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Violenza contro le donne: “In Trentino denunciati 1,2 episodi ogni giorno”. Segnana: “Durante la pandemia difficoltà nel chiedere aiuto”

In Trentino vengono denunciati 35,3 episodi di violenza contro le donne ogni mese, l’esperta “Nell’89,9% dei casi il presunto autore è un uomo che proviene dal contesto familiare, relazionale o lavorativo”. Nell’ultimo anno sono calati gli esposti alle forze dell’ordine ma a causa della pandemia è stato più difficile chiedere aiuto

Di Francesca Cristoforetti - 24 November 2021 - 18:24

TRENTO. Sono 1,2 gli episodi di violenza denunciati ogni giorno dalle donne trentine. È questo quello che emerge dal Report annuale sulla violenza sulle donne, presentato stamattina (24 novembre) in occasione non solo della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ma anche del rinnovo del Protocollo di Intesa per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza di genere. Infatti, se è vero che a livello globale, rispetto agli anni passati, le denunce e i procedimenti di ammonimento sono diminuiti come sottolinea l’assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, “questo è sicuramente legato al periodo della pandemia quindi anche alla difficoltà a uscire di casa e alla difficoltà a chiedere aiuto e denunciare quanto stavano subendo”.

 

Nel 2020 il dato complessivo è sceso infatti a 475 eventi, di cui 391 denunce e 84 procedimenti di ammonimento (nel 2014 si registrava un totale di 910, di cui 722 esposti e 188 ammonimenti). Dal punto di vista dell'incidenza sulla popolazione femminile, fra denunce e procedimenti di ammonimento, si registrano 2,5 casi ogni 1.000 donne. Ciò significa che in Trentino vengono denunciati 35,3 episodi di violenza ogni mese, 1,2 al giorno. Rimane drammatica la relazione fra la vittima e il presunto autore: nel 39,4% si tratta del partner e nel 24% dei casi dell'ex partner.

 

“I reati per tipologia di violenza sono 109 per stalking, 118 per violenza psicologica, 18 per violenza economica, 322 per violenza fisica e domestica e 37 per violenza sessuale”, spiega la dirigente dell'Umse Sviluppo rete dei servizi Miriana Detti, presentando i risultati della Provincia. “Quello della violenza di genere è un fenomeno complesso, multidimensionale, difficile da misurare – prosegue – possiamo evidenziare come i dati in questa sezione mostrino che la violenza avvenga nel contesto domestico-famigliare o comunque reti di relazioni vicini alle vittime: nell’89,9% dei casi, infatti, il presunto autore è un uomo che proviene dal contesto familiare, relazionale o lavorativo delle donne”.

Per quanto riguarda l’accesso ai servizi per le situazioni di violenza si registra una sostanziale stabilità del dato: le donne accolte nei servizi residenziali nel 2020 sono state 109 (104 nel 2019). Quelle che si sono rivolte ai servizi non residenziali sono state 340 nel 2020 (erano 338 nel 2019). Il numero delle vittime accolte nel 2020 nei servizi del Trentino è poi sostanzialmente stabile, con un lieve incremento percentuale per i servizi residenziali del 4,8%. Le donne che si rivolgono ai servizi residenziali hanno caratteristiche diverse dalle utenti dei servizi non residenziali. Le prime sono più giovani, economicamente vulnerabili, per la maggior parte straniere e con livelli di istruzione diversificati. Il gruppo che invece accede ai servizi non residenziali è composto da donne più mature, economicamente autonome, con un livello di istruzione medio alto, in particolare italiane. Le vittime che accedono alle due tipologie di servizi antiviolenza sono prevalentemente coniugate o conviventi, nel 2020 sono aumentate le utenti italiane rispetto alle straniere. Si rileva invece un decremento percentuale del 13% dei bambini coinvolti nella violenza insieme alle madri che si sono rivolte ai servizi, passando dai 624 bambini nel 2019 ai 543 del 2020.

