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Trento
04 ottobre | 20:12

Dal Kosovo alla frana di Dimaro, da un futuro incerto al sogno d'una attività in proprio: ecco com'è nato l'"Anfiteatro", il ristorante di Agron

Una vita movimentata, quella di Agron Morina, che dal Kosovo approdava in Italia nel 1995. Lunghi anni di lavoro e tanta grinta hanno condotto l'uomo a realizzare un grande sogno, recentemente concretizzatosi nel ristorante pizzeria Anfiteatro  

TRENTO. La storia di un nuovo inizio (e soprattutto di riscatto) quella di Agron Morina, titolare del ristorante Anfiteatro di Trento che abita l'omonima piazzetta. Partito "dal nulla", come lui stesso confessa a Il Dolomiti, è riuscito negli anni (con grinta e sacrifici) a mettere in piedi un'attività propria, della quale oggi può dirsi "soddisfatto, anche se punto sempre a migliorare", sottolinea fin da subito.

 

"Siamo aperti da 4 anni e mezzo - esordisce - ma tutto è cominciato nel 1995, quando arrivavo in Italia dal Kosovo a bordo di un barcone e con nel cuore la speranza di una nuova vita". Un inizio, quello di Agron, che si è concretizzato in un impiego "durato 10 anni nelle cucine del ristorante Foci di Tenno, dove ho imparato un nuovo mestiere".

 

Un lavoro che nel giro di poco tempo è diventato una vera e propria passione, affiancata a quella per la musica, che vedeva l'allora cuoco esibirsi durante alcune serate come dj: "Dopo l'esperienza a Tenno, che mi ha insegnato molto (soprattutto ad essere caparbio), mi sono spostato a Salò, Campiglio e infine in val di Sole, dove per 7 anni ho gestito con mia moglie un vecchio maso che sorgeva accanto al campeggio dove nel 2018 è avvenuta una frana". Un evento drammatico che, insieme a baracche e strutture, aveva brutalmente spazzato via anche le certezze delle famiglia Morina che gestiva "un'attività che all'epoca andava molto bene".

 

La necessità dell'ennesimo nuovo inizio, quella sopraggiunta in seguito alla catastrofe di Dimaro e che vedeva Agron e la moglie spostarsi infine a Trento: "La frana è avvenuta ad ottobre. Noi, a dire la verità, ci eravamo già trasferiti a giugno ma il maso in val di Sole avevamo continuato a portarlo avanti - precisa - con il senno di poi, è stato una fortuna aver deciso di andare a vivere in città, anche se i costi che abbiamo dovuto sostenere all'inizio sono stati non poco gravosi", ricorda.

 

Spese importanti, quelle che hanno pesato sulle spalle della famiglia "ma che sono diventate motore per andare avanti e puntare a qualcosa che potesse essere sempre migliore", fino ad arrivare al ristorante Anfiteatro che oggi abita l'omonima piazzetta, nascosto dall'imponente chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. "Abbiamo ripulito la piazza che all'epoca era abitata da personaggi particolari, nonché da escrementi e disagio - dichiara Agron - dopo aver rilevato il locale presente, lo abbiamo rinnovato e trasformato nel nostro ristorante pizzeria Anfiteatro", nel quale oggi il suo titolare, nonché cuoco e pizzaiolo, ha la possibilità di mettere in campo quanto appreso "nei lunghi anni durante i quali ho fatto da gavetta".

 

Carne salada e pizza con cornicione alla napoletana, questi i cavalli di battaglia di un'attività che, sebbene aperta da pochi anni (con tanto di pandemia in mezzo) ha già riscosso grande successo: "Abbiamo molti clienti affezionati che vengono soprattutto per mangiare quella carne che io stesso salmistro (eredità dei "tempi di Tenno") e per la pizza: siamo molto soddisfatti di come sta andando" e questo, nonostante gli esorbitanti rincari attuali fra utenze e materie prime.

 

"Ci piacerebbe farci conoscere un po' di più - rivela infine il gestore dell'Anfiteatro - sebbene molti ci conoscano, molti altri ci dicono non aver mai notato un ristorante nella piazzetta - conclude - ci auguriamo in futuro che possano venire nuovi clienti a assaggiare il nostro variegato menù, frutto principalmente di prodotti locali e ricette della tradizione trentina"

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