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Test nasale alle primarie, la Scuola italiana dice no. Cgil/Agb: "Scaricare il compito sui docenti è una pretesa senza senso. La Provincia dia chiarimenti"

Mentre in Alto Adige parte il progetto pilota dei test nasali nelle scuole primarie, tra i docenti di lingua italiana serpeggia il malumore. Non a caso ad aderire sono state solo strutture di lingua tedesca o ladina. E dopo il no dell'assessore Vettorato, arriva anche quello di Cgil/Agb. Stefano Fidenti: "Se la Provincia ci crede, ci investa e non scarichi la responsabilità sugli insegnanti"

Di Davide Leveghi - 04 marzo 2021 - 10:58

BOLZANO. “Attualmente la scuola italiana non utilizzerà i test nasali. Non sono contrario, a prescindere, ma servono chiarimenti ed approfondimenti”. Lo spiega così, l'assessore all'Istruzione in lingua italiana Giuliano Vettorato, il rifiuto delle scuole italiane a partecipare alla campagna di test lanciata dalla Provincia nelle primarie altoatesine.

 

Il test pilota, che parte proprio nella giornata di giovedì 4 marzo, potrà contare su 18 strutture, in cui gli alunni e le alunne – nel numero di circa 1800-2000 bambini - verranno sottoposti all'autotest antigenico nasale. Tra queste, però, nessuna scuola italiana, bensì 14 elementari di lingua tedesca e 4 di lingua ladina.

 

“L'esecuzione dei test di massa ha sempre rappresentato il fulcro della strategia provinciale per il contenimento della pandemia – aveva spiegato in conferenza stampa l'assessore alla Salute Thomas Widmann, presentando il piano per le scuole altoatesine – se si testa tanto si possono interrompere le catene dell'infezione. Naturalmente se si infettano troppe persone anche i test di massa non riescono a interrompere la diffusione della pandemia”.

 

Tra gli ambiti di maggiore diffusione del virus, c'è la scuola. Per questo la Provincia ha dato avvio a questa campagna, che da alcune scuole punta a estendersi a tutto il comparto. “Se questo autotest darà risultati positivi ed affidabili vogliamo estenderlo a tutte e 383 le scuole elementari provinciali dove, con il sostegno della Croce Rossa e Croce Bianca, verrà effettuato due volte a settimana”.

 

Secondo la Provincia, pertanto, l'autotest – già realizzato in Austria – permetterebbe di individuare dei casi, poi segnalati e confermati eventualmente con un pcr. A quel punto, se efficace, potrebbe essere utilizzato su larga scala, “effettuando quotidianamente centinaia di migliaia di test a livello provinciale”. Ma quali sono le sue criticità? E perché nessuna scuola italiana ha dato il suo via libera?

 

La scuola italiana non ha dato un no chiaro e definitivo – spiega il referente per la scuola di Cgil/Agb Stefano Fidenti – mentre per il progetto pilota, quella tedesca e quella ladina potranno contare sull'intervento diretto del personale della Croce Bianca e della Croce Rossa, che sovrintenderanno l'esecuzione dei test. Questa possibilità è altra cosa rispetto al compito a cui verrebbero chiamate le scuole se dovessero essere i docenti a svolgere i test. Sulla questione bisognerebbe intervenire con una norma o una delibera”.

 

La linea tracciata dalla Provincia, per ora, è di accompagnare i primi passi del progetto con personale sanitario, per poi delegare agli insegnanti volontari il compito di effettuare i test nasali sugli alunni. Per questo la Scuola italiana ha detto no. “Nelle scuole c'è resistenza ad assumersi questo compito, per questioni di sicurezza e di responsabilità, almeno finché non ci sarà un approfondimento. La questione non riguarda solo gli insegnanti ma la scuola nel suo complesso. Ci sono i temi della privacy, del tracciamento dei casi, dell'eventuale quarantena degli alunni, del dover maneggiare materiale biologico potenzialmente infettivo, tutta una serie di adempimenti che si vorrebbero scaricare sulla scuola”.

 

“Dal punto di vista emotivo, i docenti sono ogni volta chiamati a nuove responsabilità, che in molti casi esulano dal loro ruolo. Anzi, il loro ruolo finisce per essere sentito come l'ultima priorità - continua Fidenti - si sentono svalutati, quindi, perché chiamati a fare tutt'altro rispetto al loro lavoro. Come farebbero a fare i test e al tempo stesso a gestire la classe? È una pretesa che va oltre il buon senso. Ai docenti si chiede di tutto e di più, senza alcun riconoscimento”.

 

I sindacati e i docenti chiedono pertanto maggiore chiarezza e delucidazioni su come funzionerebbe il progetto. “Si pretende di fare le cose gratis e scaricandole sugli insegnanti. Invece, se la Provincia ci crede, bisogna metterlo in campo spendendo, mettendo a disposizione personale specializzato. Se è un progetto strategico, ci si investa. E tutte le questioni vengano chiarite bene”.

 

E mentre in queste ore, il progetto pilota dovrebbe prendere avvio, le scuole di lingua tedesca hanno poco tempo per presentare la lista degli insegnanti volontari o, in alternativa, la richiesta per un sostegno da parte dei sanitari. “Il presupposto della volontarietà dei docenti è dato per le scuole tedesche, non per quelle italiane”, conclude Fidenti.

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