineria di quartiere, il primo esperimento di welfare di prossimità con l’intento di riaffermare la natura di centro culturale dello spazio e renderlo un luogo di presidio civico attivo.

 

Ciò non significa che sia tutto facile, anzi, la pandemia ha imposto notevoli sacrifici e i circoli, più di altre attività, sono stati danneggiati dalle restrizioni. “La nostra gestione è iniziata ufficialmente nel gennaio 2018 – il presidente Maximilien Cadrobbí – siamo qui da oltre 3 anni, anche se l’ultimo è stato segnato dalla pandemia”. Come tutte le attività anche il Cafè de la Paix ha subito una battuta d’arresto improvvisa: “I primi tre mesi di lockdown non sono stati il problema maggiore, il peggio è arrivato dopo. Il secondo stop ci ha messi in ginocchio eravamo ripartiti con tanta voglia di fare e nuove idee ma ci siamo trovati a dover chiudere fino a maggio”.

 

Con il secondo lockdown il Circolo si trova sospeso in un nuovo limbo:Siamo stati penalizzati più di altri – ricorda Cadrobbí – grazie a un emendamento abbiamo potuto riaprire almeno il bar ai soci tesserati ma tutti gli aspetti che per noi sono fondamentali come le attività istituzionali, sociali e culturali sono ancora bloccate. È brutto pensare che siamo considerati un po’ l’ultima ruota del carro e che queste attività potranno riprendere quando lo faranno anche le sale slot. Tutto questo denota una mancanza di attenzione verso il settore. Gli spazi come il nostro sono fondamentali per migliorare la vivibilità dei quartieri e fornire una serie di iniziative utili alla cittadinanza”. Grazie a qualche sostegno statale e ai bandi provinciali il circolo di Passaggio Teatro Osele è riuscito a rimanere a galla, ma non tutti gli spazi sociali hanno avuto la stessa fortuna e alcuni hanno dovuto chiudere i battenti, facendo venir meno dei presidi sociali della città.

 


 

Quando questi luoghi di aggregazione chiudono a perderci è sempre la comunità, gli spazi dalle attività possono essere rioccupati da varie forme di disagio. “L’idea della Portineria è nata durante la pandemia – spiega Giulia Cutello referente del progetto della Portineria per Dulcamara – nei primi mesi dell’autunno, quando abbiamo aperto il secondo piano come spazio coworking, ci siamo accorti che la sensazione del disagio rispetto al degrado era reale. Se non siamo presenti, nel Passaggio Teatro Osele, si sviluppano diverse situazioni difficili da gestire quindi in parte abbiamo capito che i vicini avevano ragione”.

 

È così che la fermata forzata è stata trasformata in una “pausa creativa” per proporre nuovi progetti: “Il presidio urbano non si fa solo in un’ottica securitaria ma al contrario può essere garantito anche attraverso l’arte la cultura”, sottolinea Cutello. L’idea quindi è quella di trovare un modo per presidiare il luogo per prendersi cura dello spazio fisico ma anche degli aspetti relazionali, in un momento storico dove le relazioni sono particolarmente sfilacciate. “Il circolo si trova in un luogo che era caratterizzato da un rapporto con il vicinato molto conflittuale. Il nostro è stato un modo per rispondere a una serie di bisogni che avevamo osservato negli anni precedenti”.

 

Se possibile, la conferma che il Circolo Arci rappresenta un ottimo strumento per presidiare il territorio è arrivata durante il lockdown: “Dopo la chiusura forzata, quando siamo tornati, la situazione era peggiorata ma in poche settimane, grazie a un intervento mirato e grazie alla partecipazione di tantissimi volontari, abbiamo ripreso da dove avevamo lasciato e ora stiamo intessendo nuove relazioni con i vicini, anche con quelli con cui magari non ci eravamo mai confrontati. Ora ci vedono in noi un punto di riferimento”.

 

Insomma, un modello che permette di creare apertura e inclusione, dove i vicini passano tutti i giorni e trovano anche dei servizi. “C’è chi porta il cane e chi si ferma per una chiacchierata – c’è partecipazione osserva Cutello – cose semplici che prima non accadevano, ma così è migliorata anche la tranquillità della vita reciproca in una zona dove si intersecano molte fragilità”. Fra le strategie per restituire tranquillità al vicinato c’è anche l’accordo, raggiunto con Itea, per controllare i portoni del passaggio che saranno chiusi alle 22 per riaprire la mattina seguente.

 

Per il momento i servizi proposti vanno dal ritiro di pacchi e posta, e custodia, così come avviene nelle portinerie dei grandi stabili, alla distribuzione del “Prosàc”, in collaborazione con la Chichera e la Cooperativa Samuele, per promuovere il chilometro zero e la sostenibilità, passando per la rassegna stampa con il professor Pipinato, insieme ai ragazzi del Franca Martini ma aperta a tutta la cittadinanza, ogni mercoledì mattina. Fra le nuove proposte c’è pure l’attivazione di una colonia estiva per bambini (un giorno alla settimana) dove proporre escursioni urbane e laboratori dedicati ma anche per aiutare con i compiti estivi.

 

Infine, venerdì 11 giugno si svolgerà il primo evento della rassegna “Tutti giù in cortile”, progetto proposto da Dulcamara all’interno del bando Generazioni 2021, in collaborazione con la Libreria due punti: “La scuola degli spiazzi”, sarà il primo appuntamento di approfondimento e di confronto attraverso momenti di divulgazione culturale, liberamente accessibili, rivolti a comunità di interessi molto diversi tra loro.

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