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Giulia Schiff la 23enne che combatte contro Putin in Ucraina: “Non vado per vincere la guerra, vado per dare il mio contributo agli indifesi”

Durante il servizio de “Le Iene” la giovane ha rivelato che di lì a poco sarebbe partita per la prima missione: “Non so se sono pronta a sparare e uccidere un uomo, non l’ho mai fatto. Ho deciso di partire perché vorrei fare qualcosa di più, nella Legione internazionale ​sono l’unica donna straniera”

Foto Giulia Schiff - Facebook
Di Tiziano Grottolo - 24 March 2022 - 12:02

KYIV. “Ho 23 anni e sto per partire per l’Ucraina”, a parlare è Giulia Schiff, una giovane originaria di Mira in provincia di Venezia, ex pilota dell’aeronautica militare italiana espulsa dopo aver denunciato di essere stata vittima di alcuni episodi di nonnismo. Ora però la giovane pilota ha deciso di partire per Kyiv per arruolarsi nella Legione internazionale di difesa dell’Ucraina. Questo corpo, fondato lo scorso febbraio, raduna i volontari stranieri che hanno deciso di mettersi a disposizione per sostenere l’esercito ucraino contro la Russia.

 

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj sarebbero già 16mila i combattenti stranieri arruolatisi del corpo di volontari, anche se queste cifre è probabile che siano volutamente gonfiate. Ad ogni modo, Schiff ha deciso di unirsi alla Legione internazionale raccontando la sua esperienza alla trasmissione tv de “Le Iene” che con alla giornalista Roberta Rei hanno realizzato un reportage.

 

La 23enne, vestendo una mimetica con le insegne ucraine, si è collegata online dalla sala briefing del battaglione che si trova nell’area di Kyiv. “Abbiamo tutte le finestre schermate perché non si possono accendere le luci di sera”. Sirene e scoppi di bombe, questa la routine a cui ci si deve abituare in Ucraina.

 

Ho provato a seguire la via regolare andando fino a Milano all’ambasciata ma l’Italia ha bloccato tutto perché arruolare per guerre in altri Paesi in Italia non è consentito”. Così Schiff ha dovuto trovare un’alternativa, una donna che fa da referente per un’associazione ucraina: “Lei mi ha dato i contatti degli attivisti a Žytomyr”. Come viene spiegato nel servizio de “Le Iene” si tratta di una città a circa 150 chilometri dalla capitale ucraina. Raggiungerla è stata complicato. “Non sono arrivata con un pullman, in genere i volontari arrivano alla frontiera e si palesano come militari e da qui vengono portati a Kyiv mentre io mi sono fatta tutta la strada da sola”.

 

Nel suo viaggio ha attraversato un paesaggio costellato da barricate, profughi in fuga e convogli militari. “Una persona mi ha chiesto se non fosse stato il caso di arruolarsi con i più forti – racconta la giovane volontaria a ‘Le Iene’ – io non vado per vincere la guerra, vado per dare il mio contributo agli indifesi. Ho portato dei galani (dolci tipici ndr) e una bottiglia di vino perché mi hanno insegnato così che l’ultimo arrivato deve farsi ben volere”.

 

Una volta arrivata nella città di Žytomyr la giovane pilota è riuscita a mettersi in contatto con i combattenti. “Mi hanno accolto la prima notte in una famiglia di attivisti partigiani”. Poi l’incontro con gli altri foreign fighters e il sindaco della città che l’ha accompagnata direttamente al quartier generale della Legione internazionale. “Ho deciso di partire perché vorrei fare qualcosa di più, mi sento male quando vedo che bombardano gli ospedali, le scuole i civili, per questo ho deciso di andare ad aiutare”.

 

Per il momento Schiff dice di aver incontrato solo altri due volontari con un passaporto rilasciato in Italia anche se nessuno dei due parlava italiano. “Qui ci sono persone da tutto il mondo, Stati Uniti, Canada, Brasile, Inghilterra, Irlanda, Germania, Francia, qualcuno da Israele ma anche un curdo e qualche turco. Non ho idea se mi pagheranno ma non mi interessa, siamo qui per aiutare, non sono un mercenario sono un volontario e sono l’unica donna straniera nella Legione”.

 

Dopo pochi giorni la 23enne ha ricevuto anche un primo addestramento al poligono: “Ho sparato con diversi tipi di Kalashnikov, poi ho sparato anche con un fucile da cecchino”. Al momento in dotazione alla giovane è stata data una pistola di fabbricazione cecoslovacca “mi adorano tutti, mi trattano come una principessa, partecipo ai briefing dei soldati e dei comandanti, faccio la cartografia delle missioni”.

 

In un certo senso la volontaria italiana è diventata quasi una mascotte per il battaglione. Ciononostante si dice consapevole dei rischi che si corrono in uno scenario di guerra. “Sono perfettamente cosciente del pericolo e che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo – conclude Schiff – ma se si riesce a fermare la guerra qui a casa non ci arriva”.

 

Durante il servizio al giovane ha rivelato che di lì a poco sarebbe partita per la prima missione. “Non so se sono pronta a sparare e uccidere un uomo, non l’ho mai fatto. Questa mattina però è tornato un ragazzo dal fronte e ha raccontato di aver ucciso la sua prima persona, era tranquillo, credo che a nessuno piace uccidere però i russi uccidono donne e bambini. Siamo tutti uguali, non c’è Italia o Ucraina. Siamo tutte persone quindi accogliete chi scappa dalla guerra”. In un ultimo messaggio audio la giovane volontaria ha fatto sapere che la prima missione si è conclusa bene.

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