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''Su Marte giornate rosse e tramonti azzurri'', Paolo Bellutta si racconta dal diploma a Rovereto alla guida dei rover per la Nasa

L'ingegnere roveretano, che da anni lavora alla Nasa per 'guidare' i rover inviati dall'Agenzia spaziale americana sul Pianeta rosso, ha tenuto un incontro con gli studenti del Liceo Antonio Rosmini di Rovereto, dove lui stesso si è diplomato prima della laurea e del trasferimento negli States

Di Filippo Schwachtje - 09 aprile 2021 - 16:10

ROVERETO. Cosa si prova a mettere piede su Marte? Per ora, nessuno può rispondere a questa domanda. Il Pianeta rosso non è la Luna, nessuna missione ha mai portato un uomo sulla sua superficie ed a quanto pare, visti i mezzi tecnologici a nostra disposizione, la situazione non cambierà ancora per parecchi anni. Se però si volesse cercare qui sulla Terra qualcuno in grado di darci almeno un'idea (e forse anche qualcosa in più) di cosa voglia dire farsi due passi sulla superficie marziana, Paolo Bellutta sarebbe l'uomo giusto.

 

Il roveretano infatti (dopo il diploma scientifico al Liceo Rosmini, la laurea in Fisica all'Università di Trento e un'esperienza con Fbklavora da anni al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, dove insieme ad un team internazionale si occupa di manovrare i rover mandati nel corso delle varie missioni dall'Agenzia spaziale americana sulla superficie del Pianeta rosso. Questo pomeriggio, 8 aprile, Bellutta ha tenuto un incontro di quasi due ore insieme agli studenti del Rosmini sul canale YouTube dell'istituto, dove ha spiegato ai ragazzi come si svolge il suo lavoro e cosa vuol dire 'guidare' veicoli dal valore di milioni di dollari a quasi 55 milioni di chilometri di distanza

 

"In realtà i rover - ha precisato Bellutta - non vengono 'guidati' in diretta. La Terra e Marte sono distanti circa 5 minuti luce nel loro punto più vicino, le immagini delle telecamere quindi ci arrivano con almeno 5 minuti di ritardo. Nel momento in cui sulla Terra vediamo un ostacolo non avremo il tempo di sistemare la traiettoria: il rover sulla superficie marziana l'avrebbe già colpito". Per aggirare il problema, gli ingegneri della Nasa elencano quindi una serie di comandi che poi il veicolo esegue in totale autonomia. Alla fine della giornata poi, come scrivesse una sorta di diario, il rover manda al laboratorio i dati raccolti ed un report sul suo stato di salute, che gli scienziati analizzano con attenzione in un centro logistico attivo 24 ore su 24. 

 

"La Nasa ha inviato diversi veicoli su Marte nel corso degli anni - ha raccontato Bellutta - a partire dal 1997 con un primo progetto dimostrativo fino al 2004, quando sulla superficie del Pianeta rosso sono arrivati Spirit ed Opportunity, il primo durato fino al 2007 ed il secondo fino al 2018". Per Spirit non c'è stato niente da fare dopo che il rover si è incagliato in un cratere mentre Opportunity ha avuto una fine ancora più tragica: intrappolato in una gigantesca tempesta di sabbia, le sue batterie si sono poco a poco esaurite per l'assenza della luce solare, che alimentava il veicolo grazie a due pannelli fotovoltaici. Il successivo in ordine cronologico è stato Curiosity, che ancora oggi è attivo ed invia informazioni regolarmente al laboratorio insieme all'ultimo arrivato Perseverance. A raccogliere poi questi dati sulla Terra sono 3 stazioni dislocate tra gli Stati Uniti e l'Australia. "Abbiamo un punto di raccolta dati a Los Angeles - ha spiegato Bellutta - uno a Madrid ed uno a Canberra: tra di loro le stazioni sono a circa 120° di longitudine, in questo modo almeno una di loro è sempre in grado di 'vedere' le nostre sonde. Tutti i dati passano poi nella 'dark room', dove le comunicazioni vengono raccolte ed analizzate dal personale".

 

Tra i tanti dettagli tecnici forniti da Bellutta, l'ingegnere della Nasa ha mostrato poi anche diverse curiosità, tra cui una spettacolare fotografia d'un tramonto marziano, tinto d'una leggera tonalità d'azzuro. "Sulla Terra l'atmosfera - ha spiegato - si colora di rosso quando il Sole scende sotto l'orizzonte, ma su Marte avviene il contrario. La sua atmosfera infatti è più rarefatta della nostra ed al suo interno troviamo molto del pulviscolo che ne ricopre la superficie e che tende ad assorbire la luce rossa, determinando quindi il colore azzurro dei tramonti". 

 

Non poteva mancare poi la fatidica domanda sulla possibilità per l'uomo di arrivare un giorno a calpestare il suolo del Pianeta rosso. "Prima o poi ci arriveremo - ha specificato Bellutta - al momento però la vedo difficile: un viaggio di andata e ritorno tra la Terra e Marte durerebbe perlomeno due anni, un lasso di tempo che gli astronauti dovrebbero trascorrere senza la protezione dalle radiazioni dannose del Sole che sulla Terra ci fornisce il nostro campo magnetico. Al momento non è ancora pensabile imbastire una missione di questa durata con i nostri mezzi tecnologici".

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