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Le associazioni sportive che aiutano i giovani atleti ucraini in fuga dalla guerra: “Si può scegliere di guardare la Tv oppure si può decidere di fare qualcosa”

Il mondo dello sport lancia una raccolta fondi per aiutare alcuni giovani atleti ucraini e le allenatrici in fuga dalla guerra. La procuratrice Chiara Davini: “Lo sport non è soltanto competizione ma è anche un importante motore sociale che condivide valori etici come collaborazione, rispetto, integrazione e appartenenza”

Di Camilla Dallago Istituto Marie Curie di Pergine - 28 marzo 2022 - 13:00

VERONA. “Sentire il bisogno di fare qualcosa”, è questo che ha spinto la procuratrice sportiva Chiara Davini ad attivarsi, assieme ad altri colleghi e volontari delle associazioni sportive, creando una raccolta fondi per aiutare i giovanissimi atleti ucraini in fuga dalla guerra. “Lo sport – spiega – non è soltanto competizione ma è anche un importante motore sociale che condivide valori etici come collaborazione, rispetto, integrazione e appartenenza”.

 

Davini ha ricevuto una segnalazione da Iolanta Khropach, segretaria della Federazione di atletica ucraina, che ha chiesto aiuto e ospitalità per i suoi giovani atleti, nati tra il 2000 e il 2017, e le loro allenatrici con i figli neonati. Perciò la procuratrice sportiva e molti altri volontari hanno subito contattato diverse associazioni sportive, come l’Asd Atletica Insieme e l’Asd Atletica Baldo Garda, che hanno subito accolto la richiesta di aiuto.

 

Da alcuni giorni 11 giovanissimi ucraini, assieme alle loro allenatrici, sono ospiti in alcuni b&b del comune di Caprino Veronese, che si sono resi disponibili per l’accoglienza. Tuttavia si cercano ancora abitazioni che siano il più possibile vicine alle scuole per provare pian piano a riavvicinare i ragazzi ucraini alla normalità, anche se adesso la loro necessità è semplicemente quella di stare assieme.

 

“Ogni giorno – afferma Matteo Segattini, presidente dell’Asd Atletica Baldo Garda – nei nostri campi di atletica centinaia di ragazzi si incontrano per fare sport, che vuol dire risultati ma soprattutto stare insieme e crescere confrontandosi e stimolandosi a vicenda. Abbiamo sentito come un dovere mettere insieme le nostre forze per permettere anche ad altri ragazzi di continuare a fare sport e vivere in sicurezza”.

 

È per questo che atleti professionisti, ex sportivi, allenatori, organizzatori di eventi sportivi, semplici associati ma anche avvocati esperti di immigrazione e assistenti sociali, hanno deciso di unirsi per aiutare i giovani atleti ucraini. Infatti, far arrivare i giovani atleti ucraini in Italia è ancora complicato. “Non è stata una procedura semplice”, ricorda Davini, che racconta di essersi sentita profondamente addolorata nel vedere i visi così giovani dei bambini costretti a vivere una situazione così drammatica.

 

“I costi sono tanti – continua la procuratrice sportiva – bisogna comprare i biglietti per i vari aerei, in quanto gli scali sono parecchi, vestiti e soprattutto scarpe nuove. Inoltre non bisogna dimenticarsi del cibo e delle sedute psicologiche di cui avranno certamente bisogno i bambini e le allenatrici dopo essere arrivati in Italia”.

 

Per questo si è deciso di aprire una raccolta fondi: per permettere a tutti coloro che lo desiderano, in base alle proprie possibilità, di fare una donazioni. L’obiettivo dei volontari è quello di rendere la raccolta fondi perpetua, magari mensile.

 

La nostra associazione vive lo sport come solidarietà e attenzione all’altro – dichiara Segattini – poter aiutare chi ha veramente bisogno è parte del nostro spirito associativo. La comunità locale si è stretta immediatamente intorno al nostro progetto. Grazie a loro è stato possibile confermare la disponibilità ad accogliere questi ragazzi per dare loro l’opportunità di sentire il rispetto e l'integrazione”.

 

In questa emergenza Davini si è sentita direttamente chiamata in causa. “Mi sono sentita in dovere di farlo. Si può scegliere di guardare la Tv o di non guardarla nemmeno perché le notizie mettono angoscia, oppure si può decidere di fare qualcosa e di mettere in pratica le proprie competenze. Il progetto è impegnativo – conclude – sono necessarie risorse economiche e materiali per sostenere le due associazioni sportive impegnate nel mantenimento di questo gruppo e purtroppo è necessario immaginare un periodo lungo”.

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