 

C’è una forte collaborazione e vicinanza tra le istituzioni trentine e statali – dichiara il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – firmiamo oggi il protocollo che è un orgoglio per la comunità trentina, essendo un ulteriore elemento di lavoro su un tema che purtroppo necessita ancora oggi molta attenzione. Un esempio di come la nostra autonomia riesca ad arrivare prima su tematiche che hanno una forte importanza sociale e territoriale”. Insieme ai dati è stato presentato anche il rinnovo del Protocollo di Intesa per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza di genere in provincia di Trento che vede la Provincia con Commissariato del Governo per la provincia di Trento, Procure della Repubblica di Trento e Rovereto, Consorzio dei Comuni Trentini, Azienda sanitaria e l'Università degli Studi di Trento, unite nell'attività di monitoraggio del fenomeno e di sensibilizzazione e formazione.

 

“Il lavoro di analisi, di raccolta dati e selezione è stato portato avanti da tutti i componenti del tavolo: arrivano quindi da più fronti – sostiene Segnana – sottoscriviamo nuovamente questo protocollo perché la comunità trentina vuole contrastare al meglio la violenza sulle donne, che spesso ricade sui figli, per evitare di replicare certi comportamenti pericolosi della famiglia”.

 

Il difficile periodo del lockdown si è dimostrato ancora più problematico per le donne vittime di violenza, durante il quale si è lavorato con una “campagna di formazione mirata indirizzata in particolare nei pochi luoghi accessibili”. È un buon risultato quello raggiunto grazie al lavoro congiunto con la Procura e le forze dell'ordine di allontanare dalle abitazioni l'autore delle violenze e non la donna coi bambini: “Abbiamo cercato durante la pandemia di arrivare all’interno delle case – prosegue – per cercare di far passare il messaggio che le donne non sono sole all’interno delle mura domestiche. Una risposta c’è stata. Leggermente di più le richieste di aiuto rispetto al 2019, ma sono calate le denunce”.

 

L'assessora Segnana ha poi ribadito il forte tema della violenza assistita, quella che colpisce i bambini, e l'attività di formazione avviata grazie a una collaborazione fra Assessorato Istruzione, Iprase e Tsm e rivolta proprio agli insegnanti: “Verranno condotti corsi di formazione per gli insegnanti – sostiene – per cogliere i segnali che i bambini possono trasmettere e per avere la giusta prontezza per affrontare il problema della violenza”. Il 20 ottobre ha infatti preso il via il percorso formativo di contrasto alla violenza e per la promozione di buone relazioni, rivolto a dirigenti e docenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie del Trentino, sia delle scuole primarie che secondarie di primo e secondo grado.

 

Per quanto riguarda i servizi residenziali e non residenziali sul territorio, i primi offrono accoglienza alle donne e ai loro figli e sono la Casa Rifugio, 3 case di accoglienza e alloggi in autonomia. I secondi offrono invece servizi di consulenza psicologica e sociale, orientamento nella scelta dei servizi sanitari e socio-assistenziali territoriali, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, percorsi rivolti ai figli minori, eventualmente presenti, di recupero del trauma in modo autonomo rispetto agli interventi sulla madre coinvolta nella situazione di violenza. In più esistono pure dei percorsi di rieducazione rivolti al maltrattante ai fini di prevenire la reiterazione dei comportamenti violenti.

 

La scorsa settimana la Giunta ha approvato la Costituzione del Comitato per la tutela delle donne vittime di violenza, un organismo tecnico di supporto al Comitato per la programmazione sociale, con la funzione di approfondire le tematiche relative alla violenza di genere. La Provincia riconosce inoltre anche l’attività svolta sul territorio del Centro antiviolenza aderente alla rete nazionale “Donne in rete contro la violenza Onlus” e dagli altri soggetti del terzo settore impegnati in questa lotta, oltre a aver istituito un fondo di solidarietà per sostenere le vittime nelle azioni intraprese in sede giudiziaria, attraverso l'anticipazione del risarcimento del danno morale riconosciuto con provvedimento dell'autorità giudiziaria.

 

È partita anche la Campagna di sensibilizzazione “Aiutaci a stare al tuo fianco” per ribadire il messaggio che le donne non sono sole ma che in Trentino è presente una rete di servizi specializzati pronta ad ascoltare. Non va dimentica l’opera di sensibilizzazione con l’installazione di una sedia rossa in ogni classe o negli spazi comuni di tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado e formazione professionale, realizzata con le modalità creative che studenti e docenti riterranno più adeguate.

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