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| 17 mar 2022 | 20:53

Guerra Ucraina, il mondo dello sci si mobilita con una raccolta fondi: ''Ogni maestro donerà la quota di un'ora di lezione: la montagna è solidarietà e fratellanza''

Anche i maestri scendono in pista con una raccolta fondi a favore dell'Ucraina con lo slogan "Stop War". Già da giorni il Trentino si è attivato in una gara di solidarietà tra accoglienza e l'invio di generi di prima necessità

Guerra Ucraina, il mondo dello sci si mobilita con una raccolta fondi
di Redazione

TRENTO. Il mondo dello sci si mobilita per sostenere la popolazione dell'Ucraina. Anche i maestri scendono in pista con una raccolta fondi con il versamento della quota di un'ora di lezione con lo slogan "Stop War".

 

"Da sempre la montagna è sinonimo di solidarietà e fratellanza", così l'Associazione e il Collegio dei maestri di Sci del Trentino promuovono questa iniziativa. 

 

Ogni maestro che opera sul territorio di competenza è chiamato a versare la quota di un’ora di lezione o comunque un importo di 50 euro ma l’iniziativa è aperta a tutti coloro animano il mondo dello sci (Iban intestato all'Associazione dei maestri di sci - IT23R0200801820000106364377 – Causale Stop War).

 

“Certamente non possiamo cambiare il mondo – commentano Mario Panizza (presidente del Collegio) e Andrea Sini (presidente dell'Associazione) - ma certamente anche i maestri di sci possono dare il loro piccolo contributo. In un momento di grande difficolta generale ci sembrava doveroso fornire il nostro contributo a queste fortunate popolazioni. È certamente una piccola goccia rispetto alla grandezza del problema ma la solidarietà è fatta di grandi e piccoli gesti, comunque tutti finalizzati ad aiutare chi è in difficoltà”.

 

I contributi donati entro il 4 aprile saranno interamente devoluti a favore del progetto istituito dalla Provincia di Trento, in collaborazione con la protezione civile. Già da giorni il Trentino si è attivato in una gara di solidarietà: l’invio in Ucraina di generi di prima necessità e di medicine e l’accoglienza dei rifugiati, in gran parte donne e bambini, in strutture pubbliche e appartamenti privati. Ma tante sono le iniziative avviate nelle ultime settimane anche in forma privata.

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