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Tra la 'neo-costellazione' di Elon Musk e il ritorno di vecchie tensioni geopolitiche, ecco la nuova corsa allo spazio spiegata dal professor Battiston

Nuovi attori privati e vecchie competizioni fra superpotenze, dopo l'avvistamento della 'carovana' di satelliti di Elon Musk l'ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana e professore di Fisica Sperimentale all'Università di Trento Roberto Battiston racconta al Dolomiti la realtà della nuova corsa allo spazio: "Si è passati da una fase collaborativa ad una competitiva"

Di Filippo Schwachtje - 09 maggio 2021 - 06:01

TRENTO. Due sere fa nei cieli di tutta Italia migliaia di persone hanno osservato una processione di decine di strane luci nel buio. Le ipotesi sull'origine della 'carovana' sui social si sono sprecate, tra chi ha tirato in ballo la sempreverde ipotesi alieni a chi ha pensato a sperimentazioni di vario tipo. Alla base dei misteriosi puntini luminosi c'era però un evento assolutamente spiegabile, ma non per questo meno incredibile: si è trattato del lancio in simultanea da parte di Space X, l'azienda aerospaziale fondata da Elon Musk, di 120 satelliti che andranno ad aggiungersi ai circa 1400 già in orbita per il programma Starlink e che oggi formano la più grande flotta satellitare di sempre.

 

“Credo che guardando alla situazione che si è venuta a creare negli scorsi anni si possa parlare di una nuova corsa allo spazio – spiega al Dolomiti Roberto Battiston, professore ordinario di Fisica sperimentale all'Università di Trento e presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana dal 2014 al 2018 – una competizione che rispetto agli anni della Guerra Fredda vede l'entrata in gioco di numerosi attori privati, come appunto Elon Musk, e la nascita di una nuova economia nel settore”.

 

Un'economia oggi in piena espansione, e dal valore di miliardi di dollari, i cui sviluppi futuri avranno senza dubbio un impatto enorme. “La flotta di satelliti di Space X in orbita – racconta Battiston – permette già un primo livello di servizio legato alla costellazione di Starlink (che dovrebbe arrivare a contare 27mila satelliti in tutto), con cui Musk punta a fornire una banda passante di Internet di tutto rispetto a livello globale, con costi contenuti. Stiamo parlando di una rivoluzione di cui è impossibile per il momento stimare l'entità”. Ma quello di Space X è solo uno, anche se il più imponente, dei progetti che bollono in pentola tra le realtà leader del settore. “Per dare un'idea generale della nuova 'space race' userei un'analogia, pensiamo all'esplosione delle aziende Dot-com all'inizio degli anni 2000, a come nel giro di pochi anni la rete sia stata privatizzata da un numero relativamente ristretto di attori che oggi dominano completamente il mercato. Pensiamo a quello che vent'anni fa erano Facebook, Amazon, Google e pensiamo a quello che sono oggi: io credo che la corsa allo spazio del futuro si configurerà in maniera piuttosto simile”.

 

Economicamente parlando, gli elementi di paragone ci sono tutti. “Come con l'arrivo del nuovo millennio – precisa Battiston – la rivoluzione digitale ha portato all'abbattimento dei costi per il mondo di internet, oggi la tecnologia aerospaziale sta diventando sempre più accessibile: si possono mettere in orbita satelliti a 2mila euro al chilogrammo, rispetto ai 50mila di qualche anno fa, i dati di osservazione della Terra sono di quantità e qualità straordinaria e la loro applicazione estremamente variegata. Se guardiamo a cos'è stata la 'Dot-com revolution' possiamo intuire quale sarà la prossima rivoluzione nello spazio”.

 

Rivoluzione che, secondo Battiston, ha ancora una volta “le radici ben piantate a Silicon Valley: in America il capitale di rischio investito dai finanziatori nel settore è venti volte più grande di quello europeo. Non è un caso che il 'fenomeno' Elon Musk si sia sviluppato proprio negli States: rappresenta un unicum nato in un ambiente che fin dall'inizio è stato in grado di sostenerlo ed aiutarlo, in cui le istituzioni pubbliche hanno fatto il primo passo ma che ha visto il contributo principale dato dagli investitori privati”.

 

Un altro degli elementi caratterizzanti della futura corsa allo spazio, secondo l'ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, sarà il progressivo chiudersi della stagione cooperativa tra le grandi potenze del mondo nello sviluppo del settore ed il ritorno ad uno scenario sempre più competitivo. “La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) – racconta Battiston – per oltre vent'anni ha mantenuto in orbita un presidio umano grazie alla collaborazione di due ex nemici storici, Stati Uniti e Russia, erede dell'Unione Sovietica. Con Reagan e Gorbačëv sono stati introdotti concetti come la 'space diplomacy', che ha portato addirittura alla condivisione di innovazioni tecnico-scientifiche fra le superpotenze”.

 

Nel corso degli anni la ricerca scientifica è riuscita in parte ad avvicinare i due blocchi, ma oggi la situazione sta rapidamente evolvendo. “Quello relativo allo spazio è un complesso gioco politico – spiega il professore trentino – ma a mio parere oggi siamo in una fase non più collaborativa ma competitiva. Con l'amministrazione Trump siamo tornati indietro di decenni da questo punto di vista. Il futuro dell'esplorazione spaziale ha preso a divergere al punto che per il progetto americano Artemis, che punta a realizzare entro il 2024 una base sulla Luna, gli States hanno portato avanti rapporti esclusivamente bilaterali e solo con paesi 'affini'. In poche parole è venuto meno il delicato equilibrio di fiducia tra le potenze e la ricerca di un interesse comune rappresentato dall'ISS. Oggi la Russia occhieggia alla Cina per future stazioni spaziali e missioni lunari: è un cambiamento sostanziale ed epocale, irreversibile almeno per un tot di anni”.

 

Nuovi attori entrano quindi in gioco, proprio mentre vecchie competizioni si riaccendono. “Per arrivare alla situazione di cooperazione vissuta per anni all'interno dell'ISS – conclude Battiston – ci sono voluti decenni di sforzi e infiniti incontri di alto livello, ma la volontà che ha animato questo grande progetto globale sembra oggi sparita”.

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