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| 03 giu 2022 | 19:26

Dai terreni di nonno Gino al sogno dell’agriturismo: in piena pandemia è nato Al Casot di Liam Fenner: ''Dura in questi due anni ma oggi siamo felici''

L’alense doc, classe 1995 fra i vigneti che circondano Ala aveva iniziato a bazzicarci fin da piccino e non per nulla, nel raccontarsi a Il Dolomiti, si definisce “nato in campagna”.  “Le competenze per prendermi cura delle vigne le ho acquisite giorno dopo giorno vedendo il nonno nei campi”. Facendo propri i preziosi consigli e insegnamenti di esperti contadini che insieme a nonno Gino gli hanno insegnato i trucchi del mestiere a 19 anni ha rilevato i terreni del nonno

ALA. Quando a 19 anni (e dopo aver conseguito un diploma alberghiero), Liam Fenner rilevava i terreni del nonno coltivati da quest’ultimo con contratti “della vecchia mezzadria”, lo faceva con un sogno nel cuore ma soprattutto in mente: quello di aprire, prima o poi, il proprio agriturismo. L’alense doc, classe 1995, protagonista d’una storia che ha dello straordinario, fra i vigneti che circondano Ala aveva iniziato a bazzicarci fin da piccino e non per nulla, nel raccontarsi a Il Dolomiti, si definisce “nato in campagna”. “Le competenze per prendermi cura delle vigne le ho acquisite giorno dopo giorno – spiega Liam – vedendo il nonno nei campi”. Facendo propri i preziosi consigli e insegnamenti di esperti contadini che insieme a nonno Gino gli hanno insegnato i trucchi del mestiere.

È partita così l’azienda agricola Fenner, con la forza di volontà del giovane Liam, le maniche rimboccate e i terreni di famiglia che sarebbero altrimenti divenuti (a malincuore del nonno) incolti appezzamenti. Una distesa di vigneti che nel giro di poco tempo ha iniziato ad ampliare, grazie all’acquisto (o presa in affitto) di terreni (giungendo fino in Veneto), con l’idea di iniziare anche a produrre vino proprio. “Dopo 6 anni di lavoro mi si è poi posta dinanzi l’occasione che da tempo aspettavo – continua Fenner –. A poche centinaia di metri dal confine che divide il Trentino dal Veneto, più precisamente a Brentino Belluno, ho trovato una struttura in affitto che sembrava fare al caso mio e che ho deciso di rilevare, firmando il contratto a febbraio 2020. Quello che è successo invece a partire da marzo, a livello nazionale, lo sappiamo tutti”. Un sogno, quindi, quello di Liam, che se da una parte finalmente si realizzava, dall’altra si concretizzava in un periodo storico in cui tra lockdown e chiusure le attività, come la ristorazione, si vedevano affacciate a tempi bui.

“È stata davvero dura all’inizio, non lo nego – confessa – ma non mi sono scoraggiato perché sapevo di avere fra le mani una struttura che con qualche mano di bianco e tanta voglia di fare sarebbe potuta diventare quell’agriturismo che fin da piccolo avevo sempre sognato”. È così che, in piena pandemia, ha preso forma Al Casot (questo il nome dell’agriturismo di Fenner) che a maggio 2020 vedeva finalmente sedere ai propri tavoli (rigorosamente all’aperto) principalmente persone del posto: “Abbiamo iniziato bene, nonostante il periodo non fosse dei migliori. Quando poi verso la fine dell’estate hanno ricominciato a imporre restrizioni mi sono sentito un po’ sconfortato. I miei dipendenti avevano contratti che sarebbero dovuti durare fino a ottobre, ma sapevo che di lavoro non ce ne sarebbe stato. Ciononostante ho lasciato che continuassero a venire a lavorare perché mi ero preso un impegno e era giusto che lo portassi avanti. A ottobre 2020 ho poi chiuso i battenti per tutto l’inverno, per poi riaprire a maggio 2021 – spiega -. Ora siamo aperti tutti i giorni a pranzo e cena, preferibilmente su prenotazione”.
 

Il Casot di Fenner oggi la terra natale del suo gestore, la ''vede'' a poche centinaia di metri di distanza, ricordando ogni giorno a Liam da dove è partito: quelle campagne dell’orgogliosissimo nonno Gino delle quali il giovane agricoltore e ristoratore alense continua con dedizione (tutt’ora) a prendersi cura. Una struttura già esistente, che appena rilevata necessitava principalmente “di una rinfrescata”: “Abbiamo ridipinto gli interni e sistemato un po’. Faremo una cosa alla volta perché ogni miglioria comporta ovviamente costi non indifferenti. Vicino all’agriturismo ho creato un piccolo orto che mi fornisce i prodotti per le preparazioni del ristorante ma anche per confetture e mostarde che invece vendo. Coltivo inoltre anche erbe officinali che essicco per tisane o dalle quali estraggo oli per creare saponette. Nel raggio di 5 chilometri ci sono poi i miei vigneti con quell’uva che da qualche tempo ho iniziato personalmente a vinificare. Abbiamo inoltre animali (maiali e pecore) di cui si occupa principalmente mio padre e che ci forniscono la carne. Per quanto riguarda invece latte e formaggi, mi appoggio a un mio caro amico, Giovanni, e alla sua azienda agricola a san Zeno di montagna che produce prodotti caseari: a breve coronerà anche il lui il suo sogno di aprire un negozietto nel quale vendere i propri prodotti”.

Il sogno di Liam, invece, è in continuo divenire e non si ferma all’agriturismo: “La mia volontà è ora quella di creare una piccola fattoria didattica con oche, galline e pecore per proporre attività con i più piccoli – precisa -. Ho già costruito un recinto elettrizzato che proteggerà gli animali dalle volpi che abitano queste zone”. Di questi tre anni d’attività il ristoratore originario di Ala si dice, infine, soddisfatto: “Nel 2020 siamo riusciti a farci un nome, il secondo anno è andato meglio (lavorativamente parlando) e ora la stagione, anche se appena partita, sembra già dare buone speranze grazie ai molti feedback positivi - conclude -. Continueremo a proporre eventi particolari, cosa che avevamo già iniziato a fare anche lo scorso anno in collaborazione con l’associazione locale Xadventure, che organizza escursioni sull’Adige con i gommoni e conduce poi i partecipanti nella nostra struttura per delle degustazioni. Nel 2021, ad esempio, abbiamo organizzato anche alcune giornate con ragazzini dagli 8 ai 12 anni che partivano da Caprino in bicicletta e venivano a dormire in tenda sui prati che circondano il Casot. L’indomani rientravano con il gommone (mentre le bici venivano portate indietro da un furgone) per raccogliere i rifiuti trovati lungo il fiume: queste sono iniziative davvero belle che vogliamo continuare a proporre”.

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