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| 03 nov 2021 | 19:14

Pizzerie del Trentino Alto Adige, dal Gambero Rosso a Pignataro mancano le eccellenze. Ma ecco dove andare sul sicuro tra gourmet e prodotti dolomitici

In regione il ''guru della pizza'' inserisce solo il forno all’interno della storica cantina Hofstaetter di Termeno (al 77esimo posto tra le prime 100 d'Italia) e il Gambero concede Due Rotelle al Forno Urbano di Trento. Per il resto, però, la qualità non manca: dal Korallo all'Antico Pozzo, dalla Pizza and Food di Merano all’Excelsior di Cavalese ecco quali sono i nomi che in regione spiccano per recensioni e qualità 

TRENTO. Ma la pizza di qualità riesce a far rima con Dolomiti? Stando alle recensioni che le ‘bibbie gastronomiche’ riservano a questa icona del cibo italiano più popolare la risposta è perentoria quanto precisa: ''No!''. In Trentino come in Alto Adige è raro poter gustare una pizza d’autore - impastata, lievitata, guarnita e sfornata - con il carisma della prelibatezza indiscutibile. Intendiamoci: tra la miriade di pizzerie dolomitiche certo non mancano le proposte di qualità, ma nessun pizzaiolo riesce a distinguersi nel palmares dell’eccellenza.

 

Il giudizio è scandito sia dal Gambero Rosso come dalle recensioni di Luciano Pigantaro, giornalista campano, ritenuto il ‘guru della pizza’ a livello internazionale. Nella graduatoria - comparando giudizi, valutazioni, pure tutta una serie di critiche rilanciate dai ‘social’- per trovate una pizzeria ‘nostrana’ bisogna scorrere l’elenco fino alla 77.esima posizione, dove si trova lo spazio riservato al forno all’interno della storica cantina Hofstaetter di Termeno. Niente di più tra le prime 100 migliori secondo l’enogastronomo Pignataro.

 

Nessuna roboante citazione neppure per il Gambero Rosso. Niente Tre Spicchi, solo qualche doveroso encomio, per nulla in vista del traguardo più osannato. Non solo. Gli ispettori ‘gamberisti’ - magari in maniera sbrigativa?- hanno glissato pure per quanto concerne le Tre Rotelle, vale a dire il giudizio sulle schiette pizze al taglio.

 

Andiamo con ordine. Ottime recensioni per alcune pizzerie ritenute affidabili quanto innovative. L’elenco non è stringato, anzi. A Trento si riconfermano protagonisti indiscussi i team che sfornano al meglio le loro specialità, vale a dire Albert in via Verdi e Korallo, sulla strada che porta a San Donà. Assieme a loro buoni giudizi per Bella ‘mbriana, zona movida, vicino il Castello del Buoncosiglio. Medesima citazione per Acquaefarina, sempre in zona San Martino. Poi l’Orostube, locale in zona università, sulla collina vicino Povo.

 

Tra le emergenti e affidabili, sicuramente il Niky’s in zona Clarina. Poi Filippone - stessa area a sud - senza dimenticare Antico Pozzo, sicuro approdo tra i locali del centro. E ancora. In città c’è poi Forno Urbano, pieno centro storico, davanti il Palazzo del Diavolo, citato con il simbolo Due Rotelle, per le sue creazioni destinate principalmente all’asporto. Altre pizze importanti - stando alle graduatorie e recenti recensioni - sono quelle proposte dalla famiglia Gilmozzi, con lo stellato chef Alessandro alla regia, pizze gourmet servite all’Excelsior, storico albergo nel cuore di Cavalese, di fronte al la sede della Magnifica Comunità di Fiemme. Non si deve dimenticare neppure un locale di Baselga di Pinè, la Talpa 3.0.

 

Spostiamoci in Alto Adige. Di Hofstaetter abbiamo giù detto e dunque altro non rimane che citare - sempre nell’elenco dei locali più meritevoli - la pizzeria Corso di Bolzano e 357 Pizza and Food di Merano. Niente di più. Un ‘gap pizzaiolesco’ tra i locali top che il Trentino paga per l’innata ritrosia di pietanze mediterranee? Solo una citazione: quando nei primissimi mesi del 1960 a Trento, in piazza delle Erbe, venne acceso il primo forno a legna per cuocere pizza d’impostazione napoletana… molte persone cambiavano strada, scendevano dal marciapiede, intimorite (o impaurite) per l’insolita attività di una cucina schietta, decisamente ‘ a fuoco vivo’. Dopo 60 anni tutto è risolto. La pizza è diventata anche nelle vallate dolomitiche una pietanza popolare, proposta in abbinamenti o con ingredienti decisamente dolomitici. Stimolando la creatività, sfruttando pure i mesi di parziale chiusura imposti dalla pandemia.

 

Artigiani della pasta che hanno davvero impastato con fantasia per migliorarsi. Manipolando farine di grani decisamente a Kmzero ( citazione doverosa per la micro sperimentazione in atto alla Stella Alpina di Brusino, in valle dei laghi, farine dell’associazione cerealicola locale Goever, farciture con prodotti caseari dell’azienda Dallapè di Stravino, Malga Brigolina e altri ingredienti della Quadra di Drena, selezionate da Fabio Berlanda) per ottenere con lievito madre impasti a lentissima lievitazione (attorno alle 72 ore), ricercando nuovi ingredienti, variando pure i generi, sia pizza in teglia, quella al padellino e una serie di variazioni tutte da scoprire.

 

Pizze impreziosite con erbe officinali, salumi nostrani (dalla mortandela alla ciuga) e altrettanti formaggi di malga, senza tralasciare alcoliche quanto sperimentali ‘spruzzatine’ di grappa. Rigorosamente trentina. Però se vogliamo scoprire le pizze decisamente al top, non ci resta che spostarsi nel vicino Veneto. Dove tutti premiano I Tigli, locale di Simone Padoan a San Bonifacio, vicino Verona. Sul podio, sempre con i Tre Spicchi e per la graduatoria di Luciano Pignataro troviamo Renato Bosco, pure veronese, con l’omonima pizzeria a San Martino Buon Albergo. E più lontano? Ovviamente a Napoli. Con un tris recentemente ‘testato’ personalmente sul posto. Questo: da Attilio, 50 Kalò e Umberto agli Alabardieri.

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