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Turismo, il 2021 in Italia parte con oltre 14 milioni di presenze in meno. Il Trentino Alto Adige tra i 6 sistemi regionali più colpiti dall'emergenza Covid-19

In picchiata anche la spesa turistica, con una rilevante flessione di 20 miliardi di euro il cui 73% è concentrata in sei sistemi turistici regionali. E anche il mese di gennaio 2021 registra una battuta d’arresto allarmante e, purtroppo, prevedibile: -14,4 milioni di pernottamenti e -4,8 milioni di turisti con una variazione negativa dell’80% rispetto a 12 mesi prima

Di L.A. - 02 marzo 2021 - 21:32

TRENTO. Un -80% solo a gennaio, questa la stima della contrazione dei flussi turistici causati dall'emergenza sanitaria Covid-19. Nel 2020, sempre a livello nazionale, sono andati in fumo oltre 20 miliardi di spesa. Sono 6 i sistemi regionali più colpiti: Trentino Alto Adige, Veneto e Toscana, Lombardia, Lazio e Emilia-Romagna.

 

Nel 2020, l’emergenza coronavirus avrebbe provocato effetti devastanti sul turismo italiano: ben 232 milioni di presenze in meno e una contrazione di oltre 67 milioni di arrivi. In picchiata anche la spesa turistica, con una rilevante flessione di 20 miliardi di euro il cui 73% è concentrata in sei sistemi turistici regionali. E anche il mese di gennaio 2021 registra una battuta d’arresto allarmante e, purtroppo, prevedibile: -14,4 milioni di pernottamenti e -4,8 milioni di turisti con una variazione negativa dell’80% rispetto a 12 mesi prima.

 

E' quanto emerge da una stima dell’Istituto Demoskopika in attesa dei dati ufficiali dell’Istat su base regionale. L'attuale emergenza Covid-19, il tracollo si registra in quelle destinazioni che presentano un elevato livello di internazionalizzazione. Se si analizza, in particolare, il quadro per singolo sistema turistico regionale emerge che il Veneto avrebbe ridotto gli arrivi di 12,2 milioni (-60,4% rispetto al 2019) e le presenze di 44,5 milioni (-62,4% rispetto al 2019).

 

A seguire, in valore assoluto, la Lombardia con una contrazione di 9,5 milioni di arrivi (-54,2%) e 22,4 milioni di presenze (-55,4%); la Toscana (-8,3 milioni di arrivi per un -58% e -28,7 milioni di presenze per un -59,8%. Poi il Lazio con una riduzione di 6,6 milioni di arrivi (-51,7%) e 19,9 milioni di presenze (-51%) e l’Emilia-Romagna a -6,1 milioni di arrivi (-52,9%) e -23 milioni di presenze (-57,1%). Il Trentino Alto Adige registra -4.167.385 arrivi (-34,1%) e -19.529.148 presenze (-37,5%). 

 

In termini percentuali, invece, è la Sicilia a presentare tra i "conti più salati", preceduta solo dal Veneto: meno 3 milioni di arrivi e meno 9 milioni di presenze con un calo rispettivamente del 58% e del 59,6% rispetto ai dodici mesi del 2019. 

 

Spesa turistica: stimata sforbiciata da oltre 20 miliardi di euro. Per il 2020, l’emergenza coronavirus avrebbe generato una contrazione di circa l’8,6% del prodotto interno lordo settoriale italiano. L’analisi per livello regionale colloca, nella sua dimensione numerica assoluta, il Veneto in testa con un decremento stimato di 3.939 milioni di euro. Seguono Toscana con 2.570 milioni di euro, Lombardia con 2.357 milioni di euro, Lazio con 2.205 milioni di euro, Emilia-Romagna con 1.820 milioni di euro e Trentino-Alto Adige con 1.610 milioni di euro.

La contrazione del consumo totale di beni e servizi da parte del viaggiatore (alloggio, pasti, intrattenimenti, souvenir, regali, altri articoli per uso personale e così via) si sarebbe avvertita, in maniera significativa, anche in altre cinque destinazioni regionali: Campania con 892 milioni di euro, Liguria con 752 milioni di euro, Piemonte con 666 milioni di euro, Sicilia con 651 milioni di euro, Sardegna con 497 milioni di euro e Marche con 407 milioni di euro.


(Per il Molise - precisa la nota dell’Istituto di ricerca - non essendo presente l’imposta di soggiorno, si è ipotizzato uno scenario identico a quello medio italiano. Per i Comuni del Lazio, infine, l’imposta di soggiorno riguardante, nello specifico, l’ammontare più che rilevante riferito a Roma Capitale, è stata stimata, poiché la voce non è chiaramente identificabile nel sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE). Si precisa che la stima dei movimenti turistici può risultare “condizionata” da un eventuale blocco temporaneo dell’imposta di soggiorno deciso in qualche comune oltre che dalla mancata o parziale trasmissione degli incassi dell’imposta al sistema SIOPE)

I dati Ispat per il Trentino per il 2020 (certificati nel periodo gennaio-novembre) registrano per quanto riguarda la parte alberghiera e extralberghiera 2.736.975 arrivi (-33,6%) e 11.609.841 presenze (-32%), si sale a 3.893.735 arrivi (-30,2%) e 23.050.134 presenze (-23,1%) se si aggiungono alloggi privati e seconde case (dati caricati fino a ottobre per quanto riguarda queste due tipologie di pernottamento).

 

Un segno meno generalizzato per tutti gli ambiti territoriali. La fotografia di un anno difficilissimo. I dati degli esercizi alberghieri (fonte Ispat certificato fino a novembre 2020) registrano un -40,4% delle presenze per l'area Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, -22,7% per la Paganella, -41,9% per Pinè/Cembra, -27% per Fiemme, -20% per la val di Fassa; -18,2% per San Martino di Castrozza, -49,7% per la Valsugana; -24,3% per l'Alpe Cimbra-Folgaria, Lavarone, Luserna, -44% per Rovereto e la Vallagarina, -52,7% per il Garda Trentino, -42,6% per Comano, -22,8% per Pinzolo, Campiglio e val Rendena, -28,1% per la val di Sole e -34,5% per la val di Non. La media provinciale è del -31%. 

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