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| 20 dic 2022 | 13:04

Dal Giappone all’Alto Adige, la storia della blogger Junko Kinugawa: "Non conoscevo questa terra e me sono innamorata: ora la racconto ai miei connazionali"

Junko e la famiglia sono approdati in Alto Adige 8 anni fa, per caso: "Non conoscevamo questa regione, che per noi è stata una straordinaria scoperta: partendo dalle escursioni in mezzo alla natura e arrivando fino al cibo tipico. L'unica pecca?  É difficilissimo trovare un buon sushi qui"

ORA. Junko Kinugawa in Alto Adige ci è arrivata un po' per caso: "Ci siamo trasferiti in Italia ormai 8 anni fa, in una regione che nemmeno sapevamo esistesse - confessa a Il Dolomiti -. Nel 2020 ho deciso di iniziare a raccontare la mia nuova vita a amici e parenti attraverso una pagina Instagram: i giapponesi amano l'Italia ma generalmente visitano grandi città come Firenze, Roma o Milano - rivela -. La maggior parte di loro non conosce l'Alto Adige e le meravigliose escursioni che il territorio ha da offrire", anticipa. 

 

Partiti da Osaka, Junko, il marito e i loro due figli sono approdati ad Ora "di fatto per lavoro ma anche un po' per caso: mio marito aveva cambiato azienda e, senza troppo preavviso, ci hanno mandati qui. Un'occasione che ci ha condotti a scoprire un luogo che non conoscevamo, tanto che siamo rimasti davvero colpiti dalla bellezza del territorio, soprattutto delle Dolomiti: qui la natura è veramente ricca, l’aria freschissima, l’acqua purissima, il cielo chiaro e la frutta e la verdura coltivate in zona hanno un sapore ineguagliabile", racconta. 

 

Cresciuta in una grande città fra auto, confusione e inarrestabile frenesia, Junko ha riscoperto nelle montagne altoatesine quella calma che da tempo cercava: "La nostra esistenza è cambiata completamente: la mattina quando mi sveglio guardo dalla finestra e osservo un panorama mozzafiato". Giorni ricchi di 'bellezza' ma anche di sacrifici, poiché trasferirsi in un altro Paese significa anche "sapersi reinventare. Ho iniziato a insegnare giapponese privatamente - dichiara Kinugawa - e ad aiutare una mia amica in ufficio. In più, sono mamma di due figli, che è anche quello un lavoro", ironizza. 

 

"Ho studiato tedesco per due anni a Friburgo, lingua fondamentale, perchè mi aiuta a socializzare con gli altoatesini, che spesso sono 'schivi': una volta fatta amicizia, tuttavia, sanno essere calorosi, gentili e sopratutto accoglienti. Qui, nonostante le difficoltà che non mancano, mi sento a casa - spiega -. Sono straniera e è quindi inevitabile che qualche intoppo possa esserci, ma amo molto l'Alto Adige, i suoi scorci e soprattutto il cibo".

 

Dopo 8 anni Junko e la famiglia si sentono infatti parte della comunità, tanto che hanno iniziato a mescolare tradizioni proprie (sopratutto a livello culinario ndr) con quelle del luogo: "Adoro i canederli, lo speck e soprattutto lo strudel di mele. A casa cucino cibo asiatico ma anche italiano: ho imparato differenti ricette locali che mi piace 'mixare' con quelle giapponesi, creando nuovi piatti - conclude -. L'unica pecca dell'Alto Adige? Il sushi: è davvero difficile trovarne uno che sia originale".

 

